Niente vacanze per 2 italiani su 3 nel 2026. Ecco quanto spende chi resta a casa

Emanuele Di Baldo

5 Agosto 2026 - 17:39

Un dato che fa riflettere: circa 40 milioni di italiani rimarranno a casa in questo agosto. Un numero enorme che vale ben 13 miliardi di euro

Niente vacanze per 2 italiani su 3 nel 2026. Ecco quanto spende chi resta a casa

C’è un’Italia che ad agosto riempie i caselli e i gate degli aeroporti, e la raccontiamo ogni anno con la stessa liturgia fatta di code in autostrada, check-in e conti in tasca per capire quanto costa partire. Ma ce n’è un’altra, molto più numerosa, che di quella liturgia non fa parte: è l’Italia dei Rimasti, quella dei balconi, dei cortili e del bar all’angolo aperto anche il 15 agosto. E per la prima volta qualcuno ha provato a metterci un prezzo sopra. Il verdetto? Vale fino a 13 miliardi di euro in un solo mese.

A fotografare il fenomeno è il Centro Studi Conflavoro PMI, che ha ribaltato il punto di vista consueto: non chi va, ma chi resta. E i numeri sono tutt’altro che marginali.

Chi resta e perché: la mappa dei 40 milioni

Su una popolazione di 58,9 milioni di residenti, ad agosto 2026 partiranno circa 19 milioni di persone. Tutti gli altri - quasi 40 milioni, due italiani su tre - resteranno a casa, con una forchetta stimata tra i 37 e i 42 milioni. Un dato che, avverte lo stesso Centro Studi, riguarda esclusivamente il mese di agosto e non è confrontabile con le cifre sull’intera stagione estiva, che coprono quattro mesi e comprendono molte più persone.

Ma perché così tanti restano? Le ragioni sono essenzialmente quattro: necessità economica, cura di un familiare, salute e lavoro. C’è chi rimanda semplicemente le ferie: nel trimestre estivo si concentra il 48,3% dei viaggi dell’anno, il che significa che oltre la metà si fa negli altri mesi, e chi sposta le ferie all’autunno o all’inverno ad agosto è a casa. E poi c’è il capitolo più delicato, quello del portafoglio: oltre il 30% delle famiglie italiane non può permettersi una settimana di vacanza lontano da casa. Una quota che sale al 33,2% tra i nuclei con un figlio minore e schizza al 53,3% tra quelli con tre o più figli.

Quanto vale l’Italia dei Rimasti: 11-13 miliardi in un mese

Qui arriva il ribaltone. Perché i soldi di chi resta non evaporano: semplicemente, non si spostano. Restano nel raggio di pochi chilometri dall’uscio, dal fruttivendolo al forno al bar sotto casa. Ed è un fiume di denaro. Partendo dalla spesa alimentare media di una famiglia - 533 euro al mese, secondo i dati ISTAT sui consumi - e applicandola ai 17,5 milioni di famiglie dei Rimasti, si ottengono 9,3 miliardi di euro riversati in un solo mese tra supermercati, mercati rionali e negozi di quartiere.

Non è tutto. A questi si aggiungono 1,4 miliardi spesi tra bar, pizzerie, gelaterie e trattorie di prossimità, e altri 0,9 miliardi destinati al tempo libero a chilometro zero: piscine, arene estive, sagre di paese e iniziative locali. Somma finale: tra gli 11 e i 13 miliardi di euro. Un PIL silenzioso, come lo definisce Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro PMI: “Il negozio di quartiere non vive di turisti, vive di questa domanda. Agosto non è il mese morto del commercio di vicinato, è il mese in cui la sua clientela naturale è tutta a casa”.

Il Sud che non parte e il pranzo di Ferragosto da 21 euro a testa

Il fenomeno pesa in modo diseguale lungo lo Stivale. Nel Mezzogiorno, in un trimestre medio, viaggia appena il 7,8% dei residenti, contro il 24,1% del Nord. Ed è sempre al Sud che la quota di spesa destinata agli alimentari tocca il picco nazionale: il 25,4%, a fronte del 17,4% del Nord-est. Tradotto: dove si parte meno, si concentra di più la spesa di prossimità.

E poi c’è lui, il rito laico dell’estate italiana: il pranzo di Ferragosto. Una tavolata per otto persone - antipasto, pasta al forno, grigliata, contorni, anguria, dolce, vino, birra e caffè - ha un costo medio di circa 170 euro, poco più di 21 euro a testa. “La festa più sentita dell’estate è anche la più democratica”, chiosa Capobianco. “L’anguria al centro del tavolo resta il lusso più accessibile d’Italia”. Perché il vero influencer dell’estate, alla fine, non è sotto un ombrellone ai Caraibi: è il gelataio sotto casa, il panettiere che accende il forno all’alba del 15 agosto, il barista che ti fa il caffè quando la città sembra vuota. Restare, insomma, non è una rinuncia. È solo un altro modo di far girare l’Italia.

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