Investire sul reddito fisso per incassare cedole mensili tanto più ricche quanto più scenderà il tasso Euribor a 3 mesi
Si arricchisce di nuove soluzioni di investimento il panorama dei corporate bond grazie alla dual tranche ideata da Intermonte ed emessi dalla francese Societe Generale. Si tratta di prestiti obbligazionari dalla stessa matrice aventi più tratti in comune al netto di due parametri che fanno le differenze che contano.
Soffermiamoci sul titolo denominato in euro, quindi senza rischio di cambio per l’investitore nazionale. Anticipiamo solo che paga il 12% in 2 anni e poi cedole mensili fino al 6% annuo fino a naturale scadenza, nel 2039 salvo call.
I parametri chiave dell’obbligazione in euro di Societe Generale
Tecnicamente si tratta di obbligazioni del tipo Fix to Reverse Floater Eur, espressione che allude alla struttura dei rendimenti. Il bond ha matricola ISIN XS3281951783 ed è quotato e negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana. Ha data emissione giovedì 5 febbraio, nasce alla pari, cioè al 100% del nominale, e il taglio minimo è di 1.000 € e relativi multipli. Sul KID prodotto l’emittente precisa che si tratta di uno strumento di debito non collateralizzato e che potrebbe risultare di difficile comprensione. Procediamo con ordine e sciogliamo i vari dubbi e aspetti che lo riguardano.
Partiamo dalla durata, dove quella ufficiale è a 13 anni con rimborso al 05/02/2039. Nei fatti l’investimento potrebbe durare anche molto meno, dato che la banca francese si è riservata la callabilty del prestito. Essa scatterebbe dalla fine del 2° anno e poi ad ogni 5° giorno di ciascun mese dal 05/02/2028 al 05/01/2039, mentre un mese dopo arriverebbe la naturale scadenza.
Quanto al rischio di credito, e quindi al rating e solidità emittente, gli attuali giudizi delle agenzie incaricate di rilasciarlo sono A per Fitch ed S&P, ed A1 per Moody’s. In altri termini siamo nel perimetro delle banche e dei titoli investment grade.
La struttura dei rendimenti del bond in euro di Societe Generale
Sempre sul KID prodotto, l’emittente sostiene che l‘obbligazione è pensata per rispondere a due esigenze. Riconoscere un ricco payout annuo per i primi due, sicuro e pagato ogni mese per assicurargli un costante flusso cedolare. Poi scatta la fase variabile, la più lunga (11 anni) e sempre con cedole mensili, dove gli incassi sono inversamente proporzionali alla discesa dei tassi. Più scendono quest’ultimi, più è ricca la componente variabile. Tecnicamente:
- 6,00% annuo lordo il 1° e 2° anno, cioè il 4,44% al netto del 26% di ritenuta fiscale. Considerata la periodicità dello stacco, stiamo parlando di uno 0,50% lordo mensile, € 3,70 netti ogni mese per singolo titolo detenuto;
- cedola variabile tra 0,00% e 6,00% annuo lordo dal 25° al 156° mese, con il rendimento legato all’andamento dell’Euribor 3 mesi (3M) ma con formula inversa. Cioè si parte dal 6,00% su base annua e si sottrae il livello Euribor 3M alla data di osservazione e si ha la cedola racchiusa entro un floor (0,00%) e un cap (6,00%). Quindi se i tassi scendono le cedole variabili aumentano, e diminuiscono se i tassi salgono.
Quanto guadagno con le obbligazioni di Societe Generale?
Prendiamo carta e penna e facciamo due calcoli. Per i primi 24 mesi le cedole sono sicure sia nello stacco che nell’importo. Un ipotetico investimento di 7.000 €, per esempio, frutterebbe 310,80 € netti l’anno (25,90 €/mese) per un incasso totale di 621,6 €. Sulla sola distanza dei primi 2 anni si tratta di un ritorno nettamente superiore alla media di mercato.
Tuttavia, l’investimento va visto nel complesso e non nelle prime cedole, peraltro certe solo per 2 anni su 13 complessivi. Consideriamo la parte variabile e ipotizziamo due scenari avversi, uno con futuro Euribor 3M medio-basso e un altro medio-alto.
Se dal 05/02/2028 in poi l’Euribor 3M dovesse ritrovarsi e mantenersi in area 1,50%, per esempio, la cedola variabile sarebbe del 4,50% annuo lordo. Se il tasso Euribor 3M scendesse ulteriormente farebbe la fortuna dell’investitore, ma probabilmente per poco tempo. In simili scenari sarebbe alta la probabilità di call del prestito.
Se invece l’Euribor dovesse ritrovarsi in media sul 3,00%, per esempio, ne verrebbe fuori una componente variabile del 3,00% annuo lordo. Forse simili scenari si rivelerebbero come “ambigui” sul da farsi per Societe Generale, cioè se richiamare o meno il prestito. Più salirebbe l’Euribor e meno convenienza avrebbe a esercitare la call, mentre le quotazioni probabilmente si porterebbero sotto 100 per adeguarsi ai futuri yield.
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12% in 2 anni poi cedole mensili fino al 6% annuo su questo neo bond in euro
In un futuro, atteso contesto di mercato di tassi in calo il bond si annuncia come potenzialmente adatto a intercettare il trend e riservare buone cedole. Tuttavia, le certezze sono limitate ai primi 2 anni, poi si parla appunto di attese e non più di certezze. Solo tra 2-5-X anni potremo dire con certezza come sono andate le cose e quanto poco/tanto si sarà rivelato profittevole il bond.
Altrettanto determinante ai fini dell’economia dell’investimento si rivelerà il mix di prezzi di carico, scarico e spese di gestione. Se quest’ultime dipendono dalla propria banca, non altrettanto vale per i primi due parametri. Ottimizzando i prezzi in/out si può arrotondare per eccesso il guadagno totale, ma sono aspetti che richiedono adeguati rischi e competenze operative.
Più in generale, e al pari di tutti gli altri bond, sovrani e non, occhio anche al rischio di mercato e di liquidità data l’entità esigua dell’emissione. Tradarlo nel corso della vita fruttifera potrebbe non rivelarsi agevole per mancanza di acquirenti immediati e disposti a comprarlo/venderlo ai prezzi teorici di mercato.
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