E se il mercato stesse guardando altrove proprio mentre si crea un’opportunità? E se il rumore geopolitico stesse coprendo un segnale molto più rilevante per chi investe? E se il vero rischio non fosse entrare, ma restare fuori?
Tre quesiti su uno dei comparti più vantaggiosi nella storia dell’S&P 500 (azioni USA) che sembrano convergere verso un unico quesito: l’opportunità di un ribasso sul valore di borsa.
Ma cosa significa veramente per te e il tuo portafoglio?
Il paradosso del settore tecnologico
Nel giro di poche settimane, la percezione del settore tecnologico ha subito una trasformazione radicale, quasi schizofrenica.
Fino a poco tempo fa, il dibattito dominante ruotava attorno a un presunto eccesso valutativo, con analisti e commentatori che iniziavano a evocare parallelismi sempre più espliciti con la bolla dot-com. L’importanza crescente delle big tech all’interno dell’S&P 500 veniva visto come una distorsione strutturale, capace di alterare l’intera struttura dell’indice e di alterarne l’equilibrio storico.
In quel contesto, il tema centrale era uno solo: i multipli erano troppo elevati. In particolare, il rapporto P/E, ovvero il Price to Earnings ratio, veniva osservato con crescente preoccupazione. Questo indicatore misura quante volte gli utili sono prezzati dal mercato, ed è calcolato dividendo il prezzo di un’azione per gli utili per azione (EPS). Più il valore è alto, più il mercato sta pagando per ogni unità di profitto generata dall’azienda.
Non solo i P/E correnti apparivano tirati, ma anche i P/E forward, ossia quelli basati sulle stime future degli utili, suggerivano aspettative molto ambiziose. Il P/E forward si calcola utilizzando gli utili attesi nei prossimi 12 mesi anziché quelli storici, rendendolo uno strumento estremamente sensibile alle revisioni delle previsioni.
Ed è proprio qui che nasce la narrativa della bolla AI. L’idea che l’entusiasmo attorno all’intelligenza artificiale stesse gonfiando in maniera artificiale le valutazioni, scollegandole dai fondamentali reali.
Dove è finita la narrativa della bolla
Oggi, tuttavia, quella narrativa sembra essersi improvvisamente dissolta. L’attenzione del mercato si è spostata su altri fronti, in particolare sul rischio geopolitico legato all’Iran, che ha catalizzato il flusso informativo e la percezione del rischio globale.
Questo spostamento dell’attenzione non è irrilevante. Nei mercati finanziari, ciò che viene ignorato spesso conta quanto ciò che viene osservato. Ed è proprio in questo vuoto narrativo che emerge un insight quasi ironico.
Se si analizzano le valutazioni forward del comparto tecnologico, il quadro appare profondamente diverso rispetto a poche settimane fa.
Valutazioni e ritorno alla media
Utilizzando i P/E forward, e quindi incorporando le aspettative sugli utili futuri, il settore tecnologico si colloca oggi in prossimità di quello che in statistica viene definito ritorno alla media. Questo concetto descrive la tendenza di una variabile a convergere verso il proprio valore medio storico dopo periodi di deviazione.
Nel caso specifico, significa che i multipli del settore tech, se confrontati con la loro distribuzione storica, si posizionano attorno al 50° percentile su un orizzonte di 10 anni e solo leggermente sopra su base ventennale.
In altre parole, metà del tempo negli ultimi dieci anni il settore è stato più caro di oggi, e metà del tempo più economico.
Questo dato è particolarmente rilevante se si considera che stiamo parlando di un settore earning-driven, ossia di un comparto la cui performance è guidata prevalentemente dalla crescita degli utili e dei ricavi. In questi settori, i driver della crescita azionaria sono legati all’espansione dei margini, all’innovazione tecnologica, alla scalabilità dei modelli di business e alla capacità di reinvestire capitale a rendimenti elevati.
Il fatto che tali aziende si trovino oggi su livelli valutativi medi, dopo anni di crescita strutturale, rappresenta un elemento che merita attenzione.
Il confronto con i settori difensivi
Ancora più interessante è il confronto con altri comparti. I settori difensivi, che hanno beneficiato di una forte domanda in seguito alle tensioni geopolitiche, presentano oggi valutazioni decisamente più tirate.
Segmenti come i consumi, tradizionalmente percepiti come rifugi nei momenti di incertezza, risultano paradossalmente più cari rispetto al tecnologico.
Questo ribaltamento della percezione è emblematico. Ciò che ieri era considerato eccessivo oggi appare equilibrato, mentre ciò che era visto come prudente inizia a incorporare premi elevati.
Il nodo cruciale delle aspettative
Tuttavia, parlare di “sconto” nel mondo azionario è sempre un esercizio complesso. L’equità di un titolo o di un settore non è mai un dato oggettivo, ma una funzione delle aspettative future.
Ed è qui che entra in gioco un elemento fondamentale: la guidance. Con questo termine si intendono le indicazioni fornite dal management delle aziende riguardo alle prospettive future di ricavi, utili e margini.
Le valutazioni forward dipendono in maniera critica da queste aspettative. Basta una revisione al ribasso della guidance per determinare un aumento immediato del P/E forward, anche a parità di prezzo, perché il denominatore, ossia gli utili attesi, diminuisce.
Di conseguenza, il fatto che oggi il settore tecnologico appaia su livelli valutativi medi potrebbe non essere il risultato di una dimenticanza del mercato, ma piuttosto l’espressione di una previsione implicita: una possibile contrazione degli EPS forward.
Gli EPS forward rappresentano gli utili per azione attesi nei prossimi periodi. Se il mercato prezza una loro riduzione, allora le valutazioni attuali incorporano già uno scenario più prudente.
Scenario e interpretazione
La vera domanda, quindi, non è se il settore tecnologico sia a sconto, ma perché lo sia.
Se si ritiene che le tensioni geopolitiche possano avere un impatto significativo sui bilanci aziendali, riducendo la crescita economica e comprimendo i margini, allora le attuali valutazioni sono coerenti con un contesto di rallentamento.
Se invece si considera che tali fattori non incideranno in modo sostanziale sulla capacità delle aziende tecnologiche di generare utili, allora il quadro cambia radicalmente.
In questo secondo scenario, si potrebbe configurare una dislocazione tra prezzo e fondamentali, e quindi una potenziale opportunità valutativa.
Conclusione
Non esistono risposte semplici quando si parla di mercati. Le valutazioni sono sempre il risultato di un equilibrio fragile tra aspettative, narrativa e realtà.
Comprendere cosa sta realmente prezzando il mercato richiede uno sforzo analitico che va oltre le apparenze e oltre il rumore del momento.
In un contesto in cui l’attenzione si sposta rapidamente da un tema all’altro, mantenere una visione lucida diventa il vero vantaggio competitivo.
Non si tratta di inseguire opportunità, ma di capire quali rischi sono già incorporati nei prezzi e quali, invece, potrebbero emergere quando sarà troppo tardi per reagire.