Volvo, salta la quotazione: pesa la guerra commerciale

La società svedese avrebbe dovuto quotarsi nei prossimi mesi, ma l’IPO slitta: Volvo è infatti di proprietà della cinese Geely, e la guerra commerciale complica non poco l’investimento

Volvo, salta la quotazione: pesa la guerra commerciale

Pesa eccome la guerra commerciale sul colosso automobilistico svedese Volvo.
L’IPO della società sull’indice Stoxx 600 Autos & Parts è stato rinviato a causa delle crescenti tensioni sull’asse Cina-Usa.

Dal 2010 Volvo è stata acquisita proprio dalla cinese Geely. Quest’ultima ha ritenuto sconveniente intraprendere l’operazione in questo momento, visto che il fronte produzione dell’azienda è attivo soprattutto nella Cina impegnata in una battaglia a colpi di dazi con la principale economia del mondo.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la mossa verso la Borsa è rimandata a data da destinarsi. Ma lo stesso quotidiano del Regno Unito non ha escluso un vero e proprio annullamento dell’operazione, più che un posticipo.

La guerra commerciale colpisce Volvo: slitta l’IPO

Le attuali condizioni del mercato hanno allontanato la probabilità di una quotazione.
Volvo rischia infatti di essere travolta dal ciclone commerciale innescato dal Presidente USA Donald Trump, che ha più volte minacciato dazi su veicoli di UE e Cina.

La fetta maggiore della produzione Volvo ce l’ha proprio in Cina, e in quest’ottica sta cercando di introdurre gradualmente politiche aziendali in grado di ridimensionare la portata potenzialmente disastrosa delle tariffe.

Hakan Samuelsson, ad della società, ha tuttavia etichettato l’IPO come un’opzione che resta molto concreta, ma ha al contempo fatto notare come le condizioni del mercato non siano al momento favorevoli e non potrebbero garantire una crescita agli investitori.

La valutazione indicata per l’azienda automobilistica svedese - passata dalla statunitense Ford alla compagnia di Hangzhou Geely nell’agosto del 2010, in quella che ha rappresentato la più grande acquisizione oltremare per un’azienda automobilistica cinese - era stata posta in un range tra i 16 e i 30 miliardi di dollari.

La scelta fa da contraltare alla quotazione annunciata per ottobre da un altro colosso delle quattro ruote, Aston Martin, che ha però invitato alla cautela per quel che riguarda la valutazione degli investitori, proprio a causa dei rischi in arrivo dalla guerra commerciale; segno di un pericolo crescente e sempre più riconosciuto.

È proprio sulla scia di questo pericolo che l’indice Stoxx 600 Autos & Parts ha perso già il 15% del suo valore quest’anno.

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