Tesla può perdere il 40% dopo un crollo del 52%? Le previsioni degli analisti

Claudia Cervi

19 Marzo 2025 - 12:26

Tesla è ancora sopravvalutata? Le previsioni degli analisti sono contrastanti. Ecco perché alcuni temono un ulteriore crollo del 40% (almeno) mentre per altri il prezzo può salire dell’80%.

Tesla può perdere il 40% dopo un crollo del 52%? Le previsioni degli analisti

Tesla può perdere il 40% dopo un crollo del 52%. Il peggio potrebbe ancora arrivare secondo gli analisti di JP Morgan e Wells Fargo, che abbassano il target price del titolo a $120 e $130 rispettivamente. Il motivo? Non tanto la tecnologia o i fondamentali dell’azienda, nonostante il titolo fosse sopravvalutato, quanto piuttosto lo schieramento politico del suo leader.

Musk, dal 2024, è in prima linea a fianco del presidente Donald Trump, guidando la commissione DOGE per il taglio della spesa pubblica. Questa alleanza, però, ha scatenato una reazione senza precedenti: i consumatori americani ed europei stanno voltando le spalle a Tesla, innescando una sorta di boicottaggio silenzioso che ha colpito le vendite, crollate del 45% in Europa. Nel primo trimestre 2025, JP Morgan stima un calo delle consegne a livello globale dell’8% rispetto al primo trimestre del 2024.

Elon Musk potrebbe essere riuscito, ancora una volta, a scolpire il suo nome nella storia, ma stavolta non nel modo in cui sperava e la crisi di Tesla rischia di non avere eguali nella storia dell’automotive.

Eppure, non tutti vedono nero: Mizuho e Morgan Stanley scommettono su un rimbalzo fino all’80% dopo nove settimane di ribasso. Chi avrà ragione? In questo articolo analizziamo le ragioni dietro il crollo del 52% del titolo e le previsioni 2025 per Tesla.

Perché Tesla è crollata del 52%?

Il crollo del 52% delle azioni Tesla è il risultato di una combinazione di fattori che hanno messo a dura prova la fiducia degli investitori. Innanzitutto, è bene chiarire che le azioni, ora attorno ai $238, sono tornate praticamente ai livelli precedenti all’euforia post-elettorale di novembre. Per molti analisti, quel rally del 100% in poche settimane era insostenibile: Tesla, come ha sottolineato Robert Scott, specialista in economia internazionale e politica commerciale, era tra i titoli più sopravvalutati del mercato, con un prezzo gonfiato rispetto ai profitti generati e con uno dei più alti rapporti prezzo/utile mai registrati.

A questo si aggiungono problemi concreti: ritardi nel restyling della Model Y, assenza di nuovi modelli, calo netto delle vendite in Europa e in Asia e un’agguerrita concorrenza cinese capace di offrire EV tecnologici e stilisticamente accattivanti a prezzi inferiori. Per reggere il confronto, Tesla ha tagliato i prezzi, ma il risultato è stato l’erosione dei margini di profitto.

Come se non bastasse, Elon Musk ha gettato benzina sul fuoco con le sue posizioni politiche: l’adesione al team di Donald Trump e il sostegno a partiti di estrema destra AfD in Germania hanno spinto parte dei consumatori al boicottaggio. E in un mercato già competitivo, la reputazione conta quanto la tecnologia.

Tesla può perdere il 40% dopo un crollo del 52%

Nonostante il pesante crollo già registrato, per alcuni analisti Tesla può perdere il 40% e oltre. JP Morgan ha tagliato drasticamente le stime sulle consegne del primo trimestre, portandole a 355.000 veicoli, ben al di sotto del consenso di Bloomberg (418.000) e lontane dai 495.000 del quarto trimestre 2024. La banca d’affari ha rivisto al ribasso il target price di Tesla portandolo a $120 per azione, circa il 50% in meno rispetto alle quotazioni attuali. Secondo gli analisti, il danno d’immagine causato dal boicottaggio in corso contro Tesla potrebbe avere conseguenze profonde e di lunga durata, paragonabili a quelle vissute dai marchi automobilistici sudcoreani in Cina nel 2017, quando persero così tante quote di mercato da portare aziende come SsangYong sull’orlo del fallimento.

Vendite auto Tesla in Europa Vendite auto Tesla in Europa Fonte ACEA, Statista

Anche Wells Fargo prevede ulteriori ribassi alla luce di una domanda in netto rallentamento e di margini di profitto sempre più sotto pressione a causa della politica di taglio dei prezzi. Una strategia che, se da un lato punta a stimolare le vendite, dall’altro rischia di indebolire ancora di più i fondamentali dell’azienda. In questo scenario, la banca ha rivisto al ribasso il target price da $135 a $130 per azione e ha confermato la valutazione “underweight”, evidenziando le preoccupazioni legate alla crescente concorrenza dei produttori cinesi e alle tensioni geopolitiche che continuano a gravare su Tesla.

Tesla, previsioni 2025

Non tutti gli analisti sono pessimisti su Tesla. Le previsioni per il 2025 sono infatti contrastanti. Alcuni, come Mizuho, mantengono una visione positiva, pur ridimensionando le aspettative: il nuovo target price è stato tagliato da $515 a $430 per azione, livello che, dopo la recente correzione del titolo, implicherebbe un rialzo di oltre l’80%. Nonostante la pressione sui conti, le vendite deludenti e l’immagine del marchio indebolita anche a causa della crescente esposizione politica di Musk, l’analista della banca giapponese continua a considerare Tesla un titolo da acquistare, scommettendo sulla ripresa della domanda e sulla forza innovativa della società.

Anche Morgan Stanley resta positiva e, pur riconoscendo il peso delle criticità legate al calo delle vendite e al sentiment di mercato, vede l’attuale debolezza come un’opportunità d’ingresso. Il prezzo obiettivo è stato confermato a $430 e l’attenzione è ora rivolta ai possibili catalizzatori attesi per quest’anno: dalla presentazione del robotaxi – il Cybercab – all’evoluzione della regolamentazione americana sulla guida autonoma, passando per nuovi sviluppi legati all’intelligenza artificiale, tra cui l’aggiornamento sulle capacità del robot umanoide Optimus.

Grafico settimanale azioni Tesla Grafico settimanale azioni Tesla Fonte Tradingview

Graficamente, Tesla potrebbe trovare supporto intorno ai $200 prima di tentare un rimbalzo. Se il titolo dovesse scivolare sotto questo livello, il prossimo supporto chiave si troverebbe in area $170, dove passa una trend line risalente ai minimi del 2020, che potrebbe fermare un ulteriore calo verso i $100. Al contrario, i primi segnali di stabilizzazione e possibile recupero arriverebbero sopra i $270.

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