Investire su strumenti del reddito fisso a ricco payout e media scadenza non capita tutti i giorni. Meglio, quando capita vuol dire che il prodotto di turno si trascina dietro almeno qualche rischio in più rispetto ai prodotti concorrenti pari durata residua. Vale tanto per le obbligazioni, corporate o sovrane che siano, quanto per i prodotti del risparmio postale o di matrice bancaria.
Soffermiamoci su un prestito obbligazionario a cedole fisse di una piccola holding finanziaria nota più tra gli addetti ai lavori che al grande pubblico. Bene, anticipiamo solo che prevede interessi annui al 6,3% e yield al 6,76% il bond in euro 2030 e cedole ogni 3 mesi.
Il rating emittente e chi è il debitore
Si tratta di un prestito obbligazionario emesso da Borgosesia S.p.A., una holding finanziaria italiana negoziata e quotata sull’Euronext di Borsa Italiana. Nacque nell’Ottocento come azienda tessile, mentre oggi opera in investimenti in asset alternativi specie nel real estate e nei crediti deteriorati (NPL). L’holding si divide infatti in due divisioni, Borgosesia Real Estate e Borgosesia Alternative.
Sul primo fronte la società acquista immobili da completare e/o ristrutturare, soprattutto ad uso residenziale e situati in centri a forte domanda abitativa. Nel secondo si occupa di investimenti mobiliari, club deal, fondi e anche relativa gestione per conto terzi.
Fatte le premesse, al pari di ogni altro bond sovrano o corporate vediamo il giudizio di solvibilità emittente, ossia il rischio di controparte. Secondo l’analisi Modefinance di metà novembre ’25, Borgosesia presenta “adeguate capacità di onorare le obbligazioni”.
La solvibilità della holding sembra essere su livelli adeguati, sebbene l’indicatore di leverage (che misura il grado di indebitamento) risulti in aumento. Nel complesso, continua l’analisi, la situazione economica e finanziaria risulta equilibrata, con un buon equilibrio tra capitale proprio e debito, e una valutazione del debito societario pari ad A3.
L’obbligazione Borgosesia a tasso fisso
L’obbligazione in questione ha denominazione “Borgosesiasp Fx 6.3% Dec30 Call Eur”, da cui si evince anzitutto che non espone al rischio di cambio. Ha matricola ISIN IT0005683476, ed è quotata e scambiata sul MOT di Borsa Italiana. In verità il titolo soffre di scarsa liquidità dato che nell’ultimo mese i contratti giornalieri sono stati in media tra le 5 e le 20 unità. In termini nominali, i controvalori si attestano quasi sempre al di sotto del mezzo milione di euro.
Il prestito ha una durata di 60 mesi e riconosce un tasso fisso annuale del 6,30%, che scende al 4,662% al netto della ritenuta d’imposta al 26%. Le cedole hanno periodicità trimestrale (1,1655%) con date di stacco al 31 marzo, 30 giugno, 30 settembre e 31 dicembre. Invece il taglio minimo di ingresso, cioè di sottoscrizione, è del tipo retail a 1.000 €, come per i BTP (dati: Borsa Italiana).
Si tratta di un ritorno decisamente ricco per un bond in scadenza il 22/12/’30, tra meno di 5 anni.
Neanche le recenti fiammate di comparto hanno reso i bond sovrani così allettanti a parità di vita residua. Ad esempio il BTP Tf 1,65% Dc30, ISIN IT0005413171 prezza 92,5 per uno yield sul 3,4% lordo. Certo, stiamo parlando di debiti, emittenti e una serie di elementi differenti per cui il confronto poco regge.
Un’altra considerazione da fare riguarda poi l’effettivo a scadenza, dato che il Borgosesiasp Fx 6.3% Dec30 quota sul mercato a 99,24, per un effettivo sul 6,76.
Interessi annui al 6,3% e yield al 6,76% sul bond in euro 2030 e cedole ogni 3 mesi
Per rafforzare la sicurezza degli investitori, l’emittente ha coperto il bond con un pegno su asset pari al 167% del valore nominale del prestito obbligazionario.
Tuttavia, oltre ai ritorni vanno messi in preventivo i rischi associati al prodotto. Uno riguarda il rating emittente, appunto, non paragonabile a quello di uno Stato sovrano o di un colosso mondiale di primissimo livello.
Poi ci sono i rischi spread e liquidità, dato che il flottante è di soli 65 mln di € per cui non è semplice trovare tanti acquirenti o venditori sul titolo. Fermo restando che ci sarà sempre una certa discrepanza (spread) tra i prezzi richiesti e quelli offerti presenti sul book.
Tra i pro, oltre allo yield va citata l’assenza di rischio di cambio per l’investitore nazionale, e la breve durata. In origine il titolo prevedeva 5 anni di vita fruttifera, e nel frattempo sono andati via già i primi 3 mesi. Tuttavia, per esso l’emittente ha previsto l’opzione call per il richiamo già a partire dal 3° anno, dal 2028. L’eventuale esercizio con contestuale rimborso del capitale ne ridurrebbe ulteriormente la vita utile dell’investimento.