Qualcosa di profondamente dissonante irradia dal design dell’ambasciata americana a Copenaghen, in Danimarca. La palazzina moderna, con vetrate a specchi, grigia, sin dalla sua edificazione ha diviso profondamente l’opinione pubblica danese, abituata a ben altro genere di architetture. In fondo, la stessa residenza dell’ambasciatore americano, a Rydhave, contrasta vistosamente con l’esibito e tronfio modernismo con cui gli americani, abbeverati alla scuola di Chicago, vollero costruire il palazzetto.
Eppure, scrutando oggi la fisionomia dell’ambasciata, vi si scorge qualcosa di tremendamente coerente con gli Stati Uniti attuali: non sfigurerebbe se di notte, per qualche magia, la si trasportasse nel ventre soleggiato della Silicon Valley. Perfetta per una qualche aggressiva e agguerrita start-up. Per una erede di PayPal, ad esempio.La citazione del gigante dei pagamenti online non è casuale. Il nuovo ambasciatore, nominato con conferma senatoriale nell’ottobre 2025, è Kenneth Alan Howery. Texano, classe 1975, laurea in economia a Stanford, dove conosce Peter Thiel. Thiel lo coopta nella redazione della rivista conservatrice-libertaria The Stanford Review e l’anno stesso del conseguimento della laurea in economia Howery diventa co-fondatore di PayPal. In genere, lo spazio che gli viene riservato dagli analisti e dagli studiosi di PayPal non è di primissimo rilievo. Non figura nemmeno sulla copertina del volume ‘The Founders’ di Jimmy Soni, dettagliata storia di PayPal; però scorrendo il libro, ci si rende presto conto di quanto e come Howery abbia con Thiel un legame profondo e magnetico.
PayPal Mafia
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‘Credo che Peter sia la persona più in gamba che io abbia incontrato nei miei quattro anni a Stanford. E ho la sensazione che lavorerò per lui per tutto il resto della mia vita’, leggiamo a pagina 21.Howery figura nella famigerata foto che orna il servizio di Fortune del 2007 da cui si avvierà la saga della PayPal Mafia; anche qui però ha ruolo molto defilato, lo si vede solo di faccia, all’estrema sinistra della foto (contraddistinta qui dal numero 6), alle spalle di David Sacks. In apparenza un destino di relativa oscurità. Eppure Howery è molto più rilevante di quanto si possa pensare. Perché in una congerie di informatici, mancati ingegneri, wannabe-filosofi o investitori più o meno improvvisati, è uno dei pochi solidi economisti; non a caso, Thiel lo nomina capo-economista di PayPal e sarà proprio Howery a sovra-intendere alla maxi-acquisizione da parte di Ebay. In seguito lo prenderà a lavorare nella sua galassia di società, a partire dal cuore di tutto; Founders Fund. Prima, ha servito in Clarium Capital, altra società di venture capital di Thiel. Howery è stato già ambasciatore in Svezia, dove si è fatto conoscere per attivismo nell’elaborare strategie diplomatiche particolarmente rilevanti nel settore dell’innovazione tecnologica.La nomina di Howery in Danimarca non appare casuale. Il suo passato nel Tech nemmeno.
Più che ambasciatore degli Stati Uniti, in questa prospettiva, potrebbe essere definito l’ambasciatore di Peter Thiel. D’altronde gli occhi del magnate si sono da tempo appuntati sulla Groenlandia, per il tramite di Praxis, start-up legata all’universo tecno-libertario delle free cities e dei Network State, ovvero conglomerati urbani che dovrebbero estroflettersi dalla sovranità statale per divenire Stati privati. E se fino ad oggi tanto gli esperimenti oceanici, sotto la voce ‘Seasteading’ di Patri Friedman, quanto le esperienze delle free cities di Titus Gebel o le charter cities, si sono rivelati ben poca cosa, aver comunque sondato in lungo e in largo il mondo per effettuare esperimenti di ingegneria istituzionale ha consentito a Thiel di poter vantare una primazia informativa e una solidissima rete di contatti con attori tanto pubblici quanto privati per la acquisizione di ampie porzioni territoriali.Dryden Brown, l’amministratore di Praxis, è una figura che negli USA suscita un certo grado di curiosa inquietudine. Giovanissimo, ha ventinove anni, ha già richiamato l’attenzione dei mass-media in più occasioni.
