Non basta essere CEO di aziende miliardarie per prevedere l’innovazione. Ecco 12 volte in cui leader hanno fatto previsioni sbagliate che, in alcuni casi, hanno poi distrutto le loro stesse società.
Individuare la prossima grande innovazione non è mai semplice, nemmeno per chi guida aziende multimiliardarie. L’iPhone, ad esempio, ha rivoluzionato il mondo della tecnologia fin dal suo lancio, ma inizialmente molti erano scettici. Tra questi c’era Steve Ballmer, allora CEO di Microsoft, che è noto per aver ha dato una previsione clamorosamente errata sullo smartphone di Apple. Nel 2007, poco prima dell’uscita del primo modello di iPhone, l’imprenditore ha affermato che il dispositivo di Steve Jobs sarebbe stato un flop:
“Cinquecento dollari? Con piano incluso? È il telefono più costoso del mondo. E non attrae i clienti business perché non ha una tastiera, il che lo rende un pessimo strumento per le email”.
Non serve sottolineare quanto la storia abbia smentito quella previsione, mentre per Microsoft il futuro nel mobile si è rivelato tutt’altro che promettente. L’azienda fondata da Bill Gates, infatti, ha visto naufragare il suo progetto di smartphone, subendo una perdita stimata intorno ai 400 miliardi di dollari.
Ma quello di Ballmer è solo uno dei numerosi episodi in cui dirigenti di grandi aziende hanno sottovalutato novità che si sarebbero poi rivelate dirompenti per l’industria. Di seguito, una lista di previsioni fatte da grandi CEO che si sono rivelate errate e, in alcuni casi, hanno avuto conseguenze disastrose per chi le ha formulate.
1) Blockbuster snobba Netflix e finisce in bancarotta
Nel 2008, Jim Keyes, ex CEO di Blockbuster, minimizzava la - allora in erba - piattaforma di streaming Netflix:
“Non sono nemmeno sulla mappa in termini di concorrenza. I nostri veri concorrenti sono Walmart e Apple”.
Pochi anni dopo, la storica catena di noleggio video ha dichiarato bancarotta. Netflix, invece, è diventata il principale colosso dello streaming a livello globale, con un valore di mercato che oggi supera i 400 miliardi di dollari.
2) Nintendo sottovaluta i giochi per smartphone
Nel 2011, Reggie Fils-Aimé, presidente della divisione statunitense di Nintendo, ha definito i giochi per smartphone come “usa e getta dal punto di vista del consumatore” rispetto ai titoli - molto più costosi - proposti dal colosso dei videogiochi per le sue console proprietarie:
“Uno dei maggiori rischi oggi nel nostro settore videoludico sono questi giochi economici, palesemente sacrificabili dal punto di vista del consumatore”.
Il successo planetario di titoli come Pokémon Go, con milioni di giocatori attivi, ha dimostrato quanto fosse errata questa valutazione e confermato il potenziale del mobile gaming, al punto tale che, dopo qualche anno, anche la stessa Nintendo ha iniziato a proporre versioni mobile di titoli celebri come Super Mario e Animal Crossing.
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3) Per IBM bastano 5 computer al mondo
Nel 1943, l’idea di un PC moderno era ancora impensabile. I computer erano macchine enormi e costose che occupavano interi edifici e venivano utilizzate solo da grandi aziende e istituti di ricerca. In questo contesto, Thomas Watson, allora presidente di IBM, ha dichiarato:
“Credo che ci sia un mercato mondiale per al massimo cinque computer”.
La frase è diventata celebre come esempio di quanto fosse difficile all’epoca prevedere l’impatto dei personal computer, strumenti che oggi sono diventati indispensabili nella vita quotidiana. Per Watson, tuttavia, l’errore di valutazione non si è rivelato fatale. Quando le imprese hanno iniziato ad acquistare mainframe in grandi quantità all’inizio degli anni ’50, l’uomo è riuscito a guidare rapidamente IBM verso questo nuovo business.
4) Motorola attacca l’iPod Nano
Un’altra cantonata nei confronti dei rivoluzionari dispositivi Apple. Nel 2006, Ed Zander, ex CEO di Motorola, ha sparato a zero sull’iPod Nano:
“Al diavolo il Nano. Che cosa fa il Nano? Chi ascolta 1.000 canzoni?”.
All’epoca, il modello di punta di Motorola era il ROKR, capace di contenere solo 100 canzoni. L’iPod Nano, invece, ha rivoluzionato la musica digitale portatile, dimostrando l’errore di valutazione di Zander.
