Vanguard rinnega gli ESG, è l’inizio della fine della grande ipocrisia?

Dimitri Stagnitto

13/12/2022

Uno dei maggiori fondi di investimento al mondo, Vanguard, ha appena comunicato il suo abbandono dell’iniziativa Net Zero Asset Managers (NZAM). «Non abbiamo altri obbiettivi che i rendimenti».

Vanguard rinnega gli ESG, è l’inizio della fine della grande ipocrisia?

Forse sarà un caso, forse no, ma nello stesso giorno dagli USA arrivano due notizie importantissime e forse collegate: da una parte l’annuncio del primo esperimento con delta di energia positivo nella fusione nucleare, dall’altra il fondo Vanguard che annuncia la sua uscita dalla Net Zero Asset Managers (NZAM), un’iniziativa che vincola i fondi di investimento a scegliere solo progetti a impatto ambientale nullo o positivo e più in generale secondo i criteri ESG.

L’iniziativa NZAM era nata solo pochi mesi fa, a fine 2020, e i nodi non hanno impiegato molto per venire al pettine: gran parte delle aziende che possono offrire rendimenti difficilmente possono garantire il totale rispetto dell’ambiente, se non attraverso criteri di misurazione inadeguati (per non dire ridicoli) come la semplice «impronta Co2» (che, peraltro ha dato vita ai carbon credit che hanno spinto al rialzo il prezzo dell’energia ben prima della guerra in Ucraina).

E’ chiaro infatti che un processo industriale potrebbe tranquillamente al contempo essere a impatto zero sulla Co2 (attraverso produzione energetica green in compensazione o acquistando crediti sul mercato) ma al contempo disperdere nell’ambiente sostanze inquinanti di vario genere e i cui effetti negativi sono spesso più concreti e più immediati rispetto all’anidride carbonica.

Chiaramente un sistema fondato su una così profonda ipocrisia e semplificazione non può non fare danni e, quando si parla di soldi, il produrre danni è la premessa per cui un qualcosa duri poco.

ESG e fusione nucleare
Cosa c’entra quindi l’uscita di Vanguard con il successo sperimentale sulla fusione nucleare? E’ presto detto: come abbiamo potuto constatare in questi mesi di crisi energetica, concreta o attesa che sia (certamente ai prezzi bastano anche solo le attese per schizzare), l’energia è alla base di tutto: l’esistenza di produzione, servizi, trasporti di cose o persone dipendono dalla disponibilità di energia a buon mercato. E l’energia a buon mercato inquina e anche quando è pulita certamente comporta emissioni di Co2. Tuttavia, senza di essa, si torna al medioevo.

Per questo l’aspettativa (siamo sempre lì) di poter avere la fusione nucleare presto a disposizione è l’elemento che offre il cambio di paradigma e uccide tutte le argomentazioni ipocrite sul riscaldamento globale e sulla sostenibilità.
La fusione nucleare è davvero così promettente? Come ha dichiarato oggi a Money.it il prof. Francesco Romanelli «la fusione nucleare in prospettiva è la sorgente migliore per integrarsi con le rinnovabili e per consentire la produzione di energia al tempo stesso pulita, sicura e sostenibile. Abbiamo combustibile come deuterio e litio sulla terra per andare avanti ai consumi attuali per decine di milioni di anni. Se usassimo il solo deuterio, ma con condizioni di utilizzo più estreme, potremmo andare avanti per decine di miliardi di anni

Nella prospettiva della Storia dell’umanità stiamo parlando di energia infinita a prezzi infimi e senza impatto ambientale di sorta. E’ la rivoluzione ed è a portata di mano.

E’ quindi un cambio di paradigma come quello della fusione nucleare che può mettere in ordine anche forme di vero e proprio isterismo come la Net Zero Asset Managers, il cui unico effetto è stato quello di creare un trend di moda in modo che, in un mondo in cui estrarre nuovi rendimenti reali da crescita economica era ormai impossibile, si potessero allocare soldi con la coscienza pulita, sapendo di star comunque investendo su «una buona causa».

Se davvero l’uscita di Vanguard da NZAM segnerà l’inizio di un nuovo trend avremo solo da guadagnarci: si potrà tornare a pensare all’economia in termini di crescita reale e il focus, in modo più concreto e meno ipocrita, potrà spostarsi su obiettivi che davvero possono fare la differenza come la transizione verso processi produttivi e utilizzo di materiali davvero green che possano quindi minimizzare la dispersione nell’ambiente (che sia aria, suolo o falde acquifere) di molecole inquinanti che finiscono per incidere davvero sulla nostra salute dato che finiamo, in un modo o nell’altro, per ingerirle o inalarle.

Non ci resta che sperare. Finalmente, dopo tanto tempo, si iniziano a vedere notizie che puntano nella direzione giusta.

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