Sono sempre più stupito dalla resilienza dell’economia USA. I listini statunitensi sono saliti venerdì dopo che i dati fondamentali sull’occupazione sono risultati molto più forti di quanto previsto dagli economisti.
Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 227 punti o lo 0,5%. L’S&P 500 è salito dello 0,7% e il Nasdaq Composite è aumentato di oltre l’1%. I dati si riferiscono alle ore 16, mentre sto scrivendo questo articolo.
Che cosa è successo?
Le buste paga non agricole (Nonfarm Payrolls) sono cresciute di 254.000 unità a settembre, superando di gran lunga l’aumento previsto di 150.000 dai sondaggi tra gli economisti.
Il tasso di disoccupazione è addirittura sceso al 4,1%, nonostante le aspettative che rimanesse stabile al 4,2%.
I guadagni di venerdì segnano una svolta dopo le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente che avevano portato a un inizio incerto per le azioni in ottobre.
L’economia USA va molto meglio del previsto
Il rapporto sull’occupazione sembra aver riportato l’attenzione degli investitori sulla situazione economica degli Stati Uniti decisamente migliore di quanto ci si aspettasse.
Restiamo in un contesto in cui buone notizie economiche sono buone notizie per il mercato azionario, poiché aumentano il potenziale di un atterraggio morbido dell’economia, senza che si entri in recessione.
Con il guadagno di venerdì, gli indici principali hanno recuperato le perdite di questa settimana. L’S&P 500 è rimasto stabile su base settimanale, così come il Dow e il Nasdaq.
Gli effetti si sono avuti anche sul mercato dei cambi, con il dollaro in rafforzamento sull’euro a 1,0970, e sul mercato dei bond governativi, con il decennale USA venduto a piè sospinto fino a toccare un rendimento - al rialzo - del 3,95%.
Che implicazioni per la politica monetaria della Fed?
Certamente il forte rapporto sull’occupazione ha ridotto l’idea di ulteriori tagli massicci ai tassi di interesse. È difficile quindi che la Federal Reserve possa ridurre i tassi d’interesse di un altro mezzo punto il mese prossimo.
I rischi di recessione insomma sono sempre più tendenti allo zero per cento di probabilità. Ma ciò non esclude comunque un ritmo di espansione della politica monetaria Fed a colpi di 25 punti base a novembre e a dicembre.
Le tre considerazioni da fare
Insomma, sono tre le considerazioni da fare:
- Il rally per il mercato azionario americano può continuare.
- Il rally dei bond denominati in dollari potrebbe essere oramai finito (ma per i bond in euro è tutta un’altra storia).
- Per il mercato dei cambi si riaffaccia l’ipotesi di un super-dollaro, se al dato di oggi seguiranno altri dati macro-economici che testimoniano una eccezionale forza dell’economia americana.
La raccomandazione che se ne ricava è quindi quella di continuare ad avere fiducia nel rally delle azioni USA, ora che i dati occupazionali testimoniano agli investitori che i consumatori americani continueranno a spendere bene anche nei prossimi mesi, semplicemente perchè il tasso di disoccupazione rimane ancorato ad un livello fisiologico attorno al 4%.
La raccomandazione rimane quella già espressa ad agosto di quest’anno e sintetizzata nell’articolo da me scritto su queste pagine “I titoli più importanti dell’indice S&P 500 sono ora più economici. Ecco quali comprare”.
Occhio al Russell 2000: gli ETF che preferisco
Tuttavia, sempre dal punto di vista operativo, si conferma la bontà di scegliere anche quei prodotti che investono direttamente sulle piccole e medie aziende americane, il cui indice rappresentativo è il Russell 2000.
Questo indice misura le performance delle aziende classificate dalla 1.001 alla 3.000 per capitalizzazione di mercato negli USA, rappresentando circa il 10% della capitalizzazione di mercato totale del mercato azionario statunitense.
È ampiamente considerato come il benchmark principale per le azioni small cap negli Stati Uniti, offrendo una visione dettagliata della performance di questo segmento di mercato.
Mi sembra opportuno sottolineare che sono le piccole e medie aziende americane a beneficiare oltre modo di una situazione congiunturale ideale che vede da un lato la Fed benigna in politica monetaria e dall’altro una economia resiliente che continua a creare posti di lavoro e si basa su consumi e investimenti che crescono ancora a ritmi sostenuti.
Gli ETF che mi piacciono di più sul Russell 2000 sono i seguenti:
- Xtrackers Russell 2000 UCITS ETF 1C ISIN IE00BJZ2DD79 ticker XRS2 dimensioni del fondo 1250 milioni di euro.
- SPDR Russell 2000 US Small Cap UCITS ETF ISIN IE00BJ38QD84 Ticker R2US dimensioni del fondo 2970 milioni di euro.
Ambedue i fondi hanno basse commissioni di gestione, attorno allo 0,30% annuo e sono abbastanza grandi da offrire buona liquidità sul mercato secondario.
Le performance cumulate dal 1° gennaio ad oggi sono del +19% ma c’è ancora spazio per salire da qui alla fine dell’anno, soprattutto se i dati macroeconomici americani continueranno ad essere così positivi nei prossimi mesi.
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