Tra business e realpolitik: la Cina in mezzo al braccio di ferro Israele-Iran

Federico Giuliani

29 Aprile 2024 - 07:16

Da un lato gli affari, dall’altro la geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente non giovano agli affari e dunque non fanno il gioco della Cina.

Tra business e realpolitik: la Cina in mezzo al braccio di ferro Israele-Iran

Sembrava che la Cina fosse finalmente riuscita a risolvere il rebus del Medio Oriente. La mediazione diplomatica tra Arabia Saudita e Iran, avvenuta un anno fa grazie al lavoro oscuro di Pechino, disegnava un futuro radioso in una regione tradizionalmente attraversata da guerre e tensioni di ogni tipo.

L’intenso dialogo con i talebani in Afghanistan e gli accordi stipulati tra Pechino e Riyad (il leader cinese Xi Jinping aveva incontrato il principe ereditario saudita, Mohammed Bin Salman, stipulando con lui decine di intese commerciali d’alto livello) lasciavano intendere che il Dragone, grazie ad un pragmatismo di ferro, avesse in qualche modo trovato la quadratura di un cerchio a dir poco complicato.

Ebbene, il conflitto tra Israele e Hamas, in aggiunta agli attacchi reciproci tra lo stesso Israele e l’Iran, sono i due fattori che hanno compromesso il mosaico cinese. Anche perché il Dragone è un importante partner commerciale sia di Tel Aviv che di Teheran.

Non sorprende che il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, abbia parlato con i suoi omologhi iraniani e sauditi per capire se la trovata diplomatica made by China fosse in pericolo o meno. In ogni caso, i riflettori non possono che essere puntati sul mondo degli affari. Cosa sta succedendo tra Cina, Israele e Iran?

L’insofferenza di Israele

Prendiamo il rapporto Israele-Cina. Secondo i dati dell’Ufficio Centrale di Statistica israeliano (CBS), nel 2023 il commercio totale tra i due Paesi – esclusi i diamanti – è stato di 14,5 miliardi di dollari, circa il 18% in meno rispetto ai 17,6 miliardi registrati nel 2022. E pensare che, a livello di singoli Stati, nel 2020 la Repubblica Popolare Cinese era diventata la seconda destinazione di esportazione più importante di Tel Aviv dopo gli Usa.

Altre informazioni rilevanti. Nel corso degli ultimi anni tra Tel Aviv e Pechino sono stati chiusi accordi nel settore delle infrastrutture per un valore totale di 5,91 miliardi di dollari. Altre fumate bianche hanno riguardato la tecnologia, i trasporti, l’ambito portuale e il settore elettrico. Tutti accordi firmati da aziende statali cinesi. Per la cronaca, i due settori high-tech in cui i cinesi hanno investito di più coincidono con lo sviluppo di software e l’IT (1,12 miliardi di dollari) e le scienze sanitarie (1,35 miliardi di dollari).

“Speravamo in una condanna più forte e in un chiaro riconoscimento del diritto di Israele a difendersi”, ha dichiarato Yuval Waks, il vice capo della missione israeliana in Cina, riferendosi all’approccio fin qui adottato dal Dragone in merito agli eventi che hanno stravolto il Medio Oriente. “Siamo consapevoli delle buone relazioni bilaterali tra Cina e Iran, ma sentiamo il bisogno di esprimere le nostre gravi preoccupazioni ai cinesi riguardo al ruolo negativo dell’Iran nella nostra regione e al suo sostegno ai gruppi terroristici”, ha quindi aggiunto Waks.

Considerando gli ottimi rapporti che intercorrono tra il governo cinese e quello iraniano, e che Teheran e Tel Aviv sono vicini a qualcosa che assomiglia ad una guerra aperta, non sorprende che Israele inizi a mostrare insofferenza nei confronti del modus operandi del gigante asiatico.

I legami tra Pechino e Teheran

Arriviamo così alle relazioni economiche tra Cina e Iran. Nel 2020 i due Paesi hanno stipulato un partenariato strategico (firmato il 24 giugno 2020 a Pechino), secondo cui il governo cinese è chiamato ad investire 400 miliardi di dollari nell’economia iraniana nell’arco di 25 anni, in cambio di una fornitura costante (e fortemente scontata) di petrolio da parte di Teheran.

“La Cina rappresenta circa un terzo di tutto il commercio iraniano, ed è un importante protettore degli interessi iraniani nel Consiglio di sicurezza [delle Nazioni Unite]. Mi sembra che la Cina sia il singolo Paese con la maggiore capacità di influenzare l’Iran, se lo desidera”, ha affermato Jon Alterman, direttore del programma per il Medio Oriente presso il Center for Strategic and International Studies.

Tra il 2020 e il 2023 , le aziende cinesi hanno più che triplicato le loro importazioni di petrolio iraniano, facendo schizzare le vendite ai massimi degli ultimi 10 anni. È anche per questo, oltre ad un chiaro motivo geopolitico, che la Cina fatica quindi a fare pressione su Teheran. Al tempo stesso, però, le tensioni in Medio Oriente non giovano agli affari e dunque non fanno al caso di Pechino. Chiamato a camminare in equilibrio su un filo sempre più sottile.