Una nuova (possibile) crisi minaccia i mercati finanziari

Tommaso Scarpellini

22 Aprile 2025 - 15:47

Le big tech rallentano sugli investimenti nei data center: un segnale che potrebbe incrinare la fiducia nel settore AI e scatenare nuove turbolenze sui mercati azionari USA.

Una nuova (possibile) crisi minaccia i mercati finanziari

L’intelligenza artificiale era l’ultima grande certezza in un mercato pieno di incognite. Ma ora segnali sempre più evidenti indicano che anche questa narrazione potrebbe crollare.

E se a tremare non fosse più solo l’economia, ma proprio il cuore tecnologico che finora ha tenuto a galla l’intero mercato? È ciò che potrebbe già essere iniziato a succedere e nessuno ne sta ancora parlando abbastanza.

Il segnale ignorato: stop ai data center

La scorsa settimana ha portato con sé un segnale preoccupante che rischia di essere sottovalutato.

Le azioni di Amazon (AMZN) sono scese di oltre il 3,5%, segnando una delle peggiori performance tra i big della tecnologia. La notizia che ha fatto partire le vendite? Wells Fargo ha sospeso alcuni contratti di locazione di data center, in particolare quelli internazionali. Il fatto in sé, preso isolatamente, potrebbe sembrare una decisione operativa di poco conto. Ma il mercato ha reagito con diffidenza.

AMZN, 1W AMZN, 1W Grafico a candele settimanali del titolo AMZN. Fonte: baha.com

La domanda che ha iniziato a circolare fra gli operatori più attenti è stata: “Aspetta un attimo, stiamo dicendo che anche il segmento AI, finora visto come l’unico salvagente del mercato, potrebbe rallentare?” Se così fosse, ci troveremmo davanti a un paradosso pericolosissimo: valutazioni di mercato elevate (P/E forward ancora su livelli superiori alla media storica) con una crescita potenzialmente in frenata proprio nei settori su cui era puntata tutta la fiducia.

Non è solo Amazon

La vera inquietudine nasce quando si scopre che non si tratta di un caso isolato. Anche Microsoft (MSFT), altra colonna portante dell’AI, ha iniziato a rivedere i propri piani di espansione infrastrutturale. Sia Amazon che Microsoft stanno rinegoziando contratti di locazione, valutando la sostenibilità dei costi legati alla crescita esponenziale dei data center. E sebbene per ora si tratti di piccole modifiche strategiche, è lecito chiedersi: e se fosse solo l’inizio?

Nel settore dell’AI, i data center sono l’equivalente dei dipendenti per le aziende manifatturiere: senza di loro, l’intero sistema produttivo si inceppa. Una contrazione degli investimenti in questa direzione potrebbe anticipare una frenata degli utili futuri. Se così fosse, saremmo di fronte a una dinamica simile a un licenziamento di massa nel mondo industriale, solo che stavolta, riguarda i server.

Meta e Google: ultimi baluardi?

Per ora, Meta (META) e Alphabet (GOOG) sembrano ancora fiduciose. Entrambe le aziende hanno ribadito l’impegno a proseguire nello sviluppo dei loro data center, convinte che il peso dell’AI nei loro modelli di business continuerà a crescere.

La vera bolla è nella fiducia

Non siamo ancora al punto di rottura. Ma la fiducia nel settore AI, e nei data center in particolare, è un asset intangibile che il mercato ha prezzato con generosità. Se dovesse incrinarsi anche questa certezza, la reazione potrebbe essere violenta, perché colpirebbe proprio il pilastro su cui si è retta finora l’intera struttura del mercato USA.

Fra tutte le cose negative che oggi minacciano Wall Street, questa è in assoluto la più pericolosa: il possibile rallentamento del settore più grande e previsto maggiormente in crescita.