Ubs preferisce i Bund ai BTP a 2 anni: inflazione, energia e spread tornano a pesare sui titoli italiani, soprattutto sul tratto breve della curva.
Per settimane il mercato aveva dato l’impressione che alcune differenze storiche si stessero lentamente attenuando. I titoli di Stato dell’area euro sembravano muoversi dentro uno scenario quasi ordinato, con tassi relativamente stabili, inflazione sotto osservazione e spread compressi. In quel quadro, anche il debito italiano appariva meno distante dai benchmark più solidi di quanto fosse accaduto in passato.
Poi, però, è bastato un cambio improvviso del contesto per riportare al centro una dinamica che nei mercati obbligazionari non scompare mai davvero: quando il rischio torna a salire, gli investitori ricominciano a distinguere con molta più attenzione tra un emittente e l’altro, tra chi appare più robusto e chi invece viene percepito come più vulnerabile. Ed è proprio in questi momenti che le differenze, prima quasi invisibili, tornano a pesare sui prezzi.
La nuova presa di posizione di Ubs sui titoli di Stato europei va letta esattamente in questa chiave. Non come un giudizio generico sull’intero comparto obbligazionario, ma come un segnale molto preciso su ciò che può accadere nel breve tratto della curva quando inflazione, energia, crescita e sostenibilità del debito tornano a intrecciarsi in modo sfavorevole. [...]
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