Giappone, rendimenti sovrani ai massimi da 30 anni alla vigilia della Bank of Japan. Il Tesoro taglia le emissioni a lunga scadenza

Ufficio Studi Money.it

17 Settembre 2026 - 14:30

Il decennale giapponese resta vicino al 3% e il trentennale al 4,10% mentre la Bank of Japan chiude domani la riunione in cui il mercato prezza un rialzo dei tassi all’1,25%. Il Ministero delle Finanze risponde tagliando le emissioni a lunghissima scadenza ai minimi da 17 anni.

Giappone, rendimenti sovrani ai massimi da 30 anni alla vigilia della Bank of Japan. Il Tesoro taglia le emissioni a lunga scadenza

Il rendimento del titolo di Stato giapponese (JGB) a 10 anni si attesta oggi al 2,99%, poco sotto il picco del 3,02% toccato a inizio settembre, il primo sopra quota 3% dal 1996. Il trentennale tratta oggi al 4,10%, in linea con il 4,079% di rendimento medio registrato nell’ultima asta a 30 anni del Ministero delle Finanze, il 3 settembre (dati ufficiali del Ministero delle Finanze giapponese). Anche l’asta a 20 anni del 20 agosto aveva confermato una domanda solida (rendimento medio 3,698%, segno che il mercato assorbe l’offerta nonostante rendimenti ai massimi di una generazione.

La Bank of Japan verso un altro rialzo

Il Board della BoJ si riunisce oggi e domani, 17-18 settembre, per la prima decisione dopo il rialzo del 31 luglio, quando il tasso di riferimento era stato fissato «intorno all’1,0%» con un voto di 8 a 1. L’unico dissenziente, Hajime Takata, aveva chiesto già allora un livello dell’1,25%.

Un rialzo di 25 punti base domani «è ampiamente atteso», scrivono Chris Turner e Padhraic Garvey di ING in una nota dell’11 settembre, aggiungendo che «il mercato è vicino a scontare un ulteriore rialzo di 25 punti base entro fine anno». Per ING il rischio principale è opposto a quello dei mesi scorsi: non più un ritardo della stretta, ma una BoJ meno aggressiva del previsto, con possibile reazione negativa dello yen.

Il Tesoro giapponese taglia le emissioni a lunga scadenza

Alla normalizzazione dei tassi si somma un cambio di strategia sul fronte dell’offerta. Il piano di emissione per l’anno fiscale 2026 del Ministero delle Finanze prevede circa 17.400 miliardi di yen (111,6 miliardi di dollari) di titoli a scadenza super-lunga, il livello più basso in 17 anni, spostando l’emissione verso scadenze brevi (biennali e quinquennali, +2.400 miliardi di yen) e riducendo l’offerta complessiva di JGB del 5%, a 180.700 miliardi di yen.

La decisione arriva mentre il governo della premier Sanae Takaichi persegue una politica fiscale espansiva, che il mercato ha in parte letto come un fattore di pressione aggiuntiva sui rendimenti a lunga scadenza. Tagliare l’offerta di titoli trentennali e quarantennali è un modo per contenere quella pressione senza rinunciare alla spesa.

Il debito pubblico giapponese resta comunque il più alto tra le grandi economie sviluppate, al 248,7% del PIL nel 2025, anche se le stesse stime indicano un calo verso il 232% nel 2026.

La situazione del mercato obbligazionario globale

Per il risparmiatore italiano il caso giapponese chiude idealmente la settimana dei rendimenti sovrani globali. Dopo Bund tedesco, OAT francese e Treasury USA, anche il Giappone - per decenni sinonimo di tassi a zero e «yield curve control» - entra in una fase di normalizzazione monetaria che si somma a un debito pubblico enorme.

È un promemoria che la pressione sui rendimenti sovrani è un fenomeno globale, non solo europeo o italiano. Lo spread BTP-Bund tratta oggi intorno agli 86-87 punti base, relativamente stabile rispetto al contesto internazionale. Chi detiene fondi obbligazionari globali o esposizione al debito giapponese (anche indiretta, tramite hedge fund e carry trade sullo yen) dovrebbe monitorare l’esito di domani. Infatti, una sorpresa, in un senso o nell’altro, rispetto all’atteso rialzo di 25 punti base potrebbe muovere non solo lo yen ma anche i mercati obbligazionari occidentali, dato il ruolo del Giappone come grande creditore netto internazionale.