In Ucraina si continua a combattere ma l’operazione lanciata in estate dalle forze armate di Kiev non si è rivelata decisiva per lo sfondamento delle linee russe. E ora che si avvicina l’inverno la sfida sarà capire quanto in profondità potranno spingersi le forze armate ucraine nel conflitto. “La mia sensazione è che si stia andando a un sostanziale stallo”, dice a Money.it il professor Aldo Giannuli, storico, esperto di studi strategici e intelligence, direttore del centro studi Osservatorio Globalizzazione e già docente all’Università degli Studi di Milano. Il cui ultimo libro, Spie in Ucraina, parla proprio del conflitto che dal 24 febbraio 2022 insanguina l’Ucraina.
Professore, cosa le fa pensare che si stia andando verso uno stallo?
Un dato concreto e un fattore d’ordine temporale. Il dato concreto è che delle linee difensive russe, tre o quattro a seconda dei settori, su scala limitata gli ucraini hanno superato solo a costo di perdite notevoli le prime due. In quest’ottica la partita chiave dello sfondamento risolutivo non è stata conclusa in tempo per prevenire l’inevitabile pausa delle operazioni che da qui a breve s’imporrà.
Quanto tempo ha l’Ucraina?
Indicativamente direi meno di un mese. Ottobre a Est è il mese delle piogge. Tutti coloro che hanno combattuto nelle pianure tra l’Ucraina e la Russia in questa fase dell’anno hanno avuto enormi difficoltà logistiche nei periodi più freddi dell’anno, ma in un certo senso il freno al movimento dato dal fango e dalla rasputiza [il blocco delle strade battute della regione, ndr] è più penalizzante in autunno che in inverno, dato che col congelamento diviene più facile il movimento dei mezzi sul terreno. Questo fu il vincolo che del resto salvò l’Impero russo contro Napoleone nel 1812 e l’Unione Sovietica contro i tedeschi nel 1941. Oggi l’Ucraina essendo all’offensiva per liberare il proprio territorio deve tenere presente di questi vincoli operativi.
In definitiva dunque la controffensiva ucraina si può giudicare come fallimentare?
Sicuramente è stata molto al di sotto delle aspettative con cui era stata annunciata. Da sostenitore del diritto dell’Ucraina a difendersi e a liberare il proprio territorio, però, ho sempre osservato questa comunicazione nel quadro del discorso che ogni nazione in guerra fa. A mio avviso, da osservatore delle dinamiche militari, era chiaro che difficilmente Kiev avrebbe potuto ottenere una vittoria decisiva: questa guerra procede da molto tempo e ormai i contendenti hanno logorato nettamente i loro mezzi e le loro truppe. Il meglio degli eserciti è ormai consumato, e la guerra la fanno gli uomini innanzitutto, con buona pace di chi dava per morta la guerra cinetica.
Quanto possono influire i nuovi rifornimenti di armi occidentali?
Non li vedo, ad oggi, decisivi. Certo, gli americani hanno rilanciato sulla fornitura di missili a medio raggio e sono arrivati i carri Abrams. Ma per il resto abbiamo un uso ridotto dei Leopard, che sul terreno non sono in numero sufficiente per risultare decisivi, e una larga e continua fornitura di dispositivi post-sovietici. Penso che le uniche armi ad aver avuto un impatto dirompente sul terreno siano state Himars e Javelin, principalmente per le forniture massicce con cui sono state inviate. Del resto, mi permetto di aggiungere una cosa...
Prego, Professore...
Si è visto quanto in America si sta discutendo di questa faccenda delle nuove forniture di armi? E del loro possibile stop mano a mano che la guerra in Ucraina prosegue e le elezioni presidenziali si avvicinano? Questo a mio avviso conferma ciò che dicevo da tempo: e cioè affermare che chi definisce quella tra Russia e Ucraina una guerra per procura voluta dagli Stati Uniti si sbaglia di grosso.
Dunque, l’Ucraina del 2022 non è l’Afghanistan degli Anni Ottanta, trappola per l’Urss?
No: quando Ronald Reagan volle fare dell’Afghanistan un pantano per Mosca i mujaheddin furono armati con fiumi di munizioni e un sostegno continuo. Gli americani fin dall’inizio avevano in testa ben altro: una strategia di controinsorgenza e una guerra asimmetrica da potenziare con le sanzioni, tant’è che avevano spostato l’ambasciata a Leopoli. Britannici e polacchi sono stati molto più fermi nel sostegno all’Ucraina. Gli americani hanno aumentato gli aiuti gradualmente. E del resto anche la coalizione di oltre cinquanta Stati che aiuta Kiev non ha svoltato su un sostegno totale e incondizionato, ma è molto frastagliata. Si può parlare al massimo di una prova tecnica di guerra per procura perché asset militari russi e occidentali si scontrano.
Vladimir Putin e la Russia sostengono di star combattendo contro cinquanta arsenali, non contro l’Ucraina solamente...
Questo dà l’idea del disastro strategico compiuto dalla Russia. Poteva forse sorprendere una reazione del genere? Kiev è stata sostenuta apertamente perché Mosca si è impantanata e la coalizione a guida americana ha visto l’occasione di fermarla. Non è mai stato nell’interesse americano spingere per il collasso della Russia, ma la volontà di assistere a una sconfitta sul campo di Mosca non appare certamente lontana dai desideri Usa.
Dunque, in prospettiva, la situazione che sta delineandosi parla di uno stallo?
Si, di uno stallo da cui è importante che emergano soluzioni politiche per evitare che dal conflitto possa emergere un ulteriore caos. E non sto parlando di mediazioni a mio avviso insufficienti come quella vaticana del cardinal Zuppi...
Cosa la preoccupa in particolare?
Non penso a un’escalation diretta dall’Ucraina verso un grande conflitto generalizzato. Ma il punto chiave è che dopo la guerra, ci sarà da fare i conti con il dopoguerra, che con ogni probabilità sarà peggiore per l’ordine internazionale. L’ordine mondiale che esisteva prima della guerra in Ucraina era già in crisi da tempo, almeno dal 2008. La guerra ha accelerato questo processo di declino, e non è chiaro quale ordine mondiale nascerà dalle sue ceneri. Il futuro è incerto, ma è probabile che ci sarà un lungo periodo di crisi e scontri sanguinosi prima che si possa arrivare a un nuovo equilibrio. Lo stiamo vedendo ovunque, a partire dall’Africa. Il mondo è incerto e l’Ucraina ha sdoganato dinamiche competitive che si spera possano, un giorno, venir superate dalla saggezza di un maggior equilibrio tra i massimi decisori del pianeta.