Trump d’Arabia: perché il presidente Usa vola nel Golfo Persico

Roberto Vivaldelli

08/05/2025

Trump mette Riyad al centro della sua strategia diplomatica ma dietro la visita del presidente Usa ci sarebbero anche interessi legati ad aziende del tycoon.

Trump d’Arabia: perché il presidente Usa vola nel Golfo Persico

Donald Trump si prepara a rilanciare la sua visione per il Medio Oriente, ponendo l’Arabia Saudita al centro della sua strategia diplomatica.

A differenza del suo predecessore Joe Biden, che non ha mai instaurato rapporti solidi con Riyad, Trump sceglie il Regno saudita come prima tappa di un viaggio ufficiale che lo porterà a incontrare i leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), la prossima settimana.

Secondo fonti ufficiali statunitensi e arabe, riportate da Axios, il presidente arriverà in Arabia Saudita il 13 maggio per incontri bilaterali, seguito da un summit il 14 maggio con i leader di Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Oman e Qatar, invitati dal principe ereditario Mohammed Bin Salman (MBS).

Un ritorno agli Accordi di Abramo

Il viaggio riflette l’importanza che l’amministrazione Trump attribuisce alla cooperazione economica e agli investimenti con i Paesi del Golfo, con l’obiettivo di rinsaldare gli Accordi Abramo, siglati nel 2020 per normalizzare i rapporti tra Israele e diversi stati arabi. Tuttavia, non è previsto un allargamento immediato degli Accordi durante questo summit, che si concentrerà su questioni bilaterali come investimenti, vendite di armi e cooperazione nell’intelligenza artificiale. A tal proposito, il Dipartimento di Stato USA ha recentemente approvato una possibile vendita di missili aria-aria a medio raggio all’Arabia Saudita per 3,5 miliardi di dollari.
Focus economico, non diplomatico

A differenza del suo primo viaggio all’estero nel 2017, quando Trump riunì a Riyad i leader di decine di paesi arabi e musulmani, questa visita sarà un po’ diversa. Fonti ufficiali sottolineano che non ci saranno nuove iniziative diplomatiche di ampio respiro, come un’espansione degli Accordi Abramo o una visita in Israele, dove la situazione rimane tesa a causa dell’assenza di un accordo imminente per il rilascio degli ostaggi a Gaza e un cessate il fuoco. Dopo il summit, Trump si recherà a Doha per incontrare l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim al-Thani, e ad Abu Dhabi per colloqui con il presidente emiratino Mohammed Bin Zayed (MBZ).

Il conflitto d’interesse di The Donald

Ma non è tutto. Secondo Responsible Statecraft, Trump e il suo entourage sarebbero destinati a trarre enormi profitti dalla generosità saudita. Riyad, infatti, ha riversato miliardi di dollari in imprese legate a Trump, alla sua famiglia e ai suoi associati per anni. Il rapporto tra The Donald e i sauditi risale a prima del suo primo mandato. Nel 2015, durante un comizio elettorale, Trump si vantò: «Arabia Saudita — e io vado d’accordissimo con tutti loro. Comprano appartamenti da me. Spendono 40 milioni, 50 milioni di dollari. Dovrei forse non apprezzarli? Mi piacciono molto».

Questo legame si è rafforzato dopo la sua elezione nel 2016, in particolare attraverso i rapporti stretti del genero Jared Kushner con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MBS). Secondo quanto riferito, Kushner ha influenzato la decisione di Trump di scegliere l’Arabia Saudita come prima tappa estera nel 2017, dove è stato accolto con onori sfarzosi, inclusa una gala da milioni di dollari, come riportato dal Washington Post.

I legami finanziari si sono intensificati da allora. Nel 2021, appena sei mesi dopo aver lasciato la Casa Bianca, la società di private equity di Kushner, Affinity Partners, ha ricevuto un investimento di 2 miliardi di dollari dal Fondo di Investimento Pubblico saudita (PIF), controllato da MBS, nonostante le perplessità degli analisti del PIF sull’inesperienza della società, secondo il New York Times. Allo stesso modo, la Liberty Strategic Capital dell’ex segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha ottenuto un investimento di 1 miliardo di dollari dal PIF. Più recentemente, la Trump Organization ha siglato accordi con entità legate all’Arabia Saudita, inclusi progetti di branding in Arabia Saudita e Qatar, e ha ospitato un torneo di golf LIV da 25 milioni di dollari al Trump National Doral Golf Club nell’aprile 2025. Responsible Statecraft cita un’indagine del Senato che conclude che gli investimenti del PIF in LIV Golf fanno parte di un’operazione saudita di “sportswashing” per acquistare influenza, non di una mossa commerciale sensata.

La visita di Trump in Arabia Saudita, dunque, ha un duplice aspetto: da un lato è la dimostrazione dell’importanza di Riyad nella strategia diplomatica della Casa Bianca; dall’altra evidenzia possibili conflitti d’interesse, destinati a far discutere.