Crollano i depositi e salgono ai massimi azioni e partecipazioni, così come le gestioni patrimoniali: il portafoglio finanziario delle famiglie italiane under 35 risulta in piena trasformazione, molto più di quello degli over 65.
C’entra la maggiore dimestichezza con le piattaforme e le app di investimento, ma anche lo shock economico arrivato con la pandemia, che ha ridotto la capacità di risparmio delle famiglie a basso reddito (in particolare quelle con i contratti a tempo determinato, maggiormente diffusi tra i giovani).
Come è cambiato il portafoglio degli italiani?
Il quadro appena descritto emerge da una recente analisi della Banca d’Italia, che ha tracciato i cambiamenti nella composizione del portafoglio delle famiglie italiane tra il 2010 e il 2023. Nei primi dieci anni considerati, e quindi fino al 2020, le famiglie italiane hanno significativamente ridotto la quota delle obbligazioni, aumentando quella del risparmio gestito. Negli ultimi tre, invece, sono diminuiti i depositi e i flussi del risparmio gestito, mentre c’è stato un consistente aumento degli acquisti di titoli di Stato.
Alla fine del 2023 il portafoglio finanziario delle famiglie italiane risultava comunque composto soprattutto dal risparmio gestito, con una quota del 28,7% (che comprende fondi comuni, assicurazioni vita e fondi pensione) – in aumento rispetto al 2010 di 6,3 punti percentuali – e dai depositi, al 24,1%, in calo di due punti percentuali e mezzo. Considerando gli investimenti delle famiglie italiane nel loro complesso, tra 2010 e 2023 i depositi sono quindi rimasti sostanzialmente invariati, mentre sono cresciuti risparmio gestito, titoli di Stato, azioni e partecipazioni e si sono nettamente ridotte le obbligazioni private.
Come preferiscono risparmiare i giovani?
Ma ecco che arriviamo all’analisi della composizione del portafoglio per età delle famiglie, da cui emergono aspetti interessanti: il più evidente è la netta diminuzione dei depositi. Stando sempre allo studio, infatti, nel 2010 il portafoglio delle famiglie con meno di 35 anni risultava composto in larga parte dai depositi, con una quota di circa l’80% del totale delle attività. Nel 2020 invece (ultimo anno per cui è indicata una composizione del portafoglio per età), per le famiglie sotto i 35 anni la quota dei depositi è scesa ai valori più bassi di sempre, poco sopra il 56%. Allo stesso tempo, per i giovani sono saliti ai massimi sia le azioni e le partecipazioni (all’8,8%), sia i fondi comuni e le gestioni patrimoniali (al 23,6%).
Lo studio sottolinea come «a tali sviluppi hanno verosimilmente contribuito la maggiore dimestichezza» dei più giovani «con le nuove tecnologie per l’investimento a distanza». Tuttavia, a incidere è stato anche «l’effetto asimmetrico dello shock pandemico sul mercato del lavoro, che ha colpito in misura più significativa le famiglie a basso reddito da lavoro e i giovani», più legate ai contratti a tempo determinato, suggerendo come la crisi e la perdita di reddito per i lavoratori più vulnerabili abbia portato a una diminuzione del risparmio (e indirettamente dei depositi).
L’analisi conferma che tra 2010 e 2023 la ricomposizione dei portafogli ha riguardato soprattutto le famiglie con redditi elevati e che vivono nelle città con oltre 500 mila abitanti, ma anche quelle con un capofamiglia under 35; molto meno, invece, i nuclei dai 65 anni in su, meno colpiti dalla crisi, con minor dimestichezza con la tecnologia e che tradizionalmente contano su un portafoglio già diversificato.