Il mondo è in attesa dell’intervista dell’ex volto di Fox News Tucker Carlson al presidente russo Vladimir Putin, la prima da parte di un giornalista occidentale dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. L’ultima, infatti, risaliva al giugno 2021: in quel caso a intervistare il leader russo fu Nbc News.
Dopodiché i giornalisti occidentali hanno potuto presenziare alla conferenza stampa annuale del leader russo, ma le pessime relazioni tra occidente e Mosca hanno fatto sì che non vi siano state interviste a tu per tu con Putin. Fino a martedì scorso, quando l’ex anchorman di Fox News, da giorni a Mosca, è riuscito nell’impresa di intervistarlo per fornire al pubblico americano e ai suoi milioni di follower un punto di vista diverso dalla narrazione occidentale circa la guerra in Ucraina. Il breve video di Carlson che annuncia l’intervista ha superato le 97 milioni di visualizzazioni su X: un record assoluto.
La reazione rabbiosa dell’establishment contro Carlson
Per essere riuscito a intervistare Vladimir Putin - in un momento molto difficile per l’Ucraina, con lo stallo dei finanziamenti da parte degli Usa e a corto di mezzi e uomini - la reazione dell’establishment politico/mediatico contro Carlson è stata rabbiosa e feroce. Innanzitutto perché l’intervista non andrà in onda su un canale mainstream ma sul sito del giornalista e su X (con la promessa, da parte di Elon Musk, non di non censurarne il contenuto): questo ha generato il panico tra i grandi media poiché non possono controllare ciò che accade. Un flusso di informazioni senza controllo. Per la prima volta (forse) nella storia, infatti, non possono controllare la narrazione di un evento epocale perché tutto avviene sotto i loro occhi senza che possano fare nulla.
“Mentalità autoritaria da parte di coloro che affermano di difendere la democrazia”
Per questo motivo contro Carlson sono piovute le accuse più disparate: è stato definito un “traditore” dell’America, uno che fa il gioco del “nemico” (la Russia di Putin), mentre un tweet virale su X lo ha addirittura definito un “valido obiettivo militare ucraino”. L’attivista neocon Bill Kristol ha chiesto addirittura che al giornalista venga impedito di rientrare negli Stati Uniti mentre, in Europa, Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga e attuale membro del Parlamento europeo, ha chiesto che all’Ue di imporre sanzioni contro il giornalista americano (sarebbe curioso vedere l’Ue imporre sanzioni contro un cittadino statunitense). Il parlamentare, che ha chiesto all’Ue di valutare l’imposizione di un “divieto di viaggio” a Carlson, ha descritto il giornalista come “un portavoce” dell’ex presidente Donald Trump e di Putin, aggiungendo: “Poiché Putin è un criminale di guerra e l’Ue sanziona tutti coloro che lo aiutano in questo, sembra logico che il servizio per l’azione esterna esamini anche il suo caso”. Una logica sempre più autoritaria da parte dei sedicenti liberali. “È la mentalità assolutamente folle dell’autoritarismo, proveniente da coloro che affermano di essere gli ultimi guardiani della democrazia” osserva il celebre giornalista Glenn Greenwald, che accusa i media americani di aver intervistato il leader ucraino Zelensky senza aver posto alcuna vera domanda.
Gli illustri precedenti
Quanto alla questione dell’opportunità di intervistare un “autocrate”, ci sono dei precedenti illustri. Come Peter Arnett della Cnn, che nel 1991 intervistò il dittatore iracheno Saddam Hussein. O la stessa Christiane Amanpour, una delle più famose giornaliste statunitensi, a lungo firma della Cnn - che ha criticato Carlson su X per l’intervista al leader russo - che, come ricorda l’ex presidente Rai Marcello Foa, intervistò il Ràis libico Gheddafi poco prima che venisse arrestato e ucciso. Senza scomodare la celebre intervista di Oriana Fallaci all’ayatollah iraniano Khomeini o la rivista Time, che nel 1979 intervistò il leader sovietico Breznev. Anche questi erano acerrimi nemici dell’occidente, ma nessuno ebbe nulla da eccepire. Da qui la debolezza delle accuse rivolte a Tucker Carlson da parte di un establishment sempre meno credibile e fuori controllo.