La chiusura dei supermercati la domenica andrebbe a migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti e permetterebbe di risparmiare migliaia di euro.
È giusto chiudere i supermercati la domenica? Da alcuni anni a questa parte, le famiglie italiane sono state abituate a frequentare negozi, centri commerciali e supermercati in qualsiasi giorno della settimana: dal lunedì alla domenica, le grandi catene di GDO e i piccoli negozi di vicinato hanno deciso di tenere alzate le serrande per spingere i consumi. E tutto questo ha funzionato per un certo periodo.
Ad oggi, invece, l’attenzione dei lavoratori e delle famiglie si è spostata su altre priorità: l’equilibrio tra vita lavorativa e privata, il benessere fisico e mentale, il tempo libero e le esperienze autentiche.
In questo contesto si inserisce la proposta di Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop, che chiede la chiusura domenicale dei supermercati per migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti e per risparmiare migliaia di euro sugli stipendi festivi. Ma cosa comporta questa proposta e quali potrebbero essere le conseguenze sull’economia?
Supermercati aperti o chiusi la domenica?
L’apertura dei supermercati la domenica è stata introdotta nel 2011 con l’approvazione del decreto Salva Italia del Governo Monti: in quel periodo l’economia nazionale aveva bisogno di una spinta sui consumi e perciò i supermercati e i negozi potevano decidere di tenere aperte le serrande anche nei giorni di festa.
La liberalizzazione degli orari commerciali si è diffusa sempre di più, al punto che l’apertura è stata estesa anche a festività nazionali (come il 25 aprile o il 2 giugno), e tutto ciò ha effettivamente provocato effetti positivi sull’economia e sui consumi, aumentando la concorrenza e registrando un incremento del prodotto interno lordo del Paese.
A distanza di 15 anni dall’approvazione del decreto, però, la situazione è un po’ cambiata e questo modello di liberalizzazione sta mostrando i suoi limiti.
Come ha spiegato Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop, il settore della grande distribuzione organizzata si trova oggi in una fase di profonda riflessione strategica dopo mesi di rincari sui costi di gestione e introiti in stagnazione. In altre parole, mentre i prezzi per affitto ed energia aumentano, i consumi degli italiani e le spese in generi alimentari (e non solo) si riducono.
Perché vogliono chiudere i negozi la domenica
La discussione sulla chiusura dei supermercati la domenica torna ad accendersi, soprattutto in seguito agli aumenti e rincari dell’ultimo periodo. Secondo Dalle Rive, chiudere le serrande nei giorni festivi permetterebbe non solo un miglioramento delle condizioni lavorative e un accrescimento del benessere dei lavoratori, ma anche un risparmio economico per le catene di GDO.
Le aperture domenicali, infatti, incidono notevolmente sui bilanci dei supermercati: in primis, comportano un esborso significativo per lo stipendio del personale, che nei giorni festivi ha diritto a maggiorazioni comprese tra il 30% e il 42% rispetto all’orario ordinario. Andando invece a organizzare la settimana su sei giorni, quindi, secondo le stime elaborate dall’Ufficio Studi Coop, si potrebbero risparmiare tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro all’anno.
Le risorse risparmiate sugli stipendi dei lavoratori nei giorni festivi potrebbero poi essere reinvestite in politiche promozionali e in strumenti per il miglioramento dell’organizzazione del lavoro nei restanti sei giorni della settimana. Inoltre, garantire un giorno in più di riposo ai propri dipendenti andrebbe a migliorare il benessere fisico e mentale dei lavoratori, oltre a ridurre stress e pressione.
Pro e contro della chiusura domenicale dei supermercati
La valutazione sulla chiusura domenicale dei supermercati deve però tenere conto anche della produttività di queste giornate festive. Secondo le analisi condotte, circa un terzo dei consumatori cambierebbe catena trovando il proprio supermercato abituale chiuso la domenica, mentre il 38% sceglierebbe di posticipare la spesa ad altro momento della settimana.
Le perdite quindi sarebbero contenute e andrebbero bilanciate con il risparmio derivante dall’ottimizzazione dei costi operativi complessivi.
La proposta del presidente Ancc-Coop arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia italiana: per il 2026 le previsioni ISTAT indicano una crescita del prodotto interno lordo contenuta, stimata tra lo 0,5% e lo 0,8%, mentre i consumi delle famiglie sono attesi in espansione di appena lo 0,3% secondo le stime degli operatori del settore.
Questa fotografia ci suggerisce che a fronte di una crescita moderata de PIL, i consumi delle famiglie saranno minimi e limitati a beni essenziali: tutto questo potrebbe avere ricadute dirette sulle principali catene di GDO.
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