La Grecia chiude 251 spiagge ai turisti

Ilena D’Errico

21 Giugno 2026 - 22:01

Ora sono 251 le spiagge greche chiuse al turismo di massa. Ecco quali e cosa c’è dietro questo divieto.

La Grecia chiude 251 spiagge ai turisti

Poter godere della spiaggia e del mare, soprattutto in estate, è importante per rilassarsi e svagarsi. È un diritto di tutti beneficiare delle bellezze che il territorio ha da offrire, ma proprio per questo è necessario porre dei limiti al loro sfruttamento. In tal senso, la presenza di ben 251 spiagge greche chiuse al turismo di massa è comprensibile, anche se un gran dispiacere. Viaggiatori e residenti stessi hanno accolto in modo eterogeneo la scelta della Grecia di ampliare ulteriormente l’elenco di spiagge protette.

Per la maggior parte si tratta di spiagge in cui non è ammesso il posizionamento di ombrelloni e lettini, al più con una capienza prestabilita, che non sono del tutto off limits. La salvaguardia degli ambienti naturali è senza dubbio positiva, ma c’è chi teme che di questo passo ci siano delle implicazioni negative sul turismo o che i residenti incontreranno delle difficoltà. In ogni caso, si tratta di uno sforzo necessario per evitare che l’ambiente marino sia compromesso, ma anche un modo per tornare ad apprezzare le spiagge in modo più genuino.

La Grecia chiude 251 spiagge ai turisti

L’elenco di spiagge protette in Grecia, le Apatites Paralies (letteralmente “spiagge deserte”) arriva a 251 quest’anno, con l’aggiunta di 13 aree. Non si tratta soltanto di località remote, in cui magari ci si aspetta di incontrare dei limiti, ma anche di spiagge famose ed estremamente frequentate dai turisti. Si passa da Balos, Elafonissi, Falassarna e Gavdos sul litorale cretese a Naxos, Folegandros, Sikinos e Syros nelle Cicladi, oltre a tutte le Piccole Cicladi. Nel Dodecaneso sono ora sottoposte allo status di protezione speciale anche Karpatos, Kalymnos e Astipalea, insieme a parecchie zone costiere di Zante e Lefkada per la costa ionica.

Insomma, il provvedimento non è rivolto esclusivamente a quelle spiagge difficili da raggiungere e tranquille per consuetudine, ma con coraggio restringe anche l’utilizzo delle zone più avvezze al turismo di massa. Ciò non vuol dire che sarà vietato frequentare ancora le splendide coste greche, ma bisogna mettere in conto un cambiamento radicale. La protezione delle spiagge impedisce infatti qualsiasi tipo di alterazione dell’ambiente naturale, negando l’installazione di docce, chioschi e bar, come pure l’avvicinamento di veicoli al litorale, il noleggio di pedalò e simili. Non sono ammessi ombrelloni, eventi, musica, con l’obiettivo di rispettare il più possibile il territorio e la fauna.

Si tratta infatti di spiagge particolarmente importanti per caratteristiche estetiche, morfologiche o ecologiche, spesso legate ad habitat critici per la protezione di specie vulnerabili come le tartarughe marine e le foche monache. In buona parte si tratta infatti di spiagge annoverate nella rete europea Natura 2000, che include territori delicati sottoposti a regole speciali per la tutela della biodiversità.

Chi vuole apprezzare la natura in tutto il suo splendore può quindi farlo, a meno che vi sia un divieto totale giustificato da finalità ammesse dalla legge, evitando i vari divieti. Si sta in spiaggia con un telo, al massimo una struttura portatile per ripararsi dal sole se non espressamente vietata (come quelle piccole tendine autoportanti), e alla fine della giornata si lascia tutto esattamente nelle stesse condizioni di prima.

Inutile dirlo, l’attenzione ai rifiuti deve essere rigorosa, come peraltro vale per qualsiasi altra spiaggia del mondo. Un compromesso fattibile per vacanze serene, in fondo anche l’Italia ha la sua buona dose di ecosistemi fragili. Molte spiagge e baie italiane hanno veri e propri limiti di ingresso, insieme a divieti rigorosi, talvolta perfino a pagamento.

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