Sai che TikTok ti tiene sotto controllo? Anche se non usi l’app, il social più in trend del momento registra dati preziosi: ecco cosa rischi davvero
Gli smartphone, si sa, raccolgono dati sulle nostre abitudini, su ciò che diciamo e facciamo in ogni momento e, di fatto, rappresentano la porta d’accesso più preziosa e vera alla nostra vita di tutti i giorni. Ma non è solo il device “a controllarci”, perché anche le app registrano le attività, sia che vengano utilizzate o meno. E i social, in questo, sono i più furbi. Anche TikTok non si tira indietro, anzi.
La piattaforma preferita della gen Z è un enorme raccoglitore di dati di più di 1,6 miliardi di utenti globali - di cui quasi 24 milioni solo in Italia - con un trend in costante crescita. Ma il punto è un altro: il social accumula dati anche di tutte anche di tutti quegli utenti che non hanno mai usato l’app. Ecco come fa (perché) e cosa fare per evitarlo.
TikTok, perché lo fai?
Dietro il funzionamento di TikTok c’è tanto intrattenimento... e un modello di business estremamente preciso: trasformare i dati in valore economico. La piattaforma, come gran parte dei grandi ecosistemi digitali, si basa sulla pubblicità mirata su una profilazione avanzata. Più informazioni riesce a raccogliere sugli utenti - gusti, interessi, abitudini, fragilità - più è in grado di dimostrare agli inserzionisti che le campagne funzionano davvero, anche fuori dall’app.
Non si tratta solo di chi utilizza attivamente l’app. Anche chi non ha mai scaricato TikTok può finire nel suo radar. Il punto chiave è proprio questo: seguire l’utente lungo tutto il suo percorso online, non solo dentro TikTok. Se una persona vede un annuncio sulla piattaforma e poi acquista su un altro sito, quel collegamento diventa un’informazione di enorme valore commerciale.
Non a caso, il sistema è stato potenziato proprio di recente. Il 22 gennaio 2026, in concomitanza con il cambio di proprietà delle operazioni statunitensi di TikTok, gli utenti hanno dovuto accettare nuove pratiche di raccolta dati. Tra queste, una rete pubblicitaria più estesa che permette a TikTok di tracciare ciò che accade anche fuori dalla piattaforma.
Questo rende il sistema più appetibile per aziende e inserzionisti, perché consentono di misurare con precisione l’efficacia delle pubblicità. Ma c’è anche un altro aspetto. Accumulando dati da più fonti, TikTok può costruire profili estremamente dettagliati. Secondo gli esperti di DuckDuckGo - il motore ricerca che “spia di meno degli altri” - è lo stesso schema già visto con Google e Meta: si parte da piccoli dati per arrivare a un sistema che ha una visione sempre più completa della vita digitale degli utenti.
E questo apre anche a rischi concreti e a possibilità d’influenza sugli utenti, e le loro scelte, potenzialmente senza limiti.
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TikTok, come lo fai?
Se i perché sono comuni a tutti gli altri social (e non solo), è il come che può sorprendere. Il cuore del sistema è il pixel di tracciamento, uno strumento già diffuso nel mondo pubblicitario ma che, nel caso di TikTok, ha subito modifiche significative.
Si tratta di un elemento invisibile inserito nei siti web che raccoglie dati su ciò che fai online. TikTok incoraggia le aziende a installarlo per monitorare i visitatori e migliorare le performance delle campagne pubblicitarie.
Ma cosa cambia davvero? Secondo un’analisi della società di cybersicurezza Disconnect il pixel aggiornato è estremamente invasivo e raccoglie più dati rispetto al passato, anche in modi non comuni rispetto ai competitor.
In concreto, quando visiti un sito con questo sistema attivo, le informazioni possono essere inviate automaticamente a TikTok.
E non si tratta più solo di dati generici, ma di informazioni delicate come indirizzi e-mail e numeri di telefono, per cominciare, fino ad arrivare a monitoraggi su siti medico-sanitari ancora più intimi (dati oncologici, test di fertilità, richieste di supporto per la salute mentale etc etc). E tutto questo accade anche se non hai un account TikTok.
Un altro elemento critico riguarda il funzionamento tecnico. Il pixel oggi sarebbe in grado di intercettare automaticamente dati che i siti inviano ad altri servizi, come Google, ampliando la quantità di informazioni raccolte senza un’azione diretta da parte del sito stesso. E la diffusione del sistema non è un unicum ma in crescita capillare.
Ecco come evitare di essere spiati e controllati da TikTok
Il risultato, quindi, è una rete sempre più estesa, in cui ogni interazione online può essere tracciata, collegata e analizzata. La buona notizia è che alcune soluzioni concrete esistono e richiedono pochi minuti.
La prima? Cambiare browser. Stando ai dati di diversi report, oggi più del 70% degli utenti globali utilizza Google Chrome, uno di quelli che tendono a condividere più dati rispetto ad alternative più attente alla privacy. Browser come DuckDuckGo o Brave sono progettati per bloccare automaticamente molti tracker, mentre anche Firefox e Safari offrono una protezione migliore rispetto a Chrome.
Se non vuoi cambiare browser, puoi installare estensioni specifiche, come gli ad blocker comuni. Un passo in più verso la sicurezza. Questi strumenti bloccano i pixel di tracciamento, inclusi quelli di TikTok, impedendo ai siti di inviare dati.
TikTok offre anche alcune opzioni interne: gli utenti possono cancellare i dati raccolti tramite pixel dalle impostazioni dell’app. Inoltre, anche chi non ha un account può richiedere la rimozione delle informazioni associate. Ma attenzione: queste soluzioni non sono definitive. Esistono sistemi di tracciamento più difficili da individuare, in cui le aziende inviano dati direttamente dai propri server alle piattaforme pubblicitarie. Un processo che avviene “dietro le quinte” e che è molto più difficile da bloccare.
Per questo motivo, un altro consiglio concreto - forse il più frequente tra quelli relativi alla sicurezza su internet - è evitare di utilizzare sempre gli stessi dati personali su servizi diversi. Diversificare email e informazioni rende più complesso collegare le attività online.
Anche se la vera soluzione, oggi, non è solo tecnica: passa anche da regole più severe e da una maggiore consapevolezza degli utenti. Perché il tracciamento non è più un’eccezione, ma la norma.
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