Il +5,65% registrato dallo zucchero nella seduta del 7 agosto non è passato inosservato. Movimenti di questa ampiezza fanno parte della storia di una materia prima particolarmente volatile, ma questa volta c’è qualcosa in più.
Non è soltanto quanto è salito il prezzo. È dove lo ha fatto.
Lo zucchero si è infatti riportato vicino a 16,80, il massimo della lunga congestione che accompagna le quotazioni dalla fine del 2025. Un livello raggiunto nella settimana del 30 marzo e che, da allora, rappresenta il limite superiore dell’area all’interno della quale il mercato si è mosso per diversi mesi.
È qui che il grafico comincia a diventare interessante.
Da 27,99 a 13,74: tre anni racchiusi in due numeri
Per capire la fase attuale bisogna tornare al 2023.
Sulla serie grafica considerata, in quell’anno lo zucchero raggiunse 27,99. Da lì iniziò una lunga correzione che ha accompagnato il mercato fino a 13,74, minimo registrato nel giugno 2026.
In pratica, tra i due estremi il prezzo si è quasi dimezzato.
Non sarebbe comunque una novità per questo mercato. La storia dello zucchero è caratterizzata da oscillazioni molto ampie: sulla serie grafica considerata, nel 2011 le quotazioni raggiunsero area 42,40, mentre nel 2020 scesero fino ad area 6,72.
Due estremi che raccontano bene la volatilità di questa materia prima e spiegano perché un movimento di pochi giorni dica molto meno di quanto possa sembrare.
Per questo il +5,65% del 7 agosto diventa interessante soprattutto se inserito in ciò che è accaduto prima.
Il livello che il mercato non supera da mesi
Da novembre 2025 lo zucchero è rimasto sostanzialmente all’interno di una congestione.
Il suo massimo è 16,80.
Nella price action, l’uscita da una congestione viene osservata perché può segnalare una modifica dell’equilibrio costruito durante quella fase. Non sappiamo se accadrà anche questa volta e, soprattutto, un eventuale superamento può sempre essere seguito da un ritorno all’interno dell’area precedente.
Ma proprio per questo 16,80 rappresenta un interessante punto di osservazione del grafico: non perché indichi cosa fare, ma perché permette di verificare se la struttura che accompagna lo zucchero da diversi mesi resterà invariata oppure assumerà caratteristiche differenti.
Il mercato, intanto, ha già recuperato un altro riferimento: 15,38, prezzo di apertura del 2026 sulla serie considerata.
La sequenza diventa così più leggibile:
27,99 nel 2023 → 13,74 nel giugno 2026 → recupero di 15,38 → avvicinamento a 16,80.
Non basta per definire una nuova tendenza. Descrive però una struttura diversa da quella che aveva accompagnato la discesa verso il minimo di giugno.
Sopra la media a 200 giorni, mentre il lungo periodo racconta una storia più complessa
C’è un altro elemento che vale la pena aggiungere.
Sulla serie considerata, lo zucchero si è riportato sopra la media mobile a 200 giorni, che transita attualmente in area 15,009.
È un riferimento ampiamente utilizzato nell’analisi tecnica per osservare l’andamento dei prezzi su un orizzonte temporale più ampio. Ma basta allargare ancora il grafico per accorgersi che la situazione rimane articolata.
La media mobile a 200 settimane passa in area 19,354, quindi ancora sopra le quotazioni attuali. La media a 200 trimestri, invece, transita in prossimità dei livelli correnti.
Sul breve periodo un altro riferimento grafico è rappresentato da 14,37, livello registrato nella settimana del 27 luglio.
Più che cercare un’unica risposta nelle medie mobili, è interessante osservare quanto siano differenti le informazioni provenienti dai vari orizzonti temporali.
Ed è proprio questo che rende meno banale la fase attuale.
Il grafico non basta: dietro lo zucchero ci sono 5 fattori
Se il grafico racconta cosa stanno facendo i prezzi, per comprendere ciò che può modificare l’equilibrio economico del mercato bisogna spostarsi su domanda e offerta.
