L’uomo più ricco della Turchia lo è diventato grazie allo yogurt. Il sogno americano che prende vita tra impegno sociale e memoria familiare.
Per avere successo e ottimi guadagni non servono per forza nuove invenzioni o progetti all’avanguardia. Spesso partire dalla semplicità e da prodotti già conosciuti si rivela una chiave vincente per la fortuna. Lo sa bene Hamdi Ulukaya, che è diventato l’uomo più ricco del suo Paese con lo yogurt. Emigrato negli Stati Uniti dalla Turchia con appena 3.000 dollari ha fondato un’azienda che oggi fattura più di 2 miliardi di dollari l’anno, continuando a portare avanti una missione tanto semplice quanto potente: far non solo coesistere ma anche incontrare capitalismo e spirito umanitario.
E di fatto Hamdi Ulukaya continua ad accumulare profitti, tanto da fregiarsi del titolo di uomo più ricco della Turchia, ma pure a impegnarsi direttamente nel sociale. Non a caso, viene ormai conosciuto come l’anti-Ceo (dal titolo dell’omonimo Ted Talk dell’imprenditore), poiché mette al primo posto il valore umano e non il profitto. Una filosofia di vita e lavoro davvero encomiabile, ma soprattutto vincente, visti i numeri dell’azienda.
La favola di Hamdi Ulukaya
La storia di Hamdi Ulukaya è quanto di più simile possibile a una favola moderna, anche se non significa che per arrivare al lieto fine siano mancati sacrifici e impegno. Hamdi Ulukaya, di origine curde, nasce a Ilic (un piccolo villaggio nell’Anatolia) nel 1972 da una famiglia di pastori semi-nomadi. Cresce con i 6 fratelli in mezzo a latte e formaggi, respirando fin dalla più tenera età i sapori genuini offerti dalla sua terra, i profumi della natura e il lavoro tradizionale. Mentre pascola tra le montagne con la famiglia, però, Hamdi Ulukaya continua a frequentare la scuola e anche con ottimi risultati. È proprio uno dei suoi insegnanti a cambiargli la vita senza saperlo, consigliandogli di presentare la richiesta per una borsa di studio a 11 anni.
Alla fine, Ulukaya diventa il primo della famiglia a proseguire gli studi frequentando l’Università di Ankara e durante gli studi si mette in viaggio per gli Stati Uniti, solo 3.000 dollari in tasca, per fare esperienza e perfezionare la conoscenza della lingua inglese. Per mantenersi all’estero ha continuato a lavorare, svolgendo professioni umili, finché uno dei professori gli assegna un saggio sulla produzione e lui decide di parlare della feta, che conosce alla perfezione. Competenze e passione che non sfuggono al professore, il quale decide di invitarlo a lavorare presso la propria fattoria. Un altro tassello che segna il cammino di Hamdi Ulukaya, anche perché proprio in questo periodo si accorge che la feta di qualità scarseggia negli States.
Durante una visita del padre non trova un formaggio pari a quello prodotto in Turchia e proprio da questo incontro nasce l’idea di Euphrates. La prima azienda di Ulukaya, fondata sotto il consiglio paterno nel 2002, consiste semplicemente nella vendita ambulante di feta da latte vaccino. Non manca l’impegno a Ulukaya, che gira l’East Coast su un camioncino malconcio, e neanche la perseveranza, quando il primo tentativo imprenditoriale finisce in rovina.
L’uomo più ricco della Turchia grazie allo yogurt
Hamdi Ulukaya non si è arreso e nel 2005 ha fondato Chobani (da çoban, “pastore” in turco). L’idea è nata dall’annuncio di vendita di una fabbrica di yogurt a New York, che è riuscito ad acquistare con un programma di sostegno statale, e portare al successo contro ogni previsione. Ulukaya ha fatto tutto ciò che il modello imprenditoriale classico evita come la peste. Ha speso grandi quantità di denaro prima di poter solo immaginare di vendere, si è concentrato sul piccolo senza grandi piani di business mentre si relazionava direttamente con i consumatori. Per la produzione dello yogurt ha fatto viaggiare dalla Turchia agli Stati Uniti un mastro-yogurtaio di fiducia e insieme hanno lavorato per 2 anni per arrivare a un prodotto giudicato soddisfacente.
Ulukaya è stato presente e partecipe in ogni fase, anche guidando sotto la tormenta per andare ad acquistare un particolare macchinario. Ha inviato campioni gratuiti dove poteva, sfidando il palato americano abituato a sapori più dolci e artificiali e alla fine ha conquistato più del 50% del mercato Usa dello yogurt. Oggi arriva anche in Europa, con un’offerta allargata che comprende snack e prodotti a base di yogurt, ma non si allontana mai dalle radici.
Fin dall’inizio ha assunto e formato immigrati e rifugiati di guerra (che rappresentano peraltro i maggiori destinatari delle sue donazioni di beneficenza), sostenendo il personale in un modo che poche realtà aziendali possono dire di imitare. Un salario minimo di 15 dollari l’ora e dal 2016 anche il 10% delle azioni della società, convinto del suo approccio etico e dell’importanza dell’equilibrio. Nel 2019 ha infatti dichiarato a Forbes:
Se sei corretto con le tue persone, se sei corretto con la tua comunità, se il tuo prodotto è quello giusto, allora sarai più redditizio, sarai più innovativo, avrai persone più appassionate che lavorano per te e una comunità che ti supporta nella tua attività.
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