Irlanda e Spagna vietano l’importazione di prodotti dagli insediamenti israeliani. E l’Italia?

Alessandro Nuzzo

8 Luglio 2026 - 20:37

Dopo la Spagna anche l’Irlanda sta discutendo in Parlamento il divieto di importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

Irlanda e Spagna vietano l’importazione di prodotti dagli insediamenti israeliani. E l’Italia?

Martedì i parlamentari irlandesi hanno votato una legge che vieta l’importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, considerati illegali dalle Nazioni Unite. Una questione sulla quale l’Europa fatica da tempo a trovare una posizione comune.

Il provvedimento, che deve ancora essere ratificato dalla Camera alta del Parlamento irlandese, bloccherà l’importazione di beni agricoli, industriali o di altro tipo da quei territori, anche se non toccherà il commercio dei servizi. Il governo irlandese ha definito questo passaggio un obbligo ai sensi del diritto internazionale, richiamando il parere consultivo emesso dalla Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024, secondo cui l’occupazione israeliana nei territori palestinesi viola il diritto internazionale.

I partiti di opposizione avevano tentato di ampliare il divieto anche al commercio di servizi, quindi al turismo, alla tecnologia e ad altri settori, ma gli emendamenti sono stati respinti. Il governo ha spiegato che la normativa europea creava difficoltà enormi sul fronte dei servizi, in un ambito commerciale troppo diversificato, e che estendere il divieto a tutto avrebbe rischiato di rendere l’intero provvedimento inapplicabile.

L’impatto economico resta comunque marginale, visto che tra il 2020 e il 2024 gli scambi commerciali tra Irlanda e territori occupati da Israele ammontavano a meno di 1 milione di euro. Ma l’Irlanda non è l’unica nazione europea ad aver preso questa direzione. Nell’ottobre 2025 la Spagna aveva già vietato l’importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali di Gaza e Cisgiordania, nell’ambito di un pacchetto di misure contro Israele che aveva acuito le tensioni tra i due paesi. Anche la Slovenia ha adottato una legislazione analoga, che è già in vigore.

Altri paesi si stanno muovendo, seppur con passaggi ancora meno definitivi. Nei Paesi Bassi la Camera dei Rappresentanti ha approvato una mozione, sostenuta dal governo, per vietare l’importazione e la vendita di prodotti dagli insediamenti israeliani illegali. Si tratta però di una mozione parlamentare, non ancora di una legge formalmente approvata come nel caso spagnolo o sloveno. Anche il Belgio, secondo diverse organizzazioni umanitarie che seguono il dossier, sarebbe vicino ad adottare una misura simile, senza però aver ancora formalizzato nulla.

Insieme a Madrid, Dublino resta comunque tra le voci europee più critiche verso la guerra condotta da Israele nella Striscia di Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. L’Irlanda ha riconosciuto lo Stato di Palestina nel maggio 2024, insieme a Spagna e Norvegia, provocando ritorsioni da parte di Israele.

E l’Italia?

Per quanto riguarda l’Italia, la linea resta più cauta rispetto alle decisioni prese da Madrid e Dublino, anche se una proposta è arrivata anche nel Parlamento italiano. Il 14 maggio di quest’anno è stata depositata alla Camera una proposta di legge, firmata dai partiti di opposizione, per vietare l’importazione e la pubblicizzazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

A differenza del testo irlandese, la proposta italiana includerebbe anche i servizi. Rispetto a Irlanda e Spagna, il valore economico in gioco per l’Italia è tutt’altro che simbolico, visto che nel 2024 le importazioni italiane di beni e servizi da Israele hanno toccato 1 miliardo di euro, principalmente prodotti agricoli e manifatturieri, oltre ai servizi legati a sicurezza e sorveglianza.

Sul piano diplomatico, comunque, l’Italia ha preso posizione condannando le violenze commesse da Israele in Palestina. Sul fronte commerciale, però, al momento la posizione del governo italiano resta improntata alla prudenza, in attesa di sviluppi soprattutto a livello comunitario. La proposta di legge dovrà affrontare l’iter parlamentare: al momento non c’è una data certa per la discussione in aula e resta da capire quale sarà la posizione ufficiale del governo.