I mercati sono sulle montagne russe. Mentre i recenti dati economici e le ultime novità incutono sempre più terrore agli investitori, l’S&P 500 e l’EU 50 sono sui massimi.
Qualcosa non torna e, seppur non sia ancora chiaro cosa, ha senso domandarsi quali sarebbero i due principali scenari in cui un investitore potrebbe finire con il perdere il proprio investimento sui mercati.
Attualmente, sono due i principali scenari più critici che potrebbero causare una significativa perdita di denaro per gli investitori.
La stagflazione e la recessione. Entrambi i fenomeni hanno il potenziale di minare la crescita economica e influenzare negativamente le performance aziendali e i mercati azionari. Ma sono due scenari davvero così probabili?
Il rischio della stagflazione
La stagflazione è una situazione economica caratterizzata da una combinazione di alta inflazione, crescita economica stagnante e alta disoccupazione. È un fenomeno raro ma devastante per i mercati finanziari, poiché rende difficile per le banche centrali stimolare la crescita senza aggravare ulteriormente l’inflazione.
Può essere uno scenario possibile nel 2025 per le borse?
L’ultimo rapporto sull’inflazione negli Stati Uniti ha segnalato dati preoccupanti. Il core inflation YoY è al 3,3%, sopra l’attesa del 3,1%. La crescita mensile dell’inflazione è dello 0,5%, contro lo 0,3% previsto. In sostanza, l’inflazione continua a essere un problema, quindi si accende un primo campanello d’allarme.
La crescita degli Stati Uniti può stagnare?
Il presidente della Fed ha ribadito che la politica monetaria rimarrà data-dependent, suggerendo che la banca centrale potrebbe mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo del previsto per contrastare l’inflazione persistente. Questo può essere nel medio periodo un freno alla crescita economica, seppure in questo momento non ci sono dati preoccupanti.
Anzi, la crescita prevista per il PIL USA resta del 2.9%, mentre quella degli utili aziendali resta solida con un CAGR atteso fino al 2027 del 12.4%. Allo stesso modo, anche la disoccupazione è controllata, anzi in decrescita: il tasso di disoccupazione è al 4%, inferiore all’atteso 4.1%. In sostanza, ai livelli attuali, in USA non sembra affatto essere previsto un periodo di stagflazione.
Cosa potrebbe inficiare questo equilibrio? L’amministrazione Trump ha annunciato l’introduzione di tariffe reciproche, che entreranno in vigore entro sei mesi. Questo potrebbe avere un impatto negativo sull’economia statunitense, con una riduzione del PIL tra lo 0.3% e lo 0.5%, aumentando il rischio di stagflazione.
Questo potrebbe effettivamente rappresentare un primo freno alla crescita esorbitante stimata per il 2025. Non resta che domandarsi, quali Paesi potrebbero subire maggiormente il peso di questa contrazione della produttività globale?
In Europa, invece, la situazione è più preoccupante. La crescita del PIL è sotto l’1%, l’inflazione è ancora sopra l’obiettivo della BCE e c’è una maggiore dipendenza dai settori manifatturiero ed energetico, più vulnerabili alle turbolenze economiche.
Quindi, se negli USA il rischio è attualmente escluso, una possibile escalation negativa della guerra commerciale, potrebbe far nascere la paura di una stagflazione in Europa. La cosa preoccupa perché, in passato, periodi di inflazione elevata hanno colpito i mercati azionari. Ad esempio, negli anni ’70 la crisi petrolifera e la stagflazione negli USA portarono a un crollo dei mercati.
Il rischio di recessione
Se da un lato, come per la stagflazione, anche la recessione negli USA resta un evento, ai dati attuali, altamente improbabile, lo stesso potrebbe non valere per l’Europa.
L’Europa mostra segnali di rallentamento economico. La crescita del PIL attesa nel 2025 è dello 0.9%, quasi due punti percentuali sotto quella degli USA. Il tasso d’interesse della BCE è al 2.9%, più basso rispetto al 4.5% della Fed. L’inflazione è al 2.5%, sopra il target della BCE. La disoccupazione è al 5.1%, superiore alle aspettative. L’indice di produzione industriale è a -2%.
Questi indicatori suggeriscono che l’Europa potrebbe essere a rischio di recessione nei prossimi anni, soprattutto considerando il potenziale impatto delle tariffe USA sulle esportazioni europee. Le tariffe reciproche imposte dagli Stati Uniti all’UE potrebbero aggravare la situazione. Se l’UE impone il 10% di dazi sulle auto USA e gli USA rispondono con un rialzo dal 2.5% al 10%, le esportazioni europee ne risentirebbero.
In questo senso, preoccupa molto il contesto geopolitico rimane incerto. La guerra in Ucraina e le mosse future di Putin potrebbero destabilizzare ulteriormente l’economia europea.
Cosa aspettarsi dai mercati
Nonostante questi segnali di pericolo, i mercati azionari hanno continuato a salire, con le borse USA ed europee che hanno raggiunto livelli record. Il divario tra economia reale e mercati finanziari continua ad ampliarsi, mentre l’indice PMI si mantiene poco sopra i 50 punti, soglia critica per la crescita economica. Questi dati dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme, evidenziando quanto meno un’anomalia, poiché il rialzo delle borse sembra fondarsi su aspettative di crescita, specialmente in Europa, che non si sono ancora concretizzate.
L’Euro Stoxx 50 mostra un trend rialzista senza segni evidenti di una possibile contrazione. L’apparente incongruenza risiede nel fatto che a trainare le borse europee verso nuovi massimi sia il mercato azionario tedesco. La Germania sta attraversando un periodo economicamente complesso, con il rischio di una nuova contrazione legata alle difficoltà in Cina e all’introduzione delle tariffe da parte dell’amministrazione Trump. Tuttavia, questo non ha impedito al DAX, principale indice tedesco, di continuare la sua corsa verso nuovi massimi.