I 10 maggiori rischi economici del 2022

Violetta Silvestri

13 Dicembre 2021 - 15:37

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Il 2022 si avvicina: con quali rischi per l’economia globale? Nonostante un ritrovato ottimismo a livello mondiale, la ripresa potrebbe ancora inciampare in almeno 10 ostacoli. L’analisi.

I 10 maggiori rischi economici del 2022

Il 2022 sarà l’anno della ripresa economica, ma con quali possibili ostacoli?

Sebbene il peggio sembra passato rispetto a tutti i guai della pandemia scoppiata nel 2020, nuove cure e vaccini potrebbero non bastare per spianare completamente la strada alla piena crescita nel mondo.

Quali sono i maggiori rischi per l’anno prossimo a livello economico? Gli analisti di Bloomberg Economics ne hanno individuati 10: di seguito la lista.

2022: l’economia a rischio per questi 10 fattori

Omicron, inflazione duratura, politica della Fed, crollo di Evergrande in Cina, crisi con Taiwan, mercati emergenti, hard Brexit, nuova debolezza dell’euro e aumento dei prezzi dei generi alimentari in un Medio Oriente già in fermento: secondo una previsione allargata Bloomberg Economics l’anno che verrà potrebbe cadere in queste trappole.

Nulla è scontato e alcune cose potrebbero anche andare meglio del previsto, secondo gli analisi. I Governi possono decidere di mantenere in vigore il sostegno fiscale; l’ultimo piano quinquennale della Cina potrebbe catalizzare investimenti più forti e i risparmi pandemici potrebbero finanziare una domanda al top.

Tuttavia, lo scenario del 2022 non può non considerare almeno 10 rischi economici.

1. Variabile Omicron e varianti

È presto per un verdetto definitivo sulla variante Omicron Apparentemente più contagioso dei suoi predecessori, potrebbe rivelarsi meno mortale. Ciò aiuterebbe il mondo a tornare a qualcosa alla normalità pre-pandemia, il che significa spendere più soldi per i servizi. Un riequilibrio della spesa potrebbe portare la crescita globale al 5,1% dalla previsione di base di Bloomberg Economics del 4,7%.

Tuttavia, c’è sempre la possibilità di una variante più contagiosa e mortale, con ricaduta sulle misure restrittive. Anche un ritorno di tre mesi alle limitazioni più dure del 2021 potrebbe vedere la crescita del 2022 rallentare al 4,2%.

In tale scenario, la domanda sarebbe più debole e i problemi di offerta mondiale probabilmente persisterebbero, con i lavoratori tenuti fuori dai mercati del lavoro e ulteriori intoppi logistici. Già questo mese, la città cinese di Ningbo, sede di uno dei porti più trafficati del mondo, ha subito nuovi blocchi.

2. Inflazione

All’inizio del 2021, si prevedeva che gli Stati Uniti chiudessero l’anno con un’inflazione del 2%. Invece è l’indice vicino al 7%. Nel 2022, ancora una volta, il consenso prevede che i prezzi torneranno vicini al target della Fed.

Ma i rischi ci sono ancora. Omicron è solo una potenziale causa. I salari, già in rapida crescita negli Stati Uniti, potrebbero aumentare. Le tensioni tra Russia e Ucraina potrebbero far impennare i prezzi del gas. Con il cambiamento climatico che porta eventi meteorologici distruttivi, i prezzi dei generi alimentari potrebbero continuare a salire.

3. Aumento tassi della Fed

Bloomberg Economics ha ipotizzato cosa accadrebbe se la Fed fornisse tre aumenti dei tassi nel 2022 e segnalasse che avrebbe continuato fino a quando non si arriverà al 2,5%.

Spingendo verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato e ampliando gli spread creditizi, il risultato potrebbe essere una recessione all’inizio del 2023.

4. Mercati emergenti

Con tassi USA più elevati in genere il dollaro aumenta e innesca deflussi di capitali - e talvolta crisi valutarie - nelle economie in via di sviluppo.

Alcuni Paesi sono più vulnerabili di altri. Nel 2013 e nel 2018 sono state l’Argentina, il Sudafrica e la Turchia a soffrire di più. Con l’aggiunta di Brasile ed Egitto si ottiene l’elenco delle cinque economie a rischio nel 2022, sulla base di una serie di misure compilate da Bloomberg Economics.

Arabia Saudita, Russia e Taiwan, con poco debito e forti saldi di partite correnti, sembrano meno esposti alla fuga di capitali nel mondo emergente.

