Tutte le bugie del governo sull’inflazione

Raphael Raduzzi

19 Gennaio 2024 - 16:01

Secondo alcuni membri del governo il calo dell’inflazione, che potrebbe essere solo temporaneo, sarebbe avvenuto grazie alle misure intraprese. La realtà è ben diversa.

Tutte le bugie del governo sull’inflazione

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati dall’ISTAT dei dati piuttosto promettenti sull’andamento dell’inflazione di dicembre, subito rilanciati da membri importanti del governo.

Purtroppo, però, il capitolo ‘inflazione’ non può dirsi ancora chiuso.

Secondo l’istituto di statistica nazionale a dicembre l’inflazione sarebbe scesa allo 0,2% rispetto all’anno precedente e dello 0,6% rispetto a dicembre 2022.
Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha prontamente decantato il calo dell’inflazione con un post su Twitter – commettendo un piccolo e perdonabile errore citando un dato allo 0,5% e non allo 0,6% - dandone il merito alla misura del governo chiamata ‘carrello tricolore’.

Peccato però che siano proprio i ‘prodotti alimentari e le bevande analcoliche’ a salire tra un anno e l’altro di ben il 5,9%!
Cioè, il settore che traina ancora l’aumento dei prezzi è proprio quello alimentare: altroché carrello tricolore. Tant’è che misure dall’efficacia ben più riconosciuta come il taglio dell’IVA dei prodotti alimentari, nonostante molte proposte in questo senso, non sia mai stata attuata.

Il calo è invece dovuto al crollo dei prezzi energetici e dei carburanti, che rispetto allo scorso anno registrano una diminuzione di quasi il 20%. Ed anche in questo caso l’azione del governo centra ben poco, infatti una delle prime misure fu l’eliminazione dello sconto sulle accise deciso dal governo Draghi.

Inoltre, approfondendo i numeri comunicati dall’ISTAT, ci si accorge anche che vi è una spiegazione aritmetica dietro al calo dell’inflazione. La stessa aveva infatti raggiunto l’apice proprio tra novembre e dicembre dello scorso anno, quando aveva toccato e superato i 12 punti percentuali. Essendo l’inflazione una misura che tiene conto di incrementi e decrementi in un certo periodo temporale, se la base di partenza è molto alta facilmente l’incremento sarà minimo. In questo senso già col dato di dicembre si potrebbe agilmente tornare sopra al 2%.

Ma c’è di più.

I venti di guerra del Medio Oriente, ed in particolare gli attacchi che i ribelli Houti – in realtà ribelli solo per l’occidente dato che controllano la capitale e gran parte del territorio yemenita – stanno attuando nel mar Rosso provocano non pochi problemi.

In primo luogo, alla logistica globale che passa per il Mar Rosso, per Suez e quindi per il Mediterraneo. E poi alle petroliere di GNL, il gas che intelligentemente (eufemismo) abbiamo sostituito col gas russo via tubo, provenienti dal Quatar.

Non resta quindi che sperare che dal governo non abbiano cantato vittoria ben troppo presto.