La Bolivia sta affrontando una crisi economica e finanziaria tra le peggiori della sua storia.
La crescita del PIL è ai minimi degli ultimi vent’anni, alla quale si aggiungono la recessione economica, una crisi dei pagamenti, un’inflazione galoppante e un alto tasso di disoccupazione.
La Banca Centrale Boliviana sta rimanendo a corto di valuta estera, in particolare di dollari statunitensi, così utili - almeno per ora - per la stabilità finanziaria e l’attenuazione della volatilità sul mercato. Gli ultimi scandali che hanno coinvolto la produzione energetica della Bolivia, uniti alla carenza di gas naturale ed elettricità in aree remote ormai da mesi, non fanno che peggiorare la gravità della situazione.
Ma non è tutto. La Bolivia è ora anche l’ennesimo terreno di gioco dello scontro USA-Cina. Le relazioni tra La Paz e Washington si sono di recente inasprite con il governo socialista. Così, la Cina è accorsa, individuando l’ennesima occasione per aumentare il suo peso nel Sud America.
Non è la prima volta. Pechino ha fornito il suo aiuto alla Bolivia anche in passato, l’ultima volta durante la crisi scatenata dalla pandemia, quando la Cina ha regalato milioni di dosi di vaccino alla popolazione boliviana.
Un destino già scritto. Il sostengo finanziario e gli investimenti strategici della Cina salveranno la Bolivia dalla crisi economica peggiore degli ultimi tempi e Pechino trarrà il massimo dalla partnership attenuando la dipendenza economica di La Paz dagli Stati Uniti.
La mano di Pechino su La Paz
Le riserve boliviane di dollari sono scese da 15 miliardi a 2 miliardi di dollari. In tutta risposta, la Cina ha fornito alla Bolivia sempre più yuan. La Paz ora può utilizzare la valuta cinese per i pagamenti commerciali, inaugurando un processo di de-dollarizzazione del commercio e sfuggendo ad almeno alcuni degli effetti della sua crisi economica. Attualmente circa il 10% del commercio boliviano avviene in yuan. La Bolivia si sta ispirando ad Argentina e Brasile, che hanno de-dollalarizzato parte della propria economia per ridurre la dipendenza dai mercati guidati dagli Stati Uniti e diversificare il profilo economico e finanziario.
Attraverso il Forum della Cina e la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (noto come Forum Cina-CELAC), la Bolivia è diventata un partner sempre più stretto per la Cina, che estende così il suo potere in una regione precedentemente dominata dagli Stati Uniti. In occasione del decimo anniversario del Forum, i colloqui tra Pechino e La Paz si sono fatti di concentrati e frequenti. A fine di aprile, il ministro degli Affari esteri della Bolivia, Celinda Sosa Lunda, è volata in Cina per discutere della crescita del partenariato commerciale ed economico.
Sosa Lunda e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi hanno discusso del possibile ingresso della Bolivia nel blocco dei BRICS. Hanno rafforzato la reciproca posizione contro “l’egemonia e il bullismo” degli Stati Uniti e discusso di investimenti provvisori nelle infrastrutture nell’ambito della Belt and Road Initiative.
L’assistenza e il commercio degli Stati Uniti con la Bolivia, intanto, risulta essere in costante calo dall’inizio degli anni 2000. Ed offi è la Cina - e non più Washington - il partner commerciale principale della Bolivia, con un rapporto di circa cinque a uno.
Con il disastro economico e finanziario che si fa sempre più grave, la Cina ha concesso nuovi prestiti e investimenti al governo Boliviano. Nell’ultimo anno, la Cina ha firmato un accordo da 1,4 miliardi di dollari per garantirsi che un consorzio di tre società statali cinesi possa estrarre il litio boliviano attraverso una serie di impianti industriali. La Bolivia vanta, infatti, le riserve di litio più grandi al mondo.
Un prestito di 350 milioni di dollari da parte della Export-Import Bank of China, rimborsabile in 20 anni a un tasso di interesse del 2%, ha permesso alla Bolivia di costruire un impianto di raffinazione dello zinco, una delle esportazioni principali del Paese. Nonostante il rallentamento della produzione e i problemi logistici con le esportazioni di energia, il sostegno della Cina sta supportando La Paz nell’affrontare la crisi economica.
Alla luce di tutti questi prestiti e investimenti, la Cina ora è la fonte di credito estero principale della Bolivia, sebbene rappresenti ancora una piccola parte del suo debito estero complessivo. Anche le riserve di yuan della Bolivia stanno crescendo, sia nominalmente che come quota parte delle sue riserve totali di valuta estera, con la valuta cinese come quella a più rapida crescita nelle riserve estere della Banca Centrale Boliviana. Anche i consumatori e gli imprenditori boliviani scelgono lo yuan rispetto al dollaro per fare affari e commerciare. Il governo del presidente Luis Arce, come i capi di altri governi sudamericani, valuta ciò come una “opzione alternativa” alla “crisi di liquidità del dollaro”.
Questo sostegno - a dir poco tempestivo - da parte della Cina con ogni probabilità spingerà la Bolivia verso un ordine regionale alternativo, in cui gli stati sudamericani guidati da governi di sinistra si affidano alla Cina invece che agli Stati Uniti per assistenza e partnership.
Arce ha rafforzato questa idea in un’intervista con CGTN America, un media cinese controllato dallo Stato, occasione in cui ha dichiarato che “la Cina proviene da un governo popolare…che si prende cura delle persone” e che la Bolivia fa parte di un gruppo di “molti Paesi che stanno cercando di creare un mondo diverso, un mondo più equo, più giustizia nel mondo”.
Diventa sempre più palese il piano del Dragone rosso per rafforzare la sua posizione sui Paesi non occidentali, tentando di costruire una posizione di rappresentante del Sud del mondo.