Il recente botta e risposta tra l’ex presidente statunitense Donald Trump e Dmitry Medvedev, ex presidente ed ex primo ministro russo e oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza del Paese, ha riacceso i timori di una possibile escalation nucleare tra le due potenze.
Trump ha dichiarato di aver ordinato il dispiegamento di due sottomarini nucleari «in zone appropriate» dopo le uscite «idiote e incendiarie» di Dmitry Medvedev: la decisione, ha osservato il tycoon su Truth Social, deriva dal timore che le parole di Medvedev possano rivelarsi in futuro «qualcosa di più serio». Ma cosa c’è - davvero - dietro questa inquietante escalation verbale?
Lo show di Trump riflette la debolezza Usa
La dichiarazione di Medvedev è giunta in risposta alla svolta nella politica dell’amministrazione Trump verso l’Ucraina annunciata dal presidente Usa. Contrariamente alle aspettative di una graduale riduzione degli aiuti militari a Kiev, l’amministrazione ha deciso di riprendere le forniture di armi, inclusi i missili antiaerei Patriot acquistati da altri membri della NATO dagli Stati Uniti. Una posizione che richiama il deciso sostegno del presidente Joe Biden allo sforzo bellico ucraino, in netto contrasto con la retorica di Trump durante la campagna elettorale del 2024 e le prime fasi del suo secondo mandato, che lasciavano presagire l’intenzione di disimpegnare Washington dal conflitto russo-ucraino.
Va tuttavia sottolineato che le cupe dichiarazioni di Trump, che ha vantato il posizionamento di sottomarini nucleari vicino alle coste russe, sono subito state smorzate dal Pentagono, che ha preferito non commentare direttamente, lasciando trapelare un certo scetticismo. Persino John Bolton, noto per la sua linea «da falco», ha definito la mossa del tycoon una «messinscena», ipotizzando che si tratti di un tentativo di Trump di proiettare forza in un momento di percepita debolezza diplomatica. Il presidente Usa, infatti, sembra aver fatto trapelare una certa insofferenza: incapace di influenzare Mosca sul piano negoziale per un cessate il fuoco in Ucraina, avrebbe tentato di riaffermare la sua autorità con una dimostrazione di potenza. Uno «show», per quanto spericolato e incauto che, tuttavia, non sembra aver affatto impressionato i russi.
La diatriba sulle perdite
Parallelamente, Trump ha rilanciato la narrazione sulle ingenti perdite russe, dichiarando che la Russia subirebbe 20.000 morti al mese. Tuttavia, analisti ucraini come Maria Berlinska offrono un quadro ben più cupo per Kiev: secondo le sue stime, l’Ucraina perderebbe fino a 26.500 uomini al mese (tra morti, feriti e disertori), contro un guadagno netto di 120.000 uomini all’anno per la Russia. Questo squilibrio demografico, unito alla difficoltà di Kiev nel mantenere il ritmo di reclutamento, rende la situazione insostenibile a lungo termine per Kiev. Anche Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence ucraina, ha espresso preoccupazioni sul futuro, ammettendo che il collasso della NATO o dell’UE potrebbe essere più probabile di quello russo. Un pessimismo che ormai circola tra le élite ucraine.
Il fronte di Pokrovsk: un punto di svolta
Sul campo di battaglia, infatti, la situazione è drammatica per gli ucraini. Le forze russe stanno avanzando rapidamente verso Pokrovsk, una città chiave nell’est dell’Ucraina. Video geolocalizzati mostrano truppe russe che attraversano senza resistenza le aree meridionali della città, suggerendo un collasso delle difese ucraine. Gli sforzi di Mosca si concentrano ora su Mirnograd, con l’obiettivo di tagliare le principali vie di rifornimento e isolare Pokrovsk. La caduta di questa “fortezza” potrebbe aprire la strada a un’avanzata russa verso Pavlograd, attraverso una steppa priva di difese naturali.
L’Ucraina sta tentando di rispondere con la costruzione di una nuova linea di fortificazioni, descritta dal Wall Street Journal come un progetto ambizioso ma da una serie di problematiche difficilmente risolvibili in poco tempo. Nonostante gli sforzi, gli analisti dubitano che queste difese possano fermare l’avanzata russa, che appare sempre più inarrestabile.
La strategia di Putin e il futuro del conflitto
Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin, durante un recente incontro con il leader bielorusso Alexander Lukashenko, ha ribadito che la Russia non ha fretta di negoziare e che il conflitto in Ucraina non è una “conquista” ma una “restituzione” di territori considerati storicamente russi. Putin ha anche sottolineato l’importanza di preservare la sovranità economica e politica della Russia, dipingendo l’Europa come un insieme di “vassalli” economici privi di autonomia.