Qui entrano in gioco soprattutto cinque fattori: Brasile, etanolo, India, clima e domanda globale.
Il Brasile occupa una posizione centrale negli equilibri internazionali dello zucchero. E non conta soltanto quanto produce.
Conta anche come viene utilizzata la canna.
Da qui il secondo fattore, l’etanolo. In Brasile la canna può essere destinata alla produzione di zucchero oppure di biocarburante e variazioni nella convenienza relativa delle due produzioni possono incidere sul mix scelto dagli operatori.
Poi c’è l’India. Dimensione dei raccolti, consumi domestici e politiche sulle esportazioni possono modificare la quantità di zucchero disponibile sul mercato internazionale.
Il quarto fattore è inevitabilmente il clima. Piogge insufficienti o eccessive, siccità e altre anomalie meteorologiche possono incidere sia sulla quantità raccolta sia sulle rese della canna.
Infine c’è la domanda globale. Il consumo mondiale tende generalmente a modificarsi in maniera graduale, mentre gli acquisti sul mercato internazionale possono muoversi più rapidamente in funzione delle necessità degli importatori, delle scorte e delle condizioni del mercato.
Sono cinque variabili che non agiscono separatamente. È proprio la loro interazione a determinare buona parte dell’equilibrio mondiale dello zucchero.
Il surplus è di 2,24 milioni di tonnellate. Ma quel numero va letto correttamente
Secondo le stime di maggio dell’International Sugar Organization, per la stagione 2025/26 il mercato mondiale presenterebbe un surplus di circa 2,24 milioni di tonnellate, dopo il deficit della stagione precedente.
È probabilmente uno dei numeri più importanti per contestualizzare ciò che vediamo oggi sul grafico.
Ma attenzione al suo significato.
Un surplus indica che, nelle stime aggregate, la produzione supera il consumo; per valutarne l’effettivo impatto sul mercato occorre però considerare anche le scorte, la disponibilità esportabile e la distribuzione geografica dell’offerta.
Due milioni di tonnellate disponibili nel posto sbagliato o difficilmente accessibili agli importatori, infatti, non hanno necessariamente lo stesso significato economico di un’analoga quantità immediatamente disponibile sul mercato internazionale.
E soprattutto le stime non sono immobili.
Cambiano con l’arrivo dei dati sui raccolti, con le condizioni meteorologiche, con l’andamento dei consumi e con le decisioni dei grandi Paesi produttori ed esportatori.
La questione diventa allora molto più interessante del semplice “lo zucchero salirà o scenderà?”.
Come cambierà nei prossimi mesi l’equilibrio tra produzione, consumo e disponibilità effettiva sul mercato internazionale?
È qui che tornano Brasile, etanolo, India, clima e domanda mondiale.
Il +5,65% conta meno di ciò che accadrà dopo
Alla fine, il movimento del 7 agosto potrebbe essere la parte meno importante della storia.
Un rialzo giornaliero del 5,65% attira inevitabilmente l’attenzione, ma ciò che rende interessante questa fase è l’incrocio tra due fotografie molto diverse.
La prima arriva dal grafico: dopo essere sceso da 27,99 a 13,74, lo zucchero ha recuperato l’apertura annuale a 15,38, è tornato sopra la media mobile a 200 giorni e si è avvicinato nuovamente a 16,80, limite superiore della congestione degli ultimi mesi.
La seconda arriva dai fondamentali: il mercato parte da un surplus mondiale stimato in 2,24 milioni di tonnellate, mentre continuano a muoversi le variabili che possono modificarne la dimensione e, soprattutto, la rilevanza effettiva per il mercato internazionale.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante da seguire.
Non se una singola seduta abbia anticipato un rialzo o un ribasso, ma se il cambiamento che comincia a intravedersi sul grafico troverà oppure no riscontro nell’evoluzione dei fondamentali.
Per ora abbiamo alcuni elementi da osservare.
Il resto lo racconteranno i prezzi, i raccolti e i prossimi dati su domanda e offerta.