Tra missili e diplomazia: così prende forma la scommessa di Kim Jong Un

Federico Giuliani

23 Dicembre 2023 - 07:09

L’ultimo missile lanciato da Kim è un avvertimento agli Stati Uniti. Ma qual è la vera strategia di Pyongyang? Prendere tempo in attesa dello sprint militare finale.

Tra missili e diplomazia: così prende forma la scommessa di Kim Jong Un

Lo scorso 18 dicembre, mentre il missile balistico intercontinentale Hwasong-18 lanciato dalla Corea del Nord atterrava a ovest dell’Hokkaido, in Giappone, dopo un volo durato oltre 70 minuti, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, accoglieva a Pechino un alto funzionario di Pyongyang.

In quegli stessi istanti, una delegazione nordcoreana guidata da Pak Myong-ho, vice ministro degli Affari Esteri di Kim Jong-un, era da poco arrivata in Cina al termine di un raro viaggio diplomatico. Con l’intenzione, si legge in un comunicato diramato dalle autorità cinesi, di rafforzare i legami con il gigante asiatico “in una prospettiva strategica e a lungo termine”.

Non sono filtrate notizie in merito ai temi affrontati tra le parti. Secondo quanto riferito dall’agenzia statale nordcoreana, Kcna, Wang e Pak hanno avuto un non meglio specificato scambio di opinioni su questioni di “preoccupazione comune” in un’atmosfera amichevole.

Putin e Xi: i due tavoli di Kim

E così, dopo aver elevato i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, l’altro vicino di casa nonché partner della Cina, Kim è tornato a bussare alla porta di Xi Jinping, dando così la dimostrazione di voler giocare su due fronti. Da un lato, infatti, la Corea del Nord sembrerebbe essersi avvicinata a Mosca per finalità militari e scientifiche. La recente trasferta del leader nordcoreano nell’Estremo Oriente russo per un vis a vis con Putin, avvenuta a metà settembre, con tanto di visita guidata presso il centro spaziale di Vostochny, ne è la dimostrazione.

Non è un caso che, poche settimane dopo il rientro di Kim in patria, il 21 novembre, Pyongyang abbia lanciato in orbita, con successo, un satellite militare spia. Gli Stati Uniti ipotizzano inoltre che il Cremlino possa aver chiesto e ottenuto da Pyongyang armi per dare nuovo slancio all’offensiva in Ucraina, in cambio dell’offerta di strumenti per consentire a Kim di continuare a sviluppare i propri programmi missilistici (e non solo).

L’altro fronte chiama in causa la Cina, sulla carta unico alleato di ferro della Nord Corea, dalla quale Kim spera di usufruire di un adeguato ombrello protettivo – in primis economico - capace di alleggerire la pressione delle sanzioni. Ricordiamo, poi, che questi due Paesi sono vincolati dal Trattato di mutuo soccorso e cooperazione sino-coreano firmato nel 1961 - peraltro rinnovato nel 2021 e per almeno altri 20 anni - che prevede l’adozione di tutte le misure necessarie, compresa l’assistenza militare, per fornirsi assistenza reciproca in caso di un attacco o di un tentativo di attacco da parte di un Paese terzo.

L’obiettivo della Corea del Nord

Unendo i due fronti – quello russo e quello cinese – prende forma la possibile, vera strategia di Kim. Consistente, non tanto in una improbabile resa dei conti con gli Stati Uniti – al momento deleteria - quanto nella volontà di coprirsi le spalle con Xi e Putin, in vista dello sprint militare finale. Lo stesso sprint che dovrebbe, da qui ai prossimi anni, dotare Pyongyang di un arsenale formato da armi in grado di impensierire seriamente Washington e i loro partner asiatici.

L’ultimo missile lanciato, ha dichiarato Kim in persona, è un avvertimento che mostra come la Corea del Nord potrebbe rispondere se gli Stati Uniti dovessero prendere “una decisione sbagliata nei nostri confronti”. Anche perché l’Icbm in questione ha la portata per colpire il territorio statunitense.

Il ministero della Difesa nordcoreano, tra l’altro, continua ad accusare Washington e Seoul di volersi preparare ad una “guerra nucleare”, e ad avvertire che qualsiasi tentativo di ricorrere alla forza sarà “contrastato con una risposta preventiva”. In tutta risposta, Usa, Corea del Sud e Giappone hanno lanciato un sistema per condividere i dati di allarme missilistico in tempo reale provenienti dal Nord, oltre ad aver stabilito un piano pluriennale per esercitazioni militari trilaterali.

Verso la resa dei conti

Restano tuttavia da chiarire un aspetto fondamentale: una volta rafforzato adeguatamente il proprio arsenale, che cosa intenderà fare Kim? La sensazione è che la Corea del Nord voglia modificare gli attuali equilibri regionali, ottenere un maggiore margine d’azione, avere voce in capitolo in futuri negoziati con gli Stati Uniti. Il tutto con il sostegno più o meno implicito di Cina e Russia, anch’esse desiderose di indebolire la presenza statunitense nell’Indo-Pacifico.

Come se non bastasse, Kim Yo-jong, sorella di Kim, ha escluso qualsiasi rilancio del dialogo tra Pyongyang e Washington. In attesa, forse, di capire quale sarà il prossimo presidente statunitense. Potrebbe essere Donald Trump, il vecchio “amico” di Kim. Un presidente perfetto, agli occhi dei nordcoreani, per cambiare le carte in tavola.