In America Latina sono presenti enormi giacimenti di litio, rame, nichel, terre rare. Tutti elementi che saranno fondamentali per il futuro tecnologico. È partita la caccia.
Ci sono minerali diventati fondamentali per l’industria moderna, soprattutto nella produzione di batterie e di chip essenziali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Litio, rame, nichel, terre rare e niobio sono elementi imprescindibili per il sistema industriale globale. La domanda di queste materie prime è destinata ad aumentare nei prossimi anni, man mano che la transizione energetica accelererà e crescerà il bisogno di batterie per alimentare i veicoli elettrici e altri dispositivi. Allo stesso tempo, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiederà data center sempre più grandi e potenti, equipaggiati con quantità crescenti di semiconduttori.
Oggi a dominare questo settore è soprattutto la Cina. Pur non possedendo nel proprio sottosuolo i maggiori giacimenti mondiali di questi minerali, Pechino è il primo Paese al mondo nella capacità di lavorazione e raffinazione. La Cina controlla infatti quasi il 70% della raffinazione globale di materiali chiave come litio, grafite e terre rare, esercitando un’influenza determinante sulle catene di approvvigionamento internazionali.
Proprio per questo motivo diventa sempre più importante diversificare le fonti di approvvigionamento, per evitare che poche nazioni detengano un quasi monopolio su risorse così strategiche e per garantire una maggiore sicurezza delle forniture. In questo scenario entra in gioco un’area chiave: l’America Latina, in particolare alcuni Paesi del Sud America dove si concentrano importanti giacimenti di queste materie prime. Nella regione si trova oltre il 50% delle riserve globali di litio, il 36% di quelle di rame e quantità rilevanti anche di nichel, terre rare e niobio. Una ricchezza mineraria che potrebbe rivelarsi decisiva per riequilibrare le catene globali del valore.
L’America Latina dispone quindi di un patrimonio naturale che, se sfruttato appieno, potrebbe rappresentare un volano di crescita dopo anni di difficoltà economiche. Il problema è che molti di questi Paesi non riescono ancora a valorizzare completamente i propri giacimenti, a causa di carenze infrastrutturali, instabilità politica o limiti normativi. Ed è proprio in questo contesto che potenze come gli Stati Uniti, meno ricche di tali risorse nel proprio territorio, guardano con crescente interesse alla regione.
Washington ha già mostrato attenzione verso il Venezuela, ricco di petrolio, cercando di influenzarne gli equilibri politici ed energetici. Non è escluso che in futuro possano emergere nuove strategie volte a rafforzare la presenza statunitense anche in altri Paesi sudamericani ricchi di minerali strategici ma ancora poco sfruttati.
Argentina e Brasile si stanno muovendo per sfruttare i giacimenti
Nel frattempo, alcuni Stati latinoamericani si stanno muovendo in autonomia. L’Argentina, ad esempio, ha avviato nuovi progetti minerari, aprendo miniere di rame e concedendo incentivi fiscali agli investitori. Dopo 25 anni di stop, sono riprese le attività estrattive nella provincia di Mendoza e altre iniziative sono in fase di riattivazione anche grazie al coinvolgimento della società svizzera Glencore. È inoltre in programma un investimento da 7 miliardi di dollari per un grande progetto a San Juan, destinato a diventare una delle principali miniere di rame del Paese.
Anche il Brasile sta semplificando le procedure per le esplorazioni minerarie e investendo in litio e terre rare per sviluppare nuovi impianti produttivi.
Tuttavia, avviare questi progetti non è semplice né immediato. Nonostante l’abbondanza di riserve, lo sviluppo di nuove miniere è un processo lungo, che può richiedere anni prima di entrare a regime. Per questo motivo la Cina, forte della propria capacità industriale e della posizione già consolidata nella raffinazione, continuerà probabilmente a mantenere un ruolo dominante nel settore ancora per diversi anni, influenzando gli equilibri economici globali.
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