Un Treasury USA con rendimento al 3,92% (e il cambio euro/dollaro potrebbe raddoppiare il guadagno)

Stefano Vozza

30 Giugno 2026 - 06:33

Come coniugare un buon rendimento obbligazionario a scadenza con i possibil movimenti valutari a breve termine

Un Treasury USA con rendimento al 3,92% (e il cambio euro/dollaro potrebbe raddoppiare il guadagno)

Dopo un avvio d’anno con il vento in poppa, la moneta unica sta vivendo settimane d’affanno. Il riferimento è contro la principale moneta mondiale, il dollaro USA, il cui rapporto ha vissuto fasi alterne da gennaio ad oggi. Un trend a fasi alterne dominato da più market movers, come il differenziale dei tassi FED e BCE, e variabili reali come PIL, occupazione, inflazione, saldo della bilancia commerciale. Poi altre più “soft” tipo la geopolitica o il rischio percepito a livello mondiale con il classico rifugio nelle valute forti come l’Usd e il franco svizzero, per esempio.

Per gli investitori in bond, invece, le dinamiche valutarie possono aggiungere altro gain ai possibili movimenti di mercato e la certezza del rateo pro tempore. Vediamo allora un titolo di Stato a 5 mesi con ricco yield al 3,92% che potrebbe raddoppiare.

Le caratteristiche del titolo di Stato USA a tasso fisso

Analizziamo il Treasury USA Tf 1,25% Nv26 con identificativo ISIN US91282CDK45, quotato e negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana. È un ex quinquennale in origine (30/11/’21) giunto agli sgoccioli dato che verrà rimborsato il prossimo 30 novembre, tra 156 giorni. Alla lettera, un investimento di brevissimo periodo anche per contenere il rischio valutario connesso all’obbligazione, o almeno si spera.

Sta maturando l’ultima cedola, l’unica di cui i neo sottoscrittori potrebbero beneficiare da qui al termine. Vediamo a quanto ammonta. Il tasso cedola su base annua è dell’1,25%, lo 0,625% su base semestrale (0,5468% al netto del 12,50% di trattenuta). Quindi risulta più interessante vedere qual è il rateo lordo già maturato dato che, per sottrazione, il suo complemento sarà il futuro guadagno. Meglio, una prima base di partenza, peraltro certa.
Al 26 giugno il rateo lordo già conseguito è dello 0,09904% per cui ne residua un altro 0,525% circa.

L’altra certezza è data poi dal futuro recupero delle quotazioni a 100, il valore di rimborso finale. Venerdì 26 l’obbligazione ha chiuso l’ottava a 98,89 Usd, per un rendimento effettivo a scadenza del 3,92% (all’incirca il 3,4% netto).

Il rapporto euro/dollaro nei primi 6 mesi del 2026

È un ritorno di tutto rispetto data la durata residua e la certezza di due componenti da qui a 5 mesi. A titolo di raffronto, il BOT a 5 mesi rende intorno al 2,35%, un punto e mezzo in meno sul pari durata a stelle e strisce.
Tuttavia, a indorare il tutto potrebbe sommarsi un terzo ingrediente a scadenza, il cambio Eur/Usd. Si tratta di una variabile incerta a tutti gli effetti visto che nessuno può dire quale sarà il cross effettivo a quella data.

Per farci un’idea approssimativa vediamo come si è comportato da gennaio a oggi e quali previsioni a breve danno gli analisti. I valori min-max delle 6 candele mensili ’26, con quella di giugno in corso di formazione, ma in buona parte già acquisita, sono (fonte: Investing):

  • gennaio: 1,1572–1,2079;
  • febbraio: 1,1742–1,1929;
  • marzo: 1,1411–1,1800;
  • aprile: 1,1505–1,1849;
  • maggio: 1,1576–1,1797;
  • giugno: 1,1325–1,1666. Al tempo dell’articolo: 1,1416.

È evidente come il minimo di giugno coincida, ad oggi, anche il minimo dell’anno, mentre il massimo è stato segnato a gennaio. Anzi, se si osservano i sei massimi si nota (dal grafico è più visibile) una sequenza decrescente. Tuttavia, su un timeframe “più serio”, cioè più lungo, si nota come da febbraio ’25, e ancor più da settembre ’22, l’euro stia man mano rubando forza al dollaro. Quattro anni fa erano più o meno sulla parità, cioè 1 a 1. Ad ogni modo, il timeframe dell’analisi deve essere parametrato al tempo del proprio trade.

La variabile cambio sulle obbligazioni in valuta

Dopo un avvio di slancio, la debolezza annua della moneta unica è divenuta più palese dalla primavera, quale effetto di più eventi messi assieme. Uno riguarda la divergenza dei rendimenti obbligazionari aldiquà e aldilà dell’Atlantico, alimentata dalla forte inflazione del biglietto verde. Per avere un riferimento, oggi il costo del denaro è del 2,25% in casa BCE e del 3,50-3,75% presso la FED. Ovvio che i capitali si spostano dove il guadagno è maggiore, e per investire in T-Bond bisogna prima comprare dollari, la cui domanda ne fa salire il prezzo.

Un altro contributo è arrivato dalla debolezza di due pesi massimi come Germania e Francia, le cui economie crescono meno del previsto. E la moneta, si sa, è espressione di forza dell’area economica e valutaria che rappresenta. Anche la guerra di marzo in Medio Oriente ha messo lo zampino negli acquisti del dollaro, un classico nei momenti di forti incertezze. C’è chi lo definisce il “fly to quality”, anche se c’è da interrogarsi del “quality” di una moneta stampata in quantità industriali. Infine un loro coinvolgimento lo hanno avuto i dazi protezionistici, un fattore controverso nel senso che è una variabile poco univoca e molto equivoca. Cioè i dazi danneggiano più chi li impone o chi li riceve? Forse entrambi, sia pure in rapporti differenti tra uno Stato e un altro.

Un titolo di Stato a 5 mesi con ricco yield al 3,92% che potrebbe raddoppiare

Tuttavia, per il potenziale acquirente europeo del T-Note Usa Tf 1,25% Nv26 la vera domanda è un’altra: che farà l’Usd da qui a fine novembre? Se avrà la forza di apprezzarsi ulteriormente arriverebbe una terza componente di guadagno oltre il rateo residuo e la plusvalenza finale.

Le stime non sono concordi e si dividono tra scenari rialzisti e ribassisti per l’Usd. Quest’ultimi, in minoranza per la verità, vedono il cross €/$ a 1,22 per fine anno fiduciosi di prossimi, nuovi stimoli fiscali nell’Eurozona. Gli altri, invece, vedono un possibile consolidamento del trend in atto con rapporti in area 1,10–1,12 a fine ’26. A suffragio delle loro tesi sostengono che la Fed potrebbe mantenere alti, e più a lungo, i tassi per tenere a bada l’inflazione domestica USA.

Secondo l’Agenzia di Previsioni Economiche, il cross €/$ a fine novembre dovrebbe essere 1,117 con valori min-max mensili a 1,100–1,134. Cioè un apprezzamento del 4% del biglietto verde che, laddove confermato, farebbe definitivamente decollare il guadagno complessivo del Treasury USA Tf 1,25% Nv26.