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5) Jaguar dice no alla guida autonoma
Nel 2015, Wolfgang Epple, R&D manager di Jaguar Land Rover, ha dichiarato che la casa automobilistica non era interessata a implementare servizi di guida autonoma:
“Non consideriamo i clienti come merci. Non vogliamo costruire un robot che trasporti merci da A a B”.
Negli anni successivi, tuttavia, la società ha investito milioni di dollari per entrare nel settore delle auto autonome, modificando radicalmente le proprie strategie.
6) “Il PC è inutile”: l’errore di Ken Olsen
Apple colpisce ancora. Nel 1977, un anno dopo il lancio del primo personal computer di Steve Jobs, il fondatore della Digital Equipment Corporation, Ken Olsen, dichiarava “inutile” la presenza di un PC in casa:
“Non c’è alcuna ragione per cui qualcuno vorrebbe un computer in casa”.
Oggi questo commento è uno degli esempi più noti di scetticismo verso tecnologie destinate a cambiare la vita quotidiana. La DEC, un tempo leader dei minicomputer negli anni ’70 e ’80, è fallita proprio perché non si è adattata in tempo al mercato dei PC e dei server più economici.
7) Ballmer sbaglia previsione anche su Google
Tre anni prima della sua cantonata su Apple, Steve Ballmer aveva già colpito. Nel 2004, l’ex CEO di Microsoft ha lanciato un’altra previsione clamorosamente errata nei confronti di Google:
“Google non è una vera azienda. È una casa di carte”.
Anche in questo caso, le parole di Ballmer si sono rivelate disastrose. Oggi Alphabet, la società madre di Google, ha superato Microsoft per valore di mercato, con una capitalizzazione di circa 200 miliardi di dollari in più rispetto al colosso di Bill Gates.
8) Hollywood non crede nella televisione
Il progresso tecnologico ha spesso sorpreso anche i grandi nomi del cinema. Daryl Zanuck, cofondatore della major hollywoodiana 20th Century Fox, ha mostrato scetticismo di fronte alla televisione:
“La televisione non riuscirà a mantenere alcuna quota di mercato dopo i primi sei mesi. La gente si stancherà presto di fissare ogni sera una scatola di legno.”
In parte aveva ragione. Oggi le persone guardano contenuti soprattutto su telefoni e tablet, e questo ha trasformato radicalmente le loro abitudini di fruizione. Tuttavia, fino a pochi anni fa, la TV era un elemento imprescindibile nelle case della maggior parte della popolazione.
9) Le “scarse” possibilità di Salesforce
Anche nel mondo dell’informatica, le previsioni dei pionieri non sempre si sono rivelate corrette. Nel 2003, Thomas Siebel, fondatore di Siebel Systems, ha sottovalutato la concorrenza di Salesforce:
“Microsoft schiaccerà Salesforce. Non hanno alcuna possibilità”.
Morale della favola? Oracle ha acquistato Siebel Systems nel 2005 per 5,85 miliardi di dollari. Salesforce, invece, oggi vale circa 60 miliardi di dollari.
10) Il telefono liquidato come un giocattolo
Anche la storia delle telecomunicazioni ha mostrato come l’innovazione possa essere ignorata dai colossi dell’epoca. Nel 1876, il presidente di Western Union ha commentato con scetticismo l’invenzione del telefono di Alexander Graham Bell:
“A cosa potrebbe servire questa compagnia di fronte a un giocattolo elettrico?”.
Questo errore colossale, alla fine, ha privato Western Union di un ruolo centrale nella rivoluzione delle telecomunicazioni.
11) NBC sottovaluta Netflix e lo streaming
Lo scetticismo verso nuovi modelli di distribuzione ha spesso rallentato l’adozione di tecnologie di successo. Anche le grandi emittenti televisive hanno sottovalutato lo streaming video. Alan Wurtzel, allora presidente della divisione Ricerca e Sviluppo Media di NBC Universal, ha dichiarato:
“La nozione che aziende come Netflix stiano sostituendo la TV tradizionale potrebbe non essere del tutto accurata”.
Oggi, le emittenti tradizionali inseguono i servizi di streaming, dimostrando che lo scetticismo iniziale era del tutto fuori bersaglio.
12) I robo-advisor giudicati inutili
Infine, anche nel settore finanziario l’innovazione ha ribaltato le aspettative. Tim Maurer, esperto di gestione patrimoniale, non riteneva che i servizi automatizzati rappresentassero una reale minaccia:
“I servizi di gestione patrimoniale richiedono consulenti qualificati, esperti e impegnati direttamente con i clienti. Non vedo i servizi automatizzati come un vero concorrente della gestione patrimoniale completa”.
Oggi, invece, piattaforme come Betterment e Wealthfront offrono investimenti automatizzati, riducono i costi e conquistano una quota significativa del mercato.
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