Coronavirus: il vero impatto sulla mortalità in Italia

Quanti morti ci sono davvero in Italia a causa coronavirus? Un’analisi sull’andamento stagionale della mortalità basata sui dati ufficiali.

Coronavirus: il vero impatto sulla mortalità in Italia

Qual è il reale impatto del coronavirus sulla mortalità in Italia? Quanti morti, purtroppo, sta causando questa pandemia?

Non v’è chiarezza nella rilevazione dei dati né tantomeno una risposta che possiamo definire certa. Quel che è utile fare, piuttosto, è studiare i dati che già conosciamo per cercare di scoprire i dati che, invece, non conosciamo.

In Italia, secondo i dati ufficiali forniti dalla Protezione Civile, il numero dei decessi totali per coronavirus sfiora i 27.000, il più alto in Europa. Tuttavia, tali dati prendono in considerazione esclusivamente le vittime a cui è stato diagnosticato il coronavirus, quindi coloro che sono stati sottoposti a test, il che rendere il capire il vero numero dei morti per COVID-19 ben più difficile.

Il vero numero dei morti per coronavirus in Italia

L’idea di base è quella di definire il tasso di mortalità in eccesso, ovvero lo scarto tra la media dei decessi negli anni passati rispetto a quelli che si stanno riscontrando nel periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Questo dato, in percentuale, va a definire quello che a tutti gli effetti è l’aumento del tasso di mortalità causato dal coronavirus. In teoria. Perché, nella pratica, questo scarto non si avvicina nemmeno ai numeri ufficiali delle vittime del virus, il che pone la questione che quest’ultimi siano sottostimati proprio perché, come anticipato, non tengono conto di chi non è stato sottoposto a test e di chi è morto per effetti collaterali del coronavirus, ovvero a causa del sistema sanitario ingolfato a causa della gestione dell’emergenza.

Analisi dei dati storici sulla mortalità

Tra il 1° marzo e il 4 aprile i decessi in Italia, secondo Istat, sono stati 78.757, contro i 57.882 calcolati come media per lo stesso periodo negli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019, per un aumento del 36%.

Parliamo di 20.875 morti in più rispetto a quanto la statistica lasciasse prevedere in uno scenario senza COVID-19. Nello stesso periodo (1° marzo - 4 aprile), secondo la Protezione Civile sono morte 15.328 persone a causa del coronavirus, numero che, sottratto allo scarto di cui sopra, rivela un “eccesso” di 5.547 deceduti reali, come sottolineato dall’elaborazione dei dati ad opera dell’Istituto per gli studi di Politica internazionale (Ispi). Come dichiarato dal ricercatore Matteo Villa, «qui capiamo, ancora, cosa manca per un approccio più sistematico alla Fase 2: riuscire a tener traccia delle persone decedute è cruciale per poter comprendere come stia procedendo realmente l’epidemia in ciascun Paese».

Alcune (dovute) specifiche

Ben sappiamo che affermare che tutte le 5.547 persone in più tristemente decedute nel periodo in esame siano vittime del coronavirus sarebbe semplicistico e lontano da verità, considerando anche che il dato storico medio aggregato in riferimento agli ultimi 5 anni è, per l’appunto, una semplice media aritmetica. Tuttavia, un semplice studio di questi dati rivela che i dati ufficiali delle vittime da coronavirus sono sottostimati di almeno il 36%. Saperlo è essenziale non solo per il rispetto delle vittime stesse, ma anche nell’elaborazione dei piani di gestione dell’emergenza e della Fase 2.

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