Referendum contro l’invio di armi: Pennetta, «un pulsante di emergenza contro la deriva antidemocratica della politica»

Enrica Perucchietti

2 Maggio 2023 - 10:00

Il 23 aprile è stata cominciata la raccolta firme per i referendum abrogativi denominati “Italia per la pace”. Abbiamo intervistato il prof. Enzo Pennetta, portavoce del comitato Ripudia la guerra.

Referendum contro l’invio di armi: Pennetta, «un pulsante di emergenza contro la deriva antidemocratica della politica»

Il 23 aprile è stata cominciata a livello nazionale la raccolta firme per i referendum abrogativi denominati “Italia per la pace”.

La campagna è finalizzata a sostenere la sanità pubblica e a osteggiare l’invio di armi in Ucraina. La campagna è promossa dai comitati Ripudia la Guerra e Generazioni Future, ed è supportata da diverse figure autorevoli del mondo accademico e culturale.

Abbiamo intervistato il prof. Enzo Pennetta, saggista e portavoce di Ripudia la guerra.

D: Il 23 aprile è iniziata ufficialmente su tutto il territorio nazionale la raccolta firme per i referendum contro l’invio di armi in Ucraina e in favore della sanità pubblica. Com’è andata la partenza? Com’è stato il riscontro da parte del pubblico?

R: Si è trattato di una partenza non annunciata, un non evento per certi versi surreale, un fatto improvviso perché avvenuto nel pressoché totale silenzio dei mezzi di comunicazione. Per questo motivo l’attenzione e spesso l’accoglienza calorosa che si è vista ai banchetti per la raccolta delle firme è stata particolarmente significativa.

Quasi nessuno di coloro che passavano per le piazze e le vie in cui si raccoglievano le firme ne aveva sentito parlare, eppure, molti si sono fermati e dopo qualche domanda hanno preso un documento e la penna per firmare, l’impressione era di aver incontrato un’esigenza che fino a quel momento non aveva trovato risposte adeguate.

D: Pensa che il referendum possa essere uno strumento efficace contro l’escalation bellica?
Prima di una riflessione sull’efficacia di questo strumento, la prima cosa che mi viene da pensare è che si tratta dell’unico che abbiamo a disposizione perché finora, pur con i sondaggi che confermano una maggioranza assoluta degli italiani contrari all’invio delle armi in Ucraina, nessuno ha espresso una volontà politica di porvi fine.

R: Di fronte a una volontà politica come questa che appare consapevolmente antidemocratica, coloro che scrissero la Costituzione ci hanno messo a disposizione una specie di pulsante di emergenza con il quale il popolo può annullare una legge ritenuta ingiusta e contraria alla volontà della maggioranza.

Dopo queste premesse ci poniamo, infine, la domanda se il referendum come unico strumento disponibile possa essere efficace o no, e la risposta è un sì. In caso di successo della raccolta delle firme, ed eventualmente della successiva votazione, il risultato di un referendum con un così elevato carattere politico non potrà restare inascoltato, se il governo e le opposizioni uniti, come sta accadendo in questo momento, dovessero decidere di tirare dritto per loro strada, qualcosa si romperebbe nel rapporto di fiducia con i cittadini innescando cambiamenti politici di grande portata.

D: Dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, opinioni e proposte come questa sono state criminalizzate e marchiate come “filoputiniane”. Proprio in questi giorni, il vicedirettore di Open, David Puente, ha scritto su FB: “Chi vorrà firmare sarà consapevole di dare un vantaggio all’invasore assetato di sangue e dei mostri della strage di Bucha”. Che cosa risponde?

R: Siamo consapevoli che fin dall’inizio della guerra in Ucraina la stampa e i media in generale hanno abbandonato qualsiasi idea di analisi geopolitica del conflitto per orientare l’opinione pubblica verso una riduzione dello stesso ai canoni di una semplicistica visione hollywoodiana tra buoni e cattivi, sceriffi e banditi, visione propria e degli ambienti straussiani.

Open non fa eccezione e, anzi, si distingue per essere particolarmente attivo in questo tipo di orientamento dell’opinione pubblica, ma noi a chi pone la questione in questi termini rispondiamo che un avversario dotato del più ampio arsenale nucleare del pianeta non riceve un vantaggio ma siamo noi a riceverlo perché allontaniamo il momento in cui le armi nucleari potrebbero essere impiegate.

Chi chiede invio di armi mirando alla sconfitta militare della Russia mostra una visione semplicistica, se non chiaramente propagandistica, dello stato delle cose: non inviare le armi in Ucraina sarebbe, invece, il primo gesto verso la richiesta di un cessate il fuoco e una trattativa, un vantaggio a Putin lo da chi vuole proseguire questa guerra consentendo di erodere continuamente territorio del quale le forze armate russe difficilmente accetterebbero di ritirarsi e sacrificare inutilmente ogni giorno centinaia di insostituibili vite umane.

D: Di quante firme avete bisogno?

R: Le firme richieste per istituire un referendum abrogativo sono 500.000 da raccogliere in tre mesi, considerando che una parte potrebbe essere non valida per svariati motivi un valore di sicurezza dovrebbe essere almeno intorno alle 600.000, dato l’interesse riscontrato nelle piazze e nei contatti diretti con le persone, nonostante le critiche negative della quasi totalità delle testate giornalistiche e degli opinionisti, siamo fiduciosi che questo risultato verrà conseguito.

D: Come si può votare? Anche on line?

R: Si può firmare presso i banchetti presenti nelle vie e nelle piazze e la cui presenza si può controllare tramite apposite pagine Internet, oppure nei municipi che si saranno attrezzati per ospitare le schede, infine, la grande novità di questa campagna referendaria sarà il voto online che si potrà fare sia attraverso lo Spid o la Carta d’identità o infine attraverso una procedura guidata da un operatore.

La firma online ha un costo di 1,5 euro che servono unicamente a coprire i costi della piattaforma che eroga il servizio, specifichiamo che i comitati di tale importo non va nulla.

La firma online verrà incontro alle esigenze di persone con problemi di spostamento o in zone non coperte da banchetti ed ai municipi, da essa potrebbe venire una gran quantità di adesioni che garantirebbe il raggiungimento delle 500.000 firme.

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