Siamo alla fine di un ciclo storico, perché la dematerializzazione delle comunicazioni è un processo irreversibile.
E’ dunque un problema di sopravvivenza per le Poste Italiane, se solo si pensa al significato della sigla PP.TT.: “Poste e Telegrafi”, roba di altri tempi.
Il compito del sistema postale era triplice: assicurare il servizio universale, e cioè la fruizione per tutti i cittadini ovunque vivessero, per la corrispondenza, i pacchi ed il telegrafo. Questo servizio è stato il primo ad essere stato soppresso, per manifesta inutilità.
In realtà, le Poste Italiane hanno avuto da sempre una “seconda gamba”, quella dei cosiddetti servizi a denaro, il sistema di pagamenti attraverso i conti correnti postali, una attività esercitata in concorrenza con il sistema bancario, ma attraverso un processo sostanzialmente chiuso e non interconnesso con questo.
Inoltre, la ampia diffusione su tutto il territorio degli uffici postali, aveva reso generalizzato il pagamento delle bollette mediante versamenti sul c/c postale.
Anno dopo anno, la rivoluzione del sistema delle telecomunicazioni ha preso piede.
Mentre le nostre cassette delle lettere sono quasi sempre vuote, perché nessuno manda più cartoline, lettere e le stesse bollette, la casella di posta elettronica trabocca: arrivano e-mail in continuazione, e si fa fatica a cancellare tutte quelle che non interessano. Né più né meno di quanto accadeva una volta con la pubblicità non indirizzata, i volantini colorati che reclamizzavano prodotti di ogni genere.
Di converso, il sistema dei pagamenti delle bollette si è andato svincolando dai c/c postali: si è generalizzato il sistema di addebito bancario.
Come se non bastasse, il sistema di e-commerce si è andato sviluppando a dismisura, attraverso sistemi logistici autonomi che non hanno niente a che vedere con quello delle Poste: depositi, centri di smistamento e servizi di corriere sono una rete che ha completamente marginalizzato la gestione dell’invio dei pacchi da parte delle Poste Italiane.
Se, dunque, nessuno manda più lettere ma tutti usano lo smartphone per ogni necessità di comunicazione, ivi compresi i pagamenti on-line, è del tutto ovvio che le Poste Italiane debbano entrare in TIM: solo questa integrazione puó dare una prospettiva di lungo periodo ad entrambi, evitando a TIM di essere solo un venditore al dettaglio di servizi di telecomunicazione ed alle Poste di essere cannibalizzata dalla concorrenza dei sistemi di comunicazione elettronica che hanno già completamente rimpiazzato la corrispondenza e dei sistemi di pagamento elettronico che hanno altrettanto rimpiazzato i bollettini di c/c postale.
Si vedrà la capacità di realizzare questa integrazione: troppo tempo è stato perso da entrambi, visto che da una parte le “Pagine Gialle” di Telecom Italia dovevano diventare il più grande e dinamico sito di e-commerce e del Made in Italy, e dall’altra i “PT Shop” delle Poste non sono mai andati oltre la vendita di oggetti cartoleria.
Il problema di questi anni non è stata la tecnologia che mancava, non sono state le dimensioni esigue, e neppure le leggi asfissianti: è stata l’abitudine al tran-tran, la mancanza di visione.
Ora, non ci sono scuse.