Trump-Putin, perché il vertice a due sarà in Alaska

Roberto Vivaldelli

11/08/2025

Ecco perché l’Alaska, ponte storico e culturale tra Russia e Usa, è la sede ideale per l’incontro del 15 agosto 2025 tra Putin e Trump.

Trump-Putin, perché il vertice a due sarà in Alaska

Sono molteplici le ragioni che hanno portato le diplomazie di Russia e Stati Uniti a individuare nell’Alaska il luogo ideale per svolgere l’attesissimo incontro del 15 agosto tra il leader del Cremlino, Vladimir Putin, e il presidente Usa Donald Trump. Innanzitutto, l’amministrazione Trump, con una buona dose di realismo, prende atto che la richiesta russa è sempre stata quella di intavolare un negoziato con l’azionista di maggioranza della Nato, principale fornitore di armi e supporto di intelligence (sin dal 2014) dell’Ucraina insieme agli arcinemici britannici.

Davvero improbabile pensare che Putin possa accettare - come qualcuno ipotizza in queste ore - di invitare al vertice anche il leader ucraino Volodymyr Zelensky perché questa guerra per procura potrà essere “risolta” - o meglio, “congelata” - solo per volontà di Usa e Russia con buona pace degli europei che chiedono un coinvolgimento diretto di Kiev nei negoziati tra Mosca e Washington. Non sarà così.

Perché l’Alaska come luogo del vertice

La scelta dell’Alaska risolve innanzitutto il problema - non del tutto secondario - del mandato d’arresto della CPI pendente verso Vladimir Putin emanato dopo l’invasione russa del 2022, dato che né Usa né Russia hanno ratificato il trattato che ha istituito la CPI. In secondo luogo, non sono molto i Paesi che possono vantarsi di essere stati, in questi anni, dei ponti tra occidente e Russia. Gli unici - esclusa la Cina - che hanno tentato di intavolare dei (seri) negoziati sono infatti la Turchia e il Vaticano sotto il Pontificato di Bergoglio. Di certo non l’Italia, che ha rinunciato al suo ruolo storico di ponte tra oriente e occidente, sposando - senza aderire ai “volenterosi” - la linea atlantista dei Paesi dell’Ue, che in questi mesi, più che favorire il dialogo e i negoziati, hanno messo in campo delle azioni disturbo contro le iniziative diplomatiche statunitensi. Come peraltro stanno facendo anche in queste ore.

In secondo luogo, l’Alaska è un perfetto luogo ponte storico-culturale tra Stati Uniti e Russia. Ma perché scegliere un luogo negli Stati Uniti per l’incontro? L’Alaska, acquisita dagli Stati Uniti dalla Russia nel 1867, porta con sé un significato storico che rende la scelta simbolica. Yuri Ushakov, assistente del presidente russo, ha definito la location “del tutto logica”, sottolineando la vicinanza geografica tra i due paesi, separati solo dallo Stretto di Bering. “È naturale per la nostra delegazione attraversare lo Stretto di Bering per un summit così importante tra i leader delle due nazioni”, ha dichiarato. L’ultima volta che l’Alaska è stata al centro di un evento diplomatico americano risale a marzo 2021, quando ad Anchorage si è tenuto un incontro tra i rappresentanti diplomatici e di sicurezza nazionale di Biden e i loro omologhi cinesi, un confronto che si è rivelato teso, con accuse di “condiscendenza e ipocrisia” da parte cinese.

Cosa lega Usa e Russia in Alaska

Alaska e Russia sono intrecciate da un legame storico, geografico e culturale che si snoda attraverso lo Stretto di Bering, dove le isole di Big Diomede (Russia) e Little Diomede (Alaska), separate da appena 5 chilometri, permettono in inverno di attraversare a piedi il confine ghiacciato. A circa 88 chilometri di distanza, le penisole di Seward e Chukotka si protendono l’una verso l’altra, rendendo le città di Alaska e dell’Estremo Oriente Russo più vicine tra loro che alle rispettive capitali nazionali.

La Russia ha governato l’Alaska come colonia per un periodo paragonabile a quello del dominio statunitense, lasciando un’impronta profonda: dai cognomi russi dei nativi, frutto di matrimoni misti, ai villaggi degli “Old Believers” russi, fino alle chiese ortodosse attive in 80 comunità, che celebrano il Natale il 7 gennaio secondo il calendario tradizionale. Edifici storici russi e toponimi sparsi nel paesaggio testimoniano questa eredità. Nonostante la “Ice Curtain” della Guerra Fredda abbia temporaneamente interrotto gli scambi, i nativi delle due sponde hanno sempre mantenuto vive tradizioni, festival e commerci di sussistenza. L’Università dell’Alaska accoglie più studenti russi di qualsiasi altra negli Stati Uniti, mentre la somiglianza tra flora, fauna e geologia dell’Alaska e dell’Estremo Oriente Russo rafforza il legame naturale. Alaska, porta d’accesso per i voli tra Russia e Stati Uniti, celebra questa storia con il Seward’s Day e l’Alaska Day, commemorando l’acquisto del 1867.

La storia dell’Alaska russa

Il 4 agosto 1784, il commerciante di pellicce russo Grigory Shelikhov inviò una squadra di esplorazione a terra sull’isola di Kodiak, in Alaska, fondando il primo insediamento russo permanente nella baia di Three Saints. Questo evento seguì la scoperta europea dell’Alaska nel 1741, ad opera di un spedizione russa guidata dal navigatore danese Vitus Bering. Shelikhov visse nella baia di Three Saints per due anni, supervisionando l’esplorazione e l’espansione del commercio di pellicce. Nel 1786 tornò in Russia, lasciando ad Aleksandr Baranov la gestione delle operazioni.

Baranov fondò la Compagnia Russo-Americana nel 1799, ottenendo un monopolio sull’Alaska. Estese il commercio russo verso sud, stabilendo un insediamento vicino a Bodega Bay, in California, nel 1812. Tuttavia, commercianti britannici e americani contestarono le pretese russe sulla costa nord-occidentale dell’America, costringendo i russi a ritirarsi verso l’attuale confine meridionale dell’Alaska. Dopo la guerra di Crimea negli anni ’50 dell’Ottocento, una Russia finanziariamente indebolita decise di vendere il territorio. Le prime trattative con gli Stati Uniti iniziarono durante l’amministrazione del presidente James Buchanan, ma furono interrotte dalla guerra civile americana. Nel 1867, il segretario di Stato William H. Seward, sostenitore dell’espansione territoriale, negoziò l’acquisto dell’Alaska per 7,2 milioni di dollari, circa due centesimi per acro. Deriso come «la follia di Seward» o «il frigorifero di Seward», il trattato fu ratificato dal Senato nell’aprile 1867 con un margine di un solo voto.