Lungi dall’essere definitivamente risolta, la crisi mediorientale continua a tenere banco sui mercati finanziari. In verità sono tanti i market movers di questi giorni tra crisi politiche, di fiducia nei debiti pubblici, e tensioni economiche varie. In questo marasma di cose gli yield sui bond sovrani sono risaliti repentinamente su tutti i fronti, specie in Stati come gli States e il Regno Unito. I rispettivi decennali si sono portati, nell’ordine, al 4,587% e al 5,022% e “per fortuna”, verrebbe da dire, si tratta di titoli ad elevato rating.
Le cose non vanno meglio per i titoli denominati nell’eurovaluta. Ad esempio il BTP 10Y rende sul 3,84%, mentre i pari durata francese (OAT), spagnolo (Bonos) e tedesco (Bund) rispettivamente il 3,88%, il 3,53% e il 3,1%. Tra quelli emessi dalla Repubblica Federale di Germania, in particolare, ecco un titolo di Stato in euro a medio termine a sconto dell’8,1% e sicuro più di una cassaforte.
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Puntare sulla cedola o sul movimento dei prezzi obbligazionari?
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari sta portando alla generale discesa dei corsi dei titoli, specie se a cedola fissa. Un discorso che vale tanto per i titoli corporate e sovrani, e che si distingue a seconda della solidità del debitore, la cedola nominale annua, la durata residua.
Il perché della loro volatilità è presto detto e risiede nelle cedole bloccate fino al termine. Se i tassi di mercato salgono, o i market movers lasciano presagire un simile trend, le cedole fisse dei titoli già in circolo sono meno attraenti di quelle in arrivo. Quindi gli operatori liquidano i vecchi titoli per avere liquidità da reinvestire nei futuri prodotti più redditizi, producendo al contempo altri due effetti contrapposti:
- fanno scendere il prezzo dell’obbligazione, altrimenti non la vendono;
- fanno salire lo yield allineandolo ai rendimenti correnti.
In generale, più il bond è lontano dalla scadenza e più il suo prezzo oscillerà. Inoltre, più misera è la sua cedola e minore sarà la sua domanda di mercato rispetto ad altri titoli pari durata ma con tassi nominali annui più ricchi.
Invece i titoli a cedola variabile come i BTP Italia, agganciati al tasso di crescita dell’inflazione nazionale ISTAT, subiscono movimenti dei prezzi più contenuti. Qui le tensioni di comparto si scaricano soprattutto sui coupon pro tempore e non nei corsi, che risultano più stabili. A semplificare, qui a variare è il flusso cedolare e non i prezzi, per cui si configura una casistica inversa ai bond a tasso fisso.
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Stato sovrani dall’elevato rating e tassi allo 0,00%
Strano ma vero, sul mercato vi sono ancora tanti titoli sovrani aventi una certa durata residua e che non pagano interessi. Appartengono a Stati o Istituzioni dall’elevato rating che si sono indebitati a medio e lungo termine senza la previsione di interessi attivi. A inizio decennio il costo del denaro era nullo, per cui vi furono tante emissioni con tassi cedolari annui allo 0,00%. A fare una metafora, una sorta di zero coupon tipo i BOT ma dalla durata in origine decisamente più lunga.
Poi quando lo scenario è mutato e gli yield sono tornati a salire, i loro corsi sono sprofondati sul mercato secondario. Vediamone alcuni tra i vari in circolo, variando per duration, durata residua ed emittente:
- Austria Tf 0% Oct40 Eur, codice ISIN AT0000A2KQ43: al momento prezza 59,06 per un effettivo a scadenza del 3,72%;
- Bund Tf 0% Oct40 Eur, identificativo DE0001102481: prezza a 42,2 per uno yield del 3,62% annuo lordo a scadenza;
- OAT Tf 0% Mg32 Eur, matricola FR0014007L00: quota 82,41 e rende il 3,27% a scadenza;
- Belgium Tf 0% Oct31 Eur, ISIN BE0000352618: rende il 3,09% effettivo a scadenza in virtù dei corsi attuali a 84,79;
- EIB Tf 0% Gn27, codice ISIN XS2168048564: l’obbligazione della European Investment Bank prezza sui 97,26 per uno yield del 2,63%.
Chi compra queste obbligazioni prive di interessi?
Il fatto che manca l’interesse periodico non vuol dire che manchi anche l’interesse verso queste tipologie di obbligazioni.
Ad esempio questi “zero coupon” a lunga scadenza trovano posto nei portafogli di investitori istituzionali come fondi pensione e compagnie assicurative. Per essi si tratta di acquisti strategici tesi a neutralizzare le loro passività di lungo termine e immunizzare il portafoglio dal rischio di tasso di interesse.
Gli investitori più aggressivi e dinamici ne sfruttano invece la duration e volatilità per lucrare sui movimenti dei prezzi. Tuttavia, essi ricercano anche la liquidità giacché la fluidità degli scambi è un prerequisito per entrare e uscire da simili titoli. Pensiamo all’Austria Tf 0,85% Gn2120 Eur che in media scambia controvalori giornalieri tra 1-3 milioni di €.
Infine ci sono i piccoli investitori privati che li acquistano o per la costituzione di un dato capitale a data futura o per ottimizzare la fiscalità del portafoglio. Alla scadenza, infatti, otterranno una plusvalenza che potranno sfruttare per recuperare possibili minusvalenze pregresse su altri strumenti finanziari.
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Un titolo di Stato in euro a medio termine a sconto dell’8,1% sicuro più di una cassaforte
Vediamo adesso un titolo di Stato emesso dalla Repubblica Federale di Germania Repubblica il 12/07/’19 (ISIN DE0001102473) e in scadenza il 15/08/’29. Si tratta di un Bund decennale in origine a cui residuano altri 3 anni e 3 mesi scarsi prima del suo ritiro definitivo. Un discreto compresso “temporale” per evitare di restare a secco di cedole per tanti anni.
Il titolo paga lo 0,00% annuo lordo, cioè non paga niente, e addirittura in emissione esitò un rendimento negativo dato che fu collocato a 102,64 centesimi.
In pratica chi lo comprò in origine non ha mai incassato 1 € dall’emittente ed è sicuro che a scadenza avrà due perdite:
- quelle legate al valore di rimborso a 100, alla pari, inferiore a quello di acquisto;
- la perdita di potere d’acquisto dovuto al fatto che 1.000 € nominali nell’estate del 2019 valevano molto di più dei 1.000 € che riceverà indietro tra 38-39mesi.
Tuttavia, oggi il titolo lo si compra a 91,90 centesimi, a sconto del’8,1% sul prezzo di rimborso finale, che è poi la fonte del suo guadagno. Ai corsi attuali rende effettivo il 2,66% annuo lordo e, più in generale, potrebbe essere speso per finalità di portafoglio di cui sopra. Soffre di scarsi scambi sul secondario, mentre ha una duration contenuta al 3,15 con i prezzi min-max del ’26 che ad oggi si attestano a 91,21 e 93,14. Sono relativamente stabili, quindi, a cui si aggiunge l’elevato rating tripla A a conferir loro un grado di rischio probabilmente più basso di quello di una cassaforte fisica.