Usi l’AI? Ora l’Unione Europea vuole che lo dichiari chiaramente. Ecco in che modo

Pasquale Conte

1 Agosto 2026 - 08:58

A partire da domenica 2 agosto, entrano in vigore le nuove norme dell’UE che obbligano a dichiarare contenuti generati con l’intelligenza artificiale.

Usi l’AI? Ora l’Unione Europea vuole che lo dichiari chiaramente. Ecco in che modo

L’Unione Europea vuole vederci chiaro sull’intelligenza artificiale e conferma l’arrivo di nuove norme legate all’uso di questa tecnologia. A partire dal prossimo 2 agosto, i deepfake e altri contenuti generati con l’AI dovranno essere etichettati, per avere una maggior trasparenza. Questo requisito fa parte dell’AI Act che, come da programma, verrà implementato gradualmente nei prossimi mesi.

Cosa implica tutto questo? Già a partire da domenica, le aziende saranno obbligate a dichiarare in maniera chiara ed esplicita quando gli utenti interagiscono con l’AI, chatbot inclusi. E al tempo stesso, qualsiasi immagine o testo generato dall’intelligenza artificiale dovrà avere un’etichetta visibile a tutti. Sarà possibile farlo sia tramite filigrane sia con altri indicatori di rilevamento.

Come funziona la nuova legge UE

A spiegare nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto a questa decisione ci ha pensato un funzionario dell’UE, intercettato da Le Monde.

L’intelligenza artificiale generativa consente di creare disinformazione su una scala senza precedenti. Oggi è sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

È per questo motivo che il nuovo requisito dell’AI Act entra in gioco, per mantenere le persone informate e per preservare la loro capacità di fidarsi di ciò che vedono, sentono o leggono. Ci sono però già oggi alcuni problemi emersi, uno su tutti. Le nuove regole si applicano solo all’uso professionale, dunque chi utilizza l’AI per motivi personali è esente.

A dover essere etichettati sono anche i contenuti creati per informare il pubblico su argomenti di interesse generale, se non c’è una persona fisica che li può modificare e approvare. Previste esenzioni per le opere artistiche, creative, satiriche e di finzione.

Le prime critiche alla normativa

La notizia è stata in linea generale accolta benevolmente, ma non mancano le critiche. A partire da Karen Massin di Google, secondo cui questa implementazione potrebbe rivelarsi complessa e controproducente, generando una confusione generale proprio alle persone che queste regole dovrebbero aiutare.

Se i contenuti online vengono inondati di etichette sull’AI e informative legali sovrapposte, diventa più difficile per gli utenti ottenere il contesto chiaro di cui hanno bisogno, ha dichiarato.

In molti si dicono dubbiosi sulla reale applicazione della legge, soprattutto considerando che le normative poche volte ormai riescono a stare al passo con la tecnologia. Meglio tardi che mai, affermano alcuni esperti. Resta ora da capire se aziende e creatori di contenuti sapranno adattarsi sin da subito all’etichettatura dei contenuti generati con l’AI o se partiranno le prime sanzioni previste dall’AI Act. Già dalla prossima settimana si potrà avere un primo verdetto generale.