5. Cina in crisi

Nel terzo trimestre del 2021, l’economia cinese si è fermata. Il peso accumulato del crollo immobiliare di Evergrande, i ripetuti blocchi per Covid e la carenza di energia hanno trascinato la crescita economica annualizzata fino allo 0,8%, molto al di sotto del ritmo del 6% a cui il mondo si è abituato.

Se la domanda rimane debole e il finanziamento limitato, la richiesta di immobili - che guida circa il 25% dell’economia cinese - potrebbe ulteriormente diminuire.

Il caso di base di Bloomberg Economics è che la Cina cresca del 5,7% nel 2022. Un rallentamento al 3% manderebbe delle increspature in tutto il mondo, lasciando gli esportatori di materie prime a corto di acquirenti e potenzialmente facendo deragliare i piani della Fed, proprio come ha fatto il crollo delle azioni cinesi nel 2015.

6. Europa traballante

Vento di cambiamento in Europa? La corsa alla presidenza italiana a gennaio potrebbe capovolgere la fragile coalizione a Roma. La Francia si reca alle urne ad aprile con il presidente Emmanuel Macron che affronta sfide a destra.

Se gli euroscettici guadagnano potere nelle economie chiave del blocco, la calma sui mercati obbligazionari europei potrebbe essere scossa, oltre a privare la BCE del sostegno politico necessario per rispondere.

Supponiamo che gli spread sovrani si allarghino di 300 punti base, come hanno fatto nella crisi del debito dello scorso decennio. Il modello di Bloomberg Economics mostra che potrebbe tagliare più del 4% della produzione economica entro la fine del 2022, mandando l’area dell’euro in recessione e ravvivando le preoccupazioni sulla sua redditività.

7. Brexit

La questione Brexit non è affatto finita. I negoziati tra il Regno Unito e l’UE sul protocollo dell’Irlanda del Nord sono destinati a tornare in primo piano nel 2022.

Cosa succede se le trattative falliscono? L’incertezza colpirebbe gli investimenti delle imprese e minerebbe la sterlina, aumentando l’inflazione ed erodendo i redditi reali.

In una guerra commerciale in piena regola, le tariffe e gli ingorghi dei trasporti potrebbero spingere i prezzi ancora più in alto.

8. Politiche fiscali in frenata

I Governi hanno speso molto per sostenere i lavoratori e le imprese nella pandemia. Molti ora vogliono stringere la cinghia.

Secondo le stime di UBS, il ritiro della spesa pubblica nel 2022 ammonterà a circa il 2,5% del PIL globale, un valore cinque volte superiore alle misure di austerità che hanno rallentato la ripresa dopo la crisi del 2008.

9. Crisi alimentare

La fame è un motore storico di disordini sociali. Una combinazione di effetti Covid e maltempo ha spinto i prezzi alimentari mondiali vicino a livelli record e potrebbe mantenerli elevati l’anno prossimo.

L’ultimo shock alimentare nel 2011 ha innescato un’ondata di proteste popolari, soprattutto in Medio Oriente. Molti Paesi della regione rimangono esposti.

Il Sudan, lo Yemen e il Libano, già sotto stress, sembrano tutti vulnerabili oggi almeno quanto lo erano nel 2011, e alcuni lo sono di più. L’Egitto sta solo marginalmente meglio. Le rivolte popolari sono raramente eventi localizzati. Il rischio di una più ampia instabilità regionale è reale.

10. Tensioni geopolitiche

Qualsiasi escalation tra la Cina continentale e Taiwan, dal blocco all’invasione totale, potrebbe attirare altre potenze mondiali, con USA in primo piano.

Altrove, il Brasile terrà le elezioni in ottobre, in un contesto di turbolenze pandemiche e un’economia ancora depressa. Molte cose potrebbero andare storte, anche se una vittoria per un candidato che promette un controllo più stretto delle finanze pubbliche potrebbe portare un po’ di sollievo al reale.

In Turchia, l’opposizione sta spingendo per anticipare le elezioni del 2023 al prossimo anno nel mezzo di un crollo valutario ampiamente attribuito alle politiche economiche non ortodosse del presidente Recep Tayyip Erdogan.

In Europa, grande attenzione è rivolta alla crisi migratoria vergognosa ai confini polacchi con la Bielorussia, che sta scatenando tensioni.

Un clima da conflitto c’è tra Russia e Ucraina, con USA ed Europa pronte a sanzioni e interventi in caso di aggressione di Putin.

E poi, focus sulla Libia, ora nel dimenticatoio. Il 24 dicembre sono state indette elezioni presidenziali, che già preannunciano un possibile nuovo conflitto a inizio 2022.

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