Articoli sulle pagine di New York Post, Wall Street Journal, New York Times, Financial Times, magazine specializzati in start-up e Tech, e poi le inevitabili attenzioni della galassia antifascista che ha voluto leggere in lui una sorta di reincarnazione Tech di uno Julius Evola con la passione per la finanza e l’individualismo eroico e assoluto. Inizialmente, Brown avrebbe voluto concentrare le proprie attenzioni sul sole dorico del Mediterraneo, forse nella insperata congiunzione di un tecno-tradizionalismo soleggiato. Poi però ha iniziato a guardare più su, laddove di sole ne batte poco e dove i profili dell’orizzonte scintillano di bianco.Ai suoi occhi quella landa glaciale diventa sublimazione di una nuova Thule. Più che un riferimento alla base americana presente tra i ghiacci e poi rinominata, è una sorta di manifesto araldico-concettuale ispirato direttamente a visioni tradizionaliste e pagane. Curiosa mescolanza di Ayn Rand e Julius Evola la cucina intellettuale di Brown. Secondo un articolo del New York Times risalente al 2023, avrebbe consigliato a tutti i suoi dipendenti di leggere proprio Evola. Forse per convincerli di questo slancio verso settentrione, lo schmittiano ‘grande spazio’ dentro il cui cuore di ghiaccio innervare lo spirito della rinascenza e una ‘iconografia regionale’. Terra iperborea per eccellenza, la Groenlandia, da cui far germogliare di nuovo la civiltà occidentale minacciata da lassismo, politicamente corretto, immigrazione. Nel 2024, Brown ha dichiarato ‘sono andato in Groenlandia per acquistarla’.
Già nel 2019, aveva cercato di convincere Trump a procedere alla acquisizione, antico sogno geopolitico americano. Praxis ha un capitale di 525 milioni di dollari, non pochi di certo se si considera la popolazione locale, in termini quantitativi e di introiti effettivi.Praxis ha persino pubblicato un suo manifesto politico-architettonico e religioso-filosofico, La Dichiarazione dell’Ascesa. Miscellanea lisergica tra una Dichiarazione di indipendenza, una secessione austrolibertaria e un distopico scenario da romanzo di Dan Simmons o del primo William Gibson, con una venatura di medioevo fantasy. Il fine ultimo cui ascendere è la realizzazione di un Impero-Network, con architetture monumentali venate di ‘astro-futurismo’ e pagamenti solo in criptovalute e un ordine privato che si sbarazzi dell’aborrito sistema pubblico. D’altronde, come ci ricorda Murray N. Rothbard, uno dei precedenti storici da poter citare come modelli di società anarco-capitalista è l’Islanda medievale (assieme all’anarchia medievale irlandese). Lasciamo da parte Dubai, zeppa di influencer e fuffa-guru, e imbracciamo lo slittino per fendere la pianura di neve.C’è da dubitare che la consistenza strategica della Groenlandia, sia in termini militari, logistici, di presidio ed economici, leggasi alla voce ‘terre rare’, possa essere lasciata nelle mani di tecno-utopisti. C’è però meno da dubitare sul fatto che questa solida rete che da anni ormai opera alacremente per l’acquisto dei territori artici sia stata messa in campo per raggiungere e servire l’interesse nazionale.
Da un lato, a Copenaghen, opera sul versante diplomatico Howery. Dall’altro, su quello finanziario ed economico-imprenditoriale, Peter Thiel, con Bowen di ausilio. Ovviamente il dossier ‘Groenlandia’ non è solo nelle loro mani e sarebbe stupido pensarlo, ma non c’è dubbio che sul fronte della potenziale acquisizione siano quelli che godono della rendita di posizione maggiore. In fondo, come insegna Thiel nelle sue lezioni sulle start-up, è inutile scannarsi nell’arena della competizione e della concorrenza sanguinaria; molto meglio occupare un segmento in apparenza vuoto e che invece acquisirà un qualche valore. Gli Stati Uniti vorrebbero acquistare da molto tempo la Groenlandia, ma le motivazioni ‘statali’ e di puro interesse nazionale hanno sempre atterrito la popolazione locale, la quale teme di rifluire da uno status ormai post-coloniale e veleggiante verso l’indipendenza a una colonizzazione americana. In questo senso, l’aura tecno-utopista appare anche un veicolo per indorare la pillola e rendere più suadente e meno minacciosa la presenza di un simile progetto.Disarticolare del tutto la Groenlandia dalla Danimarca, accelerando il percorso di indipendenza, è uno dei primi obiettivi sul tavolo. E poi potrà subentrare un accordo, sul modello dei Trattati di libera associazione, che venga introdotto e caldeggiato sulla base e in forza di milioni di euro.
La buona notizia è che il commercio rimane ancora oggi il miglior antidoto al conflitto. Thiel, Howery, Bowen, non hanno alcuna intenzione di veder evaporare i lucrosi maxi-contratti del settore Tech votato a sicurezza e difesa: lo scontro armato in Groenlandia significherebbe il collasso della NATO e la fine dei rapporti con l’Europa, entrambi lucrosi attrattori di denaro, investimenti e guadagni. Il 25 marzo 2025, il Comando Supremo dell’Alleanza ha siglato a Bruxelles un contratto assai oneroso con Palantir per l’erogazione del Maven Smart System. Palantir ha contratti analoghi con Polonia, Francia, Inghilterra. Opera poi in altri settori in Germania e in Italia. L’acquisizione armata e violenta della Groenlandia sarebbe un suicidio economico-commerciale per tutte le realtà americane desiderose di vendere i loro gioielli tecnologici agli Europei e alla NATO. Per molti potrà apparire un’eresia, eppure è un dato di fatto; gli interessi di Thiel e dell’apparato tecno-industriale americano sono i migliori custodi di una risoluzione non aggressiva tra i ghiacci dell’Artico
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