Treasury, rendimenti USA ai massimi di 20 anni, effetto anche sui BTP. Ma ci sono altri Titoli di Stato che spaventano

Laura Naka Antonelli

24/09/2026

L’effetto contagio dei Treasury su BTP e altri Titoli di Stato continua, con i rendimenti USA schizzati al record dal 2007. Gli altri bond sovrani che fanno paura.

Treasury, rendimenti USA ai massimi di 20 anni, effetto anche sui BTP. Ma ci sono altri Titoli di Stato che spaventano

Nuovo alert sui Treasury USA: i rendimenti dei Titoli di Stato americani con scadenza decennale viaggiano ormai ai livelli record degli ultimi 20 anni e l’effetto contagio sui bond sovrani dell’area euro e di tutto il mondo continua a dispiegarsi.

Massima attenzione ai BTP e agli OAT che, tra i Titoli di Stato dell’area euro scambiati sul mercato secondario, sono quelli che presentano i rendimenti più alti: una dinamica che alimenta i timori per il costo futuro di rifinanziamento del debito pubblico di Italia e Francia.

Sell off sui Treasury USA, rendimenti 10 anni schizzano al record dal 2007

A far esplodere la tensione sui Titoli di Stato di tutto il mondo, in particolare nella giornata di ieri mercoledì 23 settembre 2026, è stato il forte sell off che si è abbattuto sui Treasury USA, che ha fatto impennare i rendimenti decennali di più di 13 punti base, portandoli al 5,104%, record dal luglio del 2007, per la precisione al massimo degli ultimi 19 anni.

Si è trattato del balzo dei rendimenti dei Treasury a 10 anni più forte dal 7 aprile del 2025, quando il rialzo è stato di 16,6 punti base.

Forti smobilizzi anche sui Tresury a 2 anni, quelli più sensibili alle aspettative dei mercati sul trend dei tassi USA stabilito dalla Fed, con i rendimenti schizzati di più di 11 punti base al 4,889%, livello massimo dal maggio del 2024.

A scatenare il potente sell off, le scommesse dei trader sulle prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve: secondo i mercati, la Banca centrale americana guidata dal Presidente Kevin Warsh sarà costretta ad alzare di nuovo i tassi nella prossima riunione di ottobre, dopo la prima stretta monetaria dal 2023 annunciata a settembre.

Effetto domino su Titoli di Stato area euro: attenzione ai BTP e agli OAT

I sell sui Treasury sono tornati a contagiare i Titoli di Stato di tutto il mondo, come dimostra il forte rialzo dei rendimenti (nel mercato del reddito fisso, la relazione tra prezzi e rendimenti è inversamente proporzionale).

Ieri, i rendimenti dei BTP a 10 anni sono balzati di ben 15 punti base, al 4,51%; gli yield tedeschi sono saliti al 3,55%, mentre quelli francesi (Titoli di Stato OAT) sono aumentati di 10 punti base al 4,61%.

In rialzo anche gli yield dei Titoli di Stato del Belgio, volati di 13 punti base al 4,23%.

Su di 12 punti base i rendimenti dei Titoli di Stato spagnoli, che sono aumentati fino al 4,04%.

E l’effetto contagio da parte dei Treasury potrebbe non essersi concluso. Mentre scriviamo gli yield decennali americani viaggiano a valori superiori rispetto a quelli di ieri, salendo ulteriormente al 5,121%.

Non solo effetto su bond euro, contagio Treasury porta rendimenti Giappone a record in 30 anni

L’effetto domino non vede come vittime ’solo’ i Titoli di Stato dell’Eurozona.

Ci sono altri bond sovrani che spaventano, a causa del balzo dei rendimenti condizionato dall’impennata degli yield USA.

Tra questi i JGB, ovvero i Titoli di Stato del Giappone: oggi i rendimenti a 10 anni si sono impennati al nuovo record degli ultimi 30 anni, scontando anche le preoccupazioni sulle pressioni inflazionistiche nel Paese, esacerbate dalla debolezza dello yen.

Nello specifico, i rendimenti dei JGB a 10 anni sono saliti di 8 punti base, al 3,055%, valore massimo dall’agosto del 1996.

In rialzo anche i rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi a 30 anni, al 4,134%. Leggi anche Giappone, rendimenti sovrani ai massimi da 30 anni alla vigilia della Bank of Japan. Il Tesoro taglia le emissioni a lunga scadenza.

Gli altri Titoli di Stato che spaventano. Focus su rendimenti Australia e Nuova Zelanda

A far paura sono anche altri Titoli di Stato, contagiati tutti dalla furia degli smobilizzi che sta colpendo i Treasury.

Presi d’assalto dalle vendite nella giornata di oggi anche i Titoli di Stato australiani, i cui rendimenti decennali sono aumentati di 13 punti base al 5,07%, toccando il record dal maggio del 2011.

I rendimenti dei Titoli emessi dalla Nuova Zelanda sono schizzati inoltre fino a 17 punti base a un valore appena inferiore al 4%.

JPMorgan, la corsa dei rendimenti dei Treasury USA non si fermerà. Il disastro dell’asta

La corsa dei rendimenti dei Treasury dovrebbe tra l’altro andare avanti, secondo gli strategist di
JPMorgan Chase e KKR
, che hanno motivato le previsioni con alcuni fattori: l’aumento delle pressioni inflazionistiche provocato da nuovi shock energetici - nello specifico da nuovi balzi dei prezzi del petrolio -, la necessità delle emissioni di nuovo debito USA e il rischio crescente di nuovi rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, Fed in primis.

Nel caso specifico di ieri, UOB, United Overseas Bank, ha spiegato che le vendite sui Treasury sono state “guidate dal rimbalzo dei prezzi del petrolio, da dati PMI statunitensi più forti del previsto e da una debole domanda all’asta di Treasury a 5 anni da 70 miliardi di dollari, che ha spinto i rendimenti a 5 anni sopra il 5%” .

L’esito dell’asta dei Treasury è stato il secondo peggiore dal 2018.

Wells Fargo: “il mercato ci sta dicendo che siamo entrati in nuovo ciclo rialzo tassi Fed”

Sotto i riflettori i commenti sui Treasury rilasciati alla CNBC da Tony Miano, strategist della divisione di investimento globale presso Wells Fargo Investment Institute:

“Il mercato ci sta dicendo che siamo entrati in un vero e proprio ciclo di nuovo inasprimento della politica monetaria. Il rialzo dei tassi di 25 punti base deciso dalla Fed la scorsa settimana, al 3,75%-4%, è stato il primo aumento dal 2023, e il dot plot ha segnalato un altro rialzo quest’anno”.

Miano ha aggiunto che “una settimana fa si poteva sostenere che si trattasse di una misura assicurativa una tantum, oppure di un rialzo seguito forse da un altro a dicembre. Oggi l’andamento dei prezzi ci dice che gli investitori non lo credono più”.

In sintesi, ha concluso, “non si può ingannare il mercato obbligazionario né nascondersi in esso: finché la Fed non riuscirà a riportare l’inflazione sotto controllo, la parte lunga della curva dei rendimenti continuerà a essere sotto pressione”.