L’operazione militare dei B-2 Spirit degli Stati Uniti contro le tre strutture nucleari iraniani assomiglia più a una mossa di avanspettacolo che a una reale volontà di entrare direttamente in guerra a fianco di Israele. Annunciata con grande preavviso, Washington ha dato il tempo a Teheran - volutamente - di spostare l’uranio arricchito in una località non nota al fine di scongiurare un escalation potenzialmente devastante.
Sul piano politico, tuttavia, per Donald Trump nulla sarà più come prima: se da un lato l’azione ha ricevuto applausi entusiastici da Israele e dai falchi neoconservatori come Mark Levin, John Bolton, Mike Pompeo e il senatore Lindsey Graham, dall’altro ha scatenato una furiosa reazione all’interno della base MAGA di Trump, rivelando profonde divisioni nel Partito Repubblicano.
Scontro nel partito repubblicano
Gli attacchi, presentati da Trump come un colpo decisivo alle ambizioni nucleari dell’Iran, sono stati celebrati dai neoconservatori, da tempo sostenitori di un’azione aggressiva contro Teheran. Levin ha definito l’operazione “un passo coraggioso verso la sicurezza globale”, mentre Bolton l’ha giudicata “attesa da troppo tempo”. Pompeo e Graham hanno espresso pareri simili, con quest’ultimo che ha elogiato Trump per “aver messo l’Iran al suo posto”. Israele, principale alleato nella regione, ha accolto con favore la mossa, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che l’ha definita “un punto di svolta” in conversazioni private.
Tuttavia, l’operazione ha alienato l’ala isolazionista del movimento MAGA, che vede nell’interventismo militare un tradimento della promessa di Trump di evitare “guerre senza fine”. Steve Bannon, ex stratega capo della Casa Bianca, ha criticato l’attacco sul suo podcast, definendo le parole di Trump su possibili ulteriori strikes “aperte” e avvertendo del rischio di una “guerra eterna”. “Se colpiscono le nostre truppe, torniamo a colpire? La prossima cosa che sai, fratello, sei in un conflitto senza fine”, ha dichiarato. Anche la deputata Marjorie Taylor Greene ha espresso dissenso sui social: “Non conosco nessuno in America che sia stato vittima di un crimine o ucciso dall’Iran. Posso sostenere Trump su molte cose fantastiche, ma non sul bombardare l’Iran e coinvolgerci in una guerra calda iniziata da Israele”.
La crociata contro Massie
Il dissenso più esplicito contro l’azione del presidente Usa è arrivato dal deputato del Kentucky Thomas Massie, figura libertaria che ha definito l’attacco “non costituzionale” su X, attirando l’ira di Trump. Il presidente ha risposto su Truth Social, bollando Massie come “non MAGA”, “debole, inefficace” e “irrispettoso verso il nostro grande esercito”. Massie, già in contrasto con Trump per aver votato contro il suo “grande e bellissimo disegno di legge” il mese scorso, è ora nel mirino della potente macchina politica del presidente. Trump ha lanciato “Kentucky MAGA”, un super PAC guidato dai suoi consiglieri Tony Fabrizio e Chris LaCivita, con l’obiettivo di sconfiggere Massie alle primarie di maggio 2026. LaCivita ha promesso di “spendere tutto il necessario” per raggiungere questo scopo.
La lite con Massie rivela che l’attacco all’Iran, seppur «misurato» e più d’apparenza che di sostanza, rappresenta un momento cruciale per Donalod Trump, che si è a lungo presentato come un “pacificatore” contrario alle guerre prolungate in Medio Oriente. L’opposizione alle “guerre senza fine” è un pilastro del Partito Repubblicano sotto la sua guida, e il recente attacco rischia di alienare una parte significativa della sua base. La disputa con Massie, Bannon e Greene evidenzia il difficile equilibrio tra le pressioni dei neoconservatori, desiderosi di un approccio muscolare, e le aspettative degli isolazionisti, fedeli alla visione “America First”.