Il problema della immigrazione irregolare torna di forza in prima pagina, dopo che l’11 maggio l’amministrazione Biden ha terminato l’uso del ‘Titolo 42’. Con questa misura, iniziata da Trump durante l’emergenza della pandemia, e poi mantenuta dal suo successore, la polizia di frontiera aveva il potere discrezionale di respingere i clandestini senza consentire loro di presentare la richiesta di asilo.
Ora il Covid non è più un rischio, secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità, e Biden ha dato il via libera al flusso di migranti eliminando lo strumento legale che, almeno formalmente, poteva frenarlo. Così dalla “emergenza sanitaria” gli Stati Uniti sono finiti in una “emergenza umanitaria”.
Negli ultimi mesi la pressione alla frontiera, sia apertamente ai valichi regolari di passaggio sia di frodo lungo tutto il Rio Grande e la linea del confine, è infatti esplosa producendo numeri record. Secondo il ministero della Sicurezza Nazionale, a marzo, gli stranieri che sono stati fermati dalle guardie di frontiera hanno superato le 162 mila unità, un aumento del 25% rispetto al mese precedente e, soprattutto, tre volte tanto la media degli “ingressi” dei mesi di marzo durante le amministrazioni dei due presidenti precedenti, Obama e Trump.
Nell’ultimo anno fiscale (dal primo ottobre 2021 a fine settembre 2022) gli attraversamenti irregolari sono stati 2,3 milioni, il massimo di sempre, e hanno generato un intasamento mai visto prima di circa 850 mila pratiche di richieste di asilo. Già questi casi richiederanno anni per essere risolti, e la lista è destinata a crescere esponenzialmente con la scomparsa del Titolo 42.
I Repubblicani in Congresso stanno valutando l’impeachment di Alejandro Mayorkas, il responsabile ‘formale’ della crisi essendo il ministro della Sicurezza Nazionale, che nelle audizioni parlamentari e nelle interviste ha preso in giro il Paese dicendo che “i confini sono sicuri”.
In verità gli agenti, numeri eccezionali del fenomeno migratorio a parte, hanno pure bloccato dei clandestini che sono nelle liste dei sospetti di terrorismo: nel corrente anno fiscale i fermi sono già 69, avviati a superare i 98 dell’anno precedente. Tra il 2017 e il 2020 c’erano stati solo otto arresti di sospetti terroristi.
Gli americani sanno chi ha la responsabilità sostanziale, politica, della debacle della immigrazione clandestina, e lo dicono nei sondaggi. Il Global Strategy Group, che peraltro è un ente di ricerca dei Democratici, ha condotto il mese scorso un sondaggio in sette Stati considerati elettoralmente fluttuanti - Arizona, Georgia, Michigan, Nord Carolina, Nevada, Wisconsin e Pennsylvania - su come il presidente sta gestendo la politica migratoria. Ben il 58% lo boccia, contro il 32% che lo approva.
La media dei sondaggi nazionali più recenti sul tema degli ingressi irregolari, raccolta da Real Clear Politics, conferma il giudizio di condanna: solo il 34,8% è soddisfatto di Biden, mentre il 58,7% disapprova il suo operato, un gap negativo di 23,9 punti percentuali.
L’immigrazione clandestina è una voce che contribuisce pesantemente a tenere bassa la stima generale della nazione verso la Casa Bianca, come mostra il sondaggio pubblicato domenica 7 maggio da ABC News/ Washington Post, in cui Biden ha toccato il minimo storico di favore con il 36%. Secondo RCP, la media dei sondaggi degli ultimi mesi sulla sua popolarità in generale è appena più alta, e comunque langue al livello storicamente basso del 42,2%, 11 punti percentuali in meno del 53,3% di americani che lo bocciano.
Il presidente, che come strategia punta sulla vittoria di Trump nelle primarie Repubblicane per batterlo ancora nel novembre 2024, sta rischiando di essere travolto proprio sul terreno in cui Trump ha lasciato l’immagine più forte di sé: quella del guerriero impegnato, fin dal suo ingresso alla Casa Bianca, a fermare gli illegali con il famoso Muro e con leggi più restrittive. A prescindere dai risultati concreti ottenuti o meno (il Muro non era stato completato, però i flussi erano stati frenati), nel vissuto dell’opinione pubblica Donald aveva messo il problema al centro della sua politica domestica contro gli irregolari e a difesa dei confini.
Nella misura in cui il problema dei clandestini straripa dagli Stati di confine in tutto il resto del Paese, l’approccio lassista dei ‘confini aperti’ promosso da Biden è destinato a ritorcersi contro di lui. E a favorire Trump. Da mesi i governatori Repubblicani del Texas e dell’Arizona, ma anche vari sindaci Democratici come quello di El Paso (Texas) stanno mandando bus a Washington, New York, Chicago con un carico umano di migranti insostenibile per i municipi di destinazione.
Per mesi gli Stati di confine con il Messico hanno subito gli ingressi delle migliaia di migranti ammessi in America dalle autorità federali. Poi hanno reagito, spedendo le famiglie di migranti, a migliaia e poi a centinaia di migliaia, nelle città “santuario”. Si chiamano così le municipalità gestite da amministrazioni di sinistra che un tempo, quando i clandestini negli Usa erano complessivamente in numero più contenuto, si facevano moralmente belle della loro accoglienza generosa. Oggi i nodi della politica “no confini” di Biden sono però venuti al pettine, e stanno mettendo i sindaci Democratici degli Stati lontano dal Messico con le spalle al muro.
Eric Adams, sindaco di New York, fatica a trovare alberghi in cui sistemare le famiglie sudamericane in continuo arrivo, e deve tagliare le spese per i servizi dei propri cittadini legali e dirottare risorse dal bilancio per mantenere i clandestini generati da Biden. Il 10 maggio il New York Post ha riportato una voce secondo cui l’amministrazione municipale starebbe valutando persino di costruire una tendopoli di emergenza a Central Park.
Il presidente, da parte sua, sta disperatamente cercando di tamponare la crisi politica e d’immagine che sta montando contro di lui, ma non fa nulla per affrontare il merito della questione. Infatti ha deciso di spedire sul confine meridionale 1500 soldati federali, ma non per arrestare i clandestini. Questi “rinforzi” dovranno svolgere compiti d’ufficio liberando gli agenti frontalieri dalle incombenze burocratiche legate alle procedure di ammissione: di fatto, i marines di Biden faranno gli assistenti della resa americana all’invasione dei clandestini.