Niente de-escalation in Medio Oriente, la proposta degli altri componenti del G7 non viene accettata da Trump: l’Iran ha lasciato scadere invano il termine di sessanta giorni che gli era stato concesso dagli Usa per arrivare ad un accordo che avrebbe garantito la sicurezza di Israele.
Per questo, il confronto armato continuerà, sempre più aspro.
Viene tirato comunque per la giacchetta, Trump, da indocili Alleati: da Gran Bretagna, Francia e Germania in Europa, e da Israele in Medio Oriente, che si stanno dimostrando tutti partner assai riottosi, perseguendo obiettivi strategici assai diversi se non opposti rispetto a quelli di Donald Trump che per dimostrare la forza degli Usa non può che continuare a minacciare di usare la forza.
Un paradosso, dunque, per un Presidente che aveva promesso che avrebbe chiuso in breve termine il conflitto tra Russia ed Ucraina e che ora si vede costretto a difendere ad ogni costo Israele nel nuovo divampare del confronto con l’Iran.
A Trump è servito a ben poco adirarsi per obbligare la Russia e l’Ucraina a sedersi al tavolo delle trattative ad Ankara, visto che dopo la prima riunione in cui si è deciso lo scambio delle salme dei caduti le ostilità sono riprese con l’Operazione Spyders’ Web che è stata condotta da Kiev colpendo Mosca inaspettatamente ed in profondità.
Ora, rischia di essere un fallimento anche l’assenso che ha dato pubblicamente all’offerta di mediazione da parte russa avanzatagli dal Presidente Vladimir Putin nel corso di un colloquio telefonico diretto, per trovare un punto di accordo nel mai sopito conflitto strategico tra Israele ed Iran, riapertosi con violenza in questi giorni con violenti bombardamenti reciproci, raid ed azioni da parte di commando e di infiltrati in territorio iraniano.
Vediamo il futuro dello scacchiere transatlantico: ai dazi che verrebbero imposti dagli Usa anche ai Paesi europei per riequilibrare il loro conto commerciale strutturalmente deficitario ed all’aumento dell’onere delle spese militari dei partner europei nell’ambito della Nato, corrisponde l’obiettivo di una progressiva autonomia strategica rispetto a Washington: nessuna occasione è migliore del conflitto in Ucraina per costruire una Alleanza sul piano politico e militare che riporti Londra a far parte del Concerto europeo dopo la Brexit, riannodando le relazioni interrottesi bruscamente con Parigi e Berlino.
La prosecuzione della guerra in Ucraina e la definizione della Russia come nemico dell’Europa sono funzionali al progetto di complessivo riarmo dell’Europa e di autonomizzazione strategica rispetto a Washington: una pace in tempi brevi tra Kiev e Mosca, per quanto auspicata da Trump, comprometterebbe la costruzione di questo processo.
Lo scacchiere del Medio Oriente è analogo: il primo lungo viaggio ufficiale all’estero di Trump, che ha toccato diversi Paesi del Golfo evitando anche una brevissima sosta in Israele, ha marcato la loro vicinanza con Washington a discapito di Gerusalemme.
Se, una volta estirpato Hamas, la Striscia di Gaza è destinata a diventare una sorta di Protettorato americano come il Canale di Panama, questa prospettiva non può che confliggere con quella di renderla parte integrante di un Grande Israele: attaccare l’Iran per azzerarne il potenziale militare che mette in pericolo la sicurezza di Israele è dunque il modo migliore per far interrompere i colloqui in corso in Oman tra Usa ed Iran, obbligando Washington a seguire Gerusalemme nella sua strategia di autodifesa nei confronti di Teheran.
Questo è il motivo della frustrazione di Trump: se gli Usa possono decidere e condurre da soli una guerra, per fare un Trattato di pace hanno bisogno dei partner.
Giorno dopo giorno, il Presidente americano si sta accorgendo di quanto sia drammatica e solitaria la potenza americana, un potere militare enorme che a partire dalla dissoluzione dell’URSS è stato lo strumento attraverso cui è intervenuta in ogni angolo del mondo per buttare giù i regimi ritenuti antidemocratici e vessatori e sostenuto quelli che a suo avviso andavano puntellati ad ogni costo.
Gli Usa, autodefinitisi unica Superpotenza globale che decide a suo insindacabile giudizio dove intervenire per ristabilire l’ordine compromesso, non possono tirarsi indietro nel caso di conflitti militari, e meno ancora lavarsene le mani: possono fare la guerra, anche da soli, ma non riescono ad imporre quella pace che vogliono nel loro proprio interesse.