Tra guerra e deterrenza. Cosa si decide davvero nello Stretto di Hormuz?

Redazione

17 Aprile 2026 - 10:31

Il braccio di mare che tiene in ostaggio il mondo: cosa sta accadendo davvero nello Stretto di Hormuz? Intervista a Fabrizio Maronta (Limes).

Tra guerra e deterrenza. Cosa si decide davvero nello Stretto di Hormuz?

Lo Stretto di Hormuz è una delle strette marittime più strategiche del pianeta. In appena pochi chilometri di mare si concentra un volume enorme del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendolo un nodo vitale per la stabilità energetica mondiale. Ma proprio questa sua centralità lo trasforma anche in un potenziale punto di rottura degli equilibri geopolitici internazionali.

Negli ultimi anni, e in particolare nelle fasi di maggiore tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele, lo Stretto è tornato al centro delle preoccupazioni internazionali. Minacce di blocco, attacchi indiretti, operazioni militari e pressioni diplomatiche si intrecciano in quello che molti analisti definiscono un “gioco di ombre”, dove ogni mossa può produrre conseguenze globali immediate.

Il rischio principale è evidente: un’interruzione anche parziale del traffico nello Stretto di Hormuz avrebbe un impatto diretto sui prezzi dell’energia, sull’inflazione globale e sulla stabilità economica di numerosi Paesi importatori. È un equilibrio fragile, in cui la sicurezza energetica si sovrappone alla competizione militare e alla proiezione di potenza delle grandi potenze regionali e internazionali.

Al centro di questa dinamica si trova l’Iran, che controlla una delle due sponde dello Stretto e che, in caso di escalation, potrebbe teoricamente tentare di limitarne la navigazione. Dall’altra parte, Stati Uniti e alleati regionali considerano la libertà di transito una linea rossa strategica, sia per ragioni economiche sia per il mantenimento dell’ordine marittimo internazionale. Israele, pur non essendo direttamente affacciato sullo Stretto, si inserisce nel quadro più ampio della competizione con Teheran, contribuendo a un contesto già altamente instabile.

Per comprendere meglio le dinamiche in gioco, in questa intervista, abbiamo approfondito il tema con Fabrizio Maronta, giornalista, consigliere scientifico e responsabile delle relazioni internazionali di Limes, rivista italiana di geopolitica. Secondo l’analisi degli esperti del settore, lo Stretto di Hormuz non è solo un passaggio commerciale, ma un vero e proprio barometro degli equilibri globali: quando la tensione aumenta lì, le conseguenze si riflettono rapidamente su scala mondiale.

In questo scenario, la vera posta in gioco non è soltanto il controllo di un tratto di mare, ma la capacità di influenzare i flussi energetici globali e, con essi, la stabilità economica e politica dell’intero sistema internazionale. Un equilibrio che resta precario e che dipende da una combinazione di deterrenza militare, diplomazia e calcolo strategico.

Fabrizio Maronta

Fabrizio Maronta è un giornalista e analista geopolitico italiano, noto per il suo lavoro all’interno della rivista di studi internazionali Limes, uno dei principali riferimenti in Italia per l’analisi geopolitica.
All’interno della redazione di Limes, Fabrizio Maronta svolge il ruolo di responsabile delle relazioni internazionali e contribuisce all’analisi dei principali scenari geopolitici globali, con particolare attenzione ai rapporti tra grandi potenze, alle dinamiche del Medio Oriente e alle trasformazioni dell’ordine internazionale.
Laureato in Scienze Politiche (2003) e con un master in Politiche dell’Unione Europea (2004), tra il 2006 e il 2009 ha insegnato Geografia politica ed economica all’Università Roma Tre. Nell’a/a 2022/23 ha insegnato Storia delle Relazioni internazionali alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito (Viterbo) per conto dell’Università della Tuscia. Tra il 2004 e il 2006 ha collaborato con il Ministero dell’Economia alla definizione della posizione italiana nel negoziato europeo sulle prospettive economico-finanziarie 2007-2013.

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