Tre fattori da controllare subito per capire se i tuoi ETF sono a rischio con la guerra dei dazi

Redazione Money Premium

24 Aprile 2025 - 07:29

L’annuncio USA di nuovi dazi riaccende i timori di guerra commerciale: come valutare il rischio degli ETF nel tuo portafoglio in questo momento?

Tre fattori da controllare subito per capire se i tuoi ETF sono a rischio con la guerra dei dazi

L’annuncio di un ambizioso piano di dazi da parte degli Stati Uniti, previsto per aprile 2025 ma temporaneamente sospeso per 90 giorni (esclusa la Cina), ha riacceso i riflettori sul protezionismo, un tema che sembrava relegato al passato ma che oggi torna a minacciare la stabilità dei mercati globali.

L’eventualità di una nuova escalation commerciale, con potenziali ritorsioni da parte di paesi come Europa, Messico, Canada, Corea del Sud, Vietnam e Giappone, solleva una domanda cruciale per gli investitori: quanto è vulnerabile il mio portafoglio di ETF a un conflitto commerciale?

Grazie alla trasparenza degli ETF, che consente di analizzare in tempo reale la composizione degli strumenti, è possibile valutare il rischio attraverso tre livelli di analisi: esposizione geografica, settoriale e provenienza dei ricavi aziendali. Questo approfondimento esplora ciascuna dimensione, integrando dati e insight per offrire una guida pratica in uno scenario economico complesso, dove inflazione, crescita del PIL, tassi di interesse e volatilità dei cambi possono amplificare gli impatti di una guerra commerciale.

La composizione geografica è il primo indicatore da monitorare. Gli ETF focalizzati su paesi con rapporti commerciali tesi con gli Stati Uniti sono i più esposti. Ad esempio, un ETF sull’Europa potrebbe subire pressioni se l’UE rispondesse con contro-dazi, mentre un ETF sulla Cina, nonostante la sospensione temporanea, rimane a rischio data la centralità del paese nelle catene di approvvigionamento globali. Anche gli Stati Uniti non sono immuni: il 60% dei ricavi delle aziende dell’S&P 500 proviene dal mercato interno, secondo la Global Revenue Map 2024 di Morningstar, ma il restante 40% dipende da mercati esteri, esponendo l’indice a ritorsioni. Al contrario, paesi come l’Italia, dove solo il 37% dei ricavi delle aziende quotate è domestico, o la Francia, con percentuali ancora più basse, mostrano una dipendenza elevata dai flussi internazionali, rendendo i relativi ETF più vulnerabili. La Cina, con l’89% di ricavi interni, appare relativamente isolata, ma la sua economia rimane intrecciata con quella globale, specialmente nel settore tecnologico.

Passando all’analisi settoriale, non tutti i comparti reagiscono allo stesso modo alle tensioni commerciali. Il settore tecnologico, con le sue catene di fornitura globali, è tra i più a rischio: dazi su semiconduttori o hardware potrebbero comprimere i margini di aziende come Apple o TSMC, penalizzando ETF tech-heavy come quelli sul Nasdaq. L’automotive è altrettanto esposto, con tariffe su componenti e veicoli che potrebbero colpire produttori europei e asiatici. I consumi discrezionali, in particolare e-commerce internazionale e lusso, dipendono fortemente dai mercati esteri, mentre industria, materiali di base e agricoltura risentono di restrizioni sulle materie prime e sulle esportazioni. Anche il settore aerospaziale civile, nonostante la resilienza della difesa, potrebbe subire contraccolpi a causa di dazi su componenti. Al contrario, settori domestici come utilities, beni di consumo di base e turismo interno mostrano maggiore stabilità: la domanda di energia, alimentari o viaggi locali rimane costante, indipendentemente dalle frizioni globali. Gli investitori possono verificare l’allocazione settoriale attraverso i factsheet degli ETF, disponibili sui siti degli emittenti, per identificare eventuali sovraesposizioni a comparti sensibili.

Il terzo livello di analisi, il più complesso, riguarda la provenienza dei ricavi aziendali. Le società che generano una quota significativa di fatturato all’estero sono più vulnerabili rispetto a quelle focalizzate sul mercato interno. Tuttavia, i dati aggregati su questo aspetto sono rari. La Global Revenue Map di Morningstar offre un punto di partenza: negli Stati Uniti, il 60% dei ricavi è domestico, ma in Europa e Giappone la dipendenza dai mercati esteri è molto più marcata. Ad esempio, un ETF sull’MSCI Europe potrebbe includere aziende come LVMH o Volkswagen, il cui fatturato è globale, aumentando il rischio in caso di dazi. Strumenti come l’indice S&P 500 U.S. Revenue Exposure, che seleziona aziende con forte dipendenza dal mercato interno, mostrano una performance relativa migliore (-1,19% da inizio anno al 9 aprile 2025, contro il -6,89% dell’S&P 500 tradizionale), evidenziando il valore di un approccio selettivo. Purtroppo, ETF che replicano indici di questo tipo sono ancora rari in Europa. Gli investitori possono comunque utilizzare piattaforme come Morningstar o Bloomberg per analizzare i ricavi delle principali holding di un ETF, anche se ciò richiede un lavoro manuale. In un contesto di incertezza, la trasparenza degli ETF rimane un alleato prezioso.

Monitorare l’esposizione geografica e settoriale, integrata da un’analisi dei ricavi, consente di costruire portafogli più resilienti. Tuttavia, il protezionismo non è solo una questione di tariffe: i suoi effetti a catena, dall’inflazione alla volatilità valutaria, richiedono una strategia olistica. Diversificare tra settori e aree geografiche, privilegiando ETF con un mix equilibrato di esposizione domestica e internazionale, può mitigare i rischi senza sacrificare le opportunità di crescita.