Ugo Mattei diffida la RAI per la censura sul referendum contro le armi all’Ucraina

Enrica Perucchietti

30 Maggio 2023 - 10:00

Il giurista Ugo Mattei diffida la TV di Stato e denuncia la censura delle reti Rai sulla campagna di raccolta firme lanciata dai Comitati “Ripudia la guerra” e “Generazioni Future”.

Ugo Mattei diffida la RAI per la censura sul referendum contro le armi all’Ucraina

«La presente è per invitarvi e diffidarvi, nella vostra qualità di esercenti di un servizio pubblico, a garantire tempestivamente spazio mediatico alla iniziativa referendaria corrente».

La raccolta firme per il referendum contro l’invio di armi all’Ucraina è partita più di un mese fa, eppure le reti RAI hanno completamente silenziato la campagna di raccolta firme lanciata dai Comitati “Ripudia la guerra” e “Generazioni Future”.

Per questo motivo, il giurista Ugo Mattei – uno dei promotori dei referendum – ha deciso di diffidare la televisione di Stato, scrivendo una lettera alla RAI.

«Oggi ho diffidato la RAI perché è semplicemente indecente e osceno che tengano il popolo italiano in questo stato di ignoranza su una cosa importante come il referendum. È una strategia meschina e vigliacca non degna di un Paese civile», spiega Mattei su Facebook.

Nella lettera, Mattei accusa senza mezzi termini di censura le reti RAI: «Spicca in tutta la sua gravità il silenzio serbato, al riguardo, da parte vostra. Invero, appare particolarmente grave e lesiva dei diritti dei cittadini la completa omissione da parte del principale organo di informazione e comunicazione nazionale di iniziative volte a promuovere il dibattito pubblico e dare conoscenza al tema politico del referendum».

Intanto, Enzo Pennetta, presidente del comitato referendario “Ripudia la guerra”, ribadisce l’intento del referendum, nonostante il silenzio assordante dei media: «Il pericolo concreto che si vuole a tutti i costi scongiurare con questa iniziativa è quello che l’Europa si trasformi in una polveriera. Tanti, troppi i danni per la mancanza di determinazione delle parti e di ingombranti intermediari a mettersi intorno ad un tavolo e risolvere i problemi per via diplomatica e attraverso consultazioni referendarie delle popolazioni interessate, da effettuare con le opportune garanzie, nel rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli. La posta in gioco è alta, troppo alta per la gente comune che ha tutto da perdere e nulla da guadagnare».

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