Riforma delle autonomie, cosa prevede? Il testo presentato dalle Regioni

Riforma delle autonomie: il testo presentato da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Il governo però appare diviso in materia, con Lega e Movimento 5 Stelle che rimangono su posizioni diverse.

Riforma delle autonomie, cosa prevede? Il testo presentato dalle Regioni

Cosa prevede il testo sulla Riforma delle autonomie? Oltre alla legge di Bilancio 2020 sembrerebbe essere questo il tema più caldo sul tavolo del governo, con Lega e Movimento 5 Stelle che si trovano su posizioni distanti.

A presentare la richiesta di autonomia sono state il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna, che chiedono di trattenere fino al 90% delle tasse pagate dai propri cittadini. Per molti questo significherebbe spezzare in due il paese, tra un Nord più ricco e un Sud più povero.

Dopo l’ottimo risultato alle elezioni europee, Matteo Salvini ha però imposto una accelerata sul tema che è attualmente al vaglio della maggioranza, anche se devono essere vinte parecchie perplessità e resistenze da parte dei 5 Stelle.

L’autonomia è nel contratto e si farà - ha dichiarato Luigi Di Maio - ma sarà un’autonomia per tutti gli italiani, equilibrata e giusta”. La partita quindi sembrerebbe essere complessa, ma traspare la volontà da parte dei gialloverdi di giungere alla fine a un accordo.

Cosa prevede l’autonomia delle Regioni?

La possibilità di una maggiore autonomia da parte delle Regioni è prevista dalla Costituzione, esattamente dal terzo comma dell’articolo 116. In sostanza, le regioni che hanno bilanci virtuosi possono chiedere allo Stato l’assegnazione di maggiori competenze rispetto a quelle normalmente attribuite.

Nell’ottobre del 2017 si è tenuto un Referendum consultivo in Lombardia e Veneto, dove i cittadini con percentuali plebiscitarie (i Sì hanno ottenuto rispettivamente il 96% e il 98% dei voti) hanno chiesto che fosse avviato l’iter per una richiesta di maggiore autonomia.

Oltre a competenze come quelle scolastiche, il vero nocciolo della questione sono quelle in materia fiscale. Il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega) ha infatti da sempre spiegato che l’obiettivo è quello di trattenere in regione fino al 90% delle tasse pagate dai veneti.

Oltre al Veneto e la Lombardia, anche l’Emilia Romagna ha fatto richiesta di poter ottenere maggiore autonomia. C’è da dire comunque che il Referendum del 2017 aveva soltanto valore consultivo, con lo Stato che non ha nessun obbligo di acconsentire alle richieste.

Il testo

La prima mossa da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è stata quella di inviare, al ministero degli Affari Regionali guidato dalla leghista Erika Stefani, delle bozze contenenti le richieste in materia di autonomia.

Bozza Lombardia
Il testo della bozza sull’autonomia presentata dalla Lombardia
Bozza Veneto
Il testo della bozza sull’autonomia presentata dalla Veneto
Bozza Emilia Romagna
Il testo della bozza sull’autonomia presentata dall’Emilia Romagna

Oltre alla questione delle risorse fiscali, viene chiesta la gestione tra le altre cose della Giustizia di Pace, della competenza in materia di istruzione, della tutela per l’ambiente e di alcune infrastrutture.

Per finanziare le competenze che passeranno dallo Stato alle Regioni, la richiesta è quella di trattenere sul territorio una parte di Irpef oltre ad altri tributi erariali come per esempio l’Iva.

Per quanto riguarda la scuola, la novità maggiore sarebbe che docenti e personale passerebbero dalle dipendenze dello Stato a quelle della Regione. Le liste per l’arruolamento si farebbero dunque su base regionale.

Le regioni richiedenti puntano poi anche a gestire da sole infrastrutture stradali e ferroviarie, con alcuni tratti di Autostrade e di ferrovie che passerebbero quindi passerebbero di mano.

Lega e Movimento 5 Stelle

Quella dell’autonomia regionale è da sempre uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord, portato avanti anche dal nuovo corso di Matteo Salvini. Il tema poi è particolarmente caro ai governatori del carroccio in Veneto e Lombardia.

Nel contratto di governo si parla di “maggiore autonomia alle Regioni trasferendo maggiori funzioni amministrative”, con i cittadini del settentrione che hanno grandi aspettative a riguardo dopo la nascita dell’esecutivo gialloverde.

Il ministro leghista degli Affari Regionali Erika Stefani aveva promesso entro il 2018 una legge sull’autonomia, salvo poi prendersela con il Movimento 5 Stelle visto che al momento ancora non si vede il decreto.

In sostanza il timore del carroccio è che i pentastellati sul tema stiano cercando di prendere tempo, visto che il loro bacino elettorale è prettamente radicato in un Sud che avrebbe molte problematiche in caso di via libera.

I leghisti però hanno fretta di realizzare quella che è stata una delle principali promesse elettorali. Roberto Maroni senza usare mezze parole ha dichiarato che “se i 5 Stelle boicottano l’autonomia, la Lega deve rompere”. Un concetto questo poi ripreso anche dal potente sottosegretario Giancarlo Giorgetti.

Lo scorso 14 febbraio il Consiglio dei Ministri ha discusso il tema, avviando il percorso della riforma delle autonomie. Per i 5 Stelle però ci deve essere un coinvolgimento maggiore del Parlamento, ma la Lega ha fretta temendo che il testo dell’accordo possa poi venire stravolto nei vari passaggi.

La questione dell’autonomia delle Regioni rappresenta quindi l’ennesimo terreno di scontro in seno alla maggioranza carioca: finora Salvini e Di Maio sono riusciti sempre a trovare un accordo, placando anche i dissidi interni, tanto che alla fine una soluzione con ogni probabilità verrà trovata..

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