Terre rare, la Norvegia ha fatto una scoperta che può rendere l’Europa autosufficiente

Ilena D’Errico

30 Aprile 2026 - 00:50

L’Europa può davvero diventare autosufficiente e colmare la domanda di terre rare con la produzione interna, ma non senza la Norvegia.

Terre rare, la Norvegia ha fatto una scoperta che può rendere l’Europa autosufficiente

Le terre rare sono state inserite lista delle materie prime critiche dell’Europa, che dipende quasi interamente dalla Cina per la fornitura di questi elementi altamente strategici. A dispetto di quanto possa suggerire il nome, le terre rare si trovano pressoché ovunque nel nostro pianeta, ma spesso in concentrazioni inadeguate per compensare i costi e l’impatto dell’estrazione. Di fatto il primato cinese non ha fatto sconti al territorio, tornato all’attenzione pubblica adesso, mentre l’Europa non ha di questi problemi.

Per sottrarsi al monopolio di Pechino, che ha dalla sua parte decenni di preparazione e vaste risorse (oltre a un allarmante risparmio sulla manodopera), bisogna far affidamento soprattutto sulla Norvegia. Questo Paese ha tutte le carte in regola per ridurre la dipendenza dalla Cina e contribuire a rendere l’Europa autosufficiente. Le potenzialità di Oslo sono davvero eccezionali, ma non bisogna pensare che manchino le criticità. Affinché la Norvegia possa soddisfare una parte significativa del fabbisogno europeo di terre rare, infatti, servono ancora tempo e sforzi considerevoli.

Gli ostacoli economici e ambientali non sono trascurabili, anche perché sarebbe un controsenso gigantesco. Distruggere il pianeta e spendere tutto il possibile per estrarre terre rare da usare nella transizione energetica, così da salvare lo stesso pianeta e risparmiare? No, è evidente che ogni scelta deve essere ben ponderata, seppur senza staccare la vista dall’obiettivo, proprio come sta facendo Oslo.

La scoperta norvegese sulle terre rare

In Norvegia ci sono vari giacimenti di terre rare a dir poco interessanti da sfruttare, ma quello di cui si parla di più si trova in un antico vulcano nel complesso di Fen. Il primo motivo per cui questo giacimento di terre rare è diventato famoso, pur essendo una scoperta relativamente recente, è puramente relativo alle quantità. Dovevano essere ben 8,8 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, ma secondo la nuova stima della Rare Earths Norway il totale dovrebbe salire a 15,9 milioni di tonnellate. Una capienza che lo colloca direttamente al primo posto europeo, scavalcando il giacimento di Kiruna, in Svezia, di quasi otto volte.

Dopo lunghi lavori di esplorazione la società mineraria norvegese è riuscita a realizzare una stima sufficientemente accurata delle capacità del giacimento. È un dato sempre fondamentale per valutare l’opportunità di un’estrazione e le modalità, ma in questo caso risulta determinante. Il secondo motivo per cui il giacimento di Fen è molto discusso è infatti relativo all’elevato rischio ambientale. Lì, nei pressi di un antico camino vulcanico, esiste un ecosistema molto fragile e delicato. Foreste secolari ad alta biodiversità e ben 78 specie, tra animali e vegetali, a rischio di estinzione. Come sottolineato dalle autorità locali, bisogna quindi adottare una strategia impeccabile e curata minuziosamente.

Potrebbe rendere l’Europa autosufficiente

È necessario trovare il modo per salvaguardare l’habitat il più possibile, adeguando i tempi di lavorazione ma senza dilatarli così tanto da vanificare i propositi dell’estrazione, anche perché Pechino continua a correre. Posticipando l’avvio dei lavori al 2031, la Rare Earths Norway confida di riuscire nell’intento, evitando l’estrazione a cielo aperto che ha un alto impatto ambientale e preferendo la lavorazione sotterranea. Si spera che le tecnologie in corso di sviluppo facciano il resto, anche perché il governo norvegese ha preso una posizione ferrea alla luce delle nuove stime: il sottosuolo di Fen sarà gestito dalla Norvegia, coerentemente con l’obiettivo nazionale di approvvigionamento delle materie prime critiche in modo indipendente.

L’Europa vorrebbe raggiungere una produzione interna almeno del 10% entro il 2030, numeri che il giacimento di Fen potrebbe facilmente colmare da solo, se i tempi tornassero. La Rare Earths Norway punta a coprire il 5% della domanda europea di terre rare entro il 2032, a un anno dall’inizio dell’estrazione. Le criticità sono tante, oltre a quelle ambientali c’è l’investimento: quasi 1 miliardo di euro come deposito per avviare i lavori. Nel frattempo, però, il progetto è sostenuto a gran voce della comunità locale, che intravede un’opportunità imperdibile per la crescita economica e l’occupazione.

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