Dall’1 Luglio la Svezia cambia le regole per i pagamenti con carta

Ilena D’Errico

24 Giugno 2026 - 00:11

Dall’1 luglio cambiano le regole in Svezia per i pagamenti con carta e per quelli con il contante. Ecco cosa sta succedendo.

Dall’1 Luglio la Svezia cambia le regole per i pagamenti con carta

Dall’1 Luglio la Svezia cambia le regole per i pagamenti con carta e lo fa in modo completamente controcorrente. Da anni il Paese si distingue in tutta l’Europa come il modello più virtuoso di società cashless, ma oggi che la digitalizzazione dei pagamenti cresce nell’Ue Stoccolma fa dietrofront verso il contante. Ecco perché, anche se il cambiamento tocca direttamente gli svedesi, interessa a tutti conoscere le prossime mosse del Paese. Di fatto, in Europa la metà dei pagamenti avviene ancora in contante, a dimostrazione della diffidenza e delle difficoltà che condividono i cittadini. La Svezia, che invece ha raggiunto un tasso del 90% di pagamenti senza contante, ora promuove l’uso di banconote e contanti. Non solo, senza abbandonare la digitalizzazione pretende che i pagamenti avvengano offline in caso di emergenza, anche quelli con carta. Ecco cosa sta succedendo.

Il contante in Svezia, fa giri immensi e poi ritorna

La Svezia non ha aspettato la scelta collettiva per decidere di promuovere pagamenti digitali o comunque tracciabili a discapito del contante. Sappiamo che questa strada ha dei vantaggi indiscussi, soprattutto nel contrasto alla criminalità e all’evasione fiscale, ma anche nella sicurezza dei cittadini e nella praticità di gestione. Già nel 2012 Stoccolma ha lanciato il sistema Swish, un’app di pagamento sviluppata dalle principali banche svedese collegata al numero di telefono e al conto bancario. Grazie alla funzionalità dell’applicazione e alla spinta degli istituti di credito, che hanno perfino smesso di erogare il contante in alcuni filiali e hanno tenuto conto delle esigenze dei commercianti con accordi misurati, presto tutti gli svedesi hanno cominciato a usarla.

In Svezia pagare con l’app i piccoli acquisti quotidiani come pure le spese straordinarie più ingenti è realtà da tempo, tanto che Swish viene impiegata anche al mercato, nelle vendite ambulanti e perfino per la raccolta di offerte in chiesa. Così, complice anche la fiducia nelle istituzioni, si è arrivati a un livello di pagamento cashless del 90%. Un risultato eccellente che fa sembrare le lente conquiste del resto dei Paesi comunitari dei tentativi abbozzati. Oggi però la Svezia sta facendo i conti anche con i pericoli legati all’estrema riduzione del contante e, anche in questo caso, è corsa tempestivamente ai ripari.

Nuove regole dall’1 luglio

A maggio la Svezia ha approvato una legge, che entrerà in vigore l’1 luglio 2026, che obbliga i commercianti, farmacie e alimentari in primis, ad accettare i pagamenti in contante. Nel contesto attuale italiano una disposizione del genere sembra assurda, ma bisogna sapere che proprio per favorire i pagamenti digitali la Svezia aveva permesso ai commercianti di rifiutare il contante. Una circostanza pressoché unica in Europa, perché di norma tutti gli strumenti di pagamento in valuta legale devono essere accettati. Con una brusca inversione di rotta adesso la Svezia toglie questa possibilità ai negozi, incontrando i bisogni della popolazione anziana, e non solo.

Di fatto, circa 1 milione di cittadini svedesi si è sentito escluso dalla digitalizzazione, patendo difficoltà anche nei più semplici pagamenti quotidiani a causa del rifiuto di contante, un problema che non può essere risolto rapidamente con l’alfabetizzazione tecnologica, ma che riguarda anche le persone con difficoltà economiche, compresi rifugiati e senzatetto, le persone con disabilità cognitiva. Non è ovviamente l’unico modo con cui la Svezia ha cambiato le regole, visto che la Banca centrale svedese ha consigliato ai cittadini di tenere una scorta di denaro contante (circa 1.000 corone a testa, 100 euro) e di utilizzarlo quotidianamente per non lasciar perire le infrastrutture.

Con la nuova legge, oltre all’obbligo di accettazione del contante che potrebbe poi essere esteso a tutti i servizi pubblici, si prevede inoltre il dovere per le banche di garantire strutture e servizi adeguati. Per quanto l’esclusione sociale ed economica possa avere influito, però, è evidente che il cambio di rotta svedese ha molto a che fare con l’instabilità geopolitica e la vulnerabilità dei pagamenti digitali in caso di cyberattacchi e guerra ibrida, come peraltro si legge nel rapporto della Riksbank. Ciò non significa che la Svezia rischia di entrare in guerra, ma solo che sta tutelando la popolazione e l’economia, senza rinunciare ai progressi raggiunti ma anzi rafforzandoli.

Cambiano anche i pagamenti con carta

La Svezia non perde di vista l’uso delle carte da parte dei cittadini e non vuole neanche scoraggiarlo dopo tutti gli sforzi fatti, anche perché i vantaggi legati al contante non ne azzerano i pericoli. Banconote e monete devono essere uno strumento garantito a coloro che non possono fare diversamente e un salvagente per tutti gli altri. Per conciliare un equilibrio, tenendo conto dei rischi di una guerra ibrida (ma anche di malfunzionamenti e incidenti), la nuova legge prevede anche l’obbligo di garantire pagamenti con carta offline. Grazie a un accordo tra la Riksbank e i circuiti di pagamento il pagamento dei beni di prima necessità, come cibo, farmaci e carburante, avverrà senza bisogno di autorizzazione bancaria in tempo reale.

Carta fisica e Pin sono fondamentali, ovviamente, ma per la conferma dall’istituto di credito si dovrà aspettare fino a 7 giorni, entro dei massimali prestabiliti, in mancanza di connessione. I dati saranno memorizzati nel terminale del negozio, affinché la transazione sia completata con il ritorno della connessione. Contestualmente, la Banca centrale svedese ha invitato i cittadini a diversificare i circuiti delle proprie carte per tutelarsi maggiormente in caso di compromissioni e soprattutto di non abbandonare le carte fisiche in favore delle app. Manca soltanto lo Swish offline, caldamente incoraggiato per assicurare ai cittadini il soddisfacimento dei bisogni primari in caso di emergenza.

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