Terapia intensiva, quali Regioni sono oltre la soglia critica

In queste Regioni i posti di terapia intensiva sono occupati oltre la soglia critica del 30%: l’allarme dell’agenzia governativa Agenas

Terapia intensiva, quali Regioni sono oltre la soglia critica

Nella maggior parte delle Regioni le terapie intensive sono ben oltre la soglia critica. È quanto emerge da un rapporto sulla situazione ricoveri in Italia realizzato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha basato i propri dati sul monitoraggio ISS.

Il quadro che ne emerge è preoccupante: la soglia d’allarme del 30% è stata ampiamente oltrepassata e in pochi giorni è stata superata quella del 40%. Lunedì il commissario Domenico Arcuri, nonostante gli appelli dei medici, ha detto che sul reparto «non c’è alcuna pressione».

Per quanto riguarda i ricoveri normali, invece, già la metà dei letti è occupata da pazienti COVID-19.

Agenas, 42% dei posti in terapia intensiva occupati da pazienti COVID

Da Nord a Sud, i sistemi ospedalieri italiani sono in affanno. Lo rivela l’Agenas, che analizzando il report dell’Istituto Superiore della Sanità ha concluso che il 42% dei posti in terapia intensiva degli ospedali è occupato da pazienti COVID.

Il dato è sostanzialmente in linea con quello della settimana precedente, ma adesso riguarda molte più Regioni (a dimostrazione del fatto che la situazione peggiora rapidamente): 7 giorni fa soltanto 10 Regioni erano oltre la soglia critica del 30%, oggi sono 17.

I numeri sono particolarmente preoccupanti perché ogni posto occupato da un paziente COVID potrebbe essere un letto negato a un paziente affetto da un’altra malattia. E presto, come ha detto oggi il presidente dell’Associazione Anestesisti Antonio Amendola, “in ospedale si comincerà a scegliere chi intubare e chi no”. Lo stesso allarme è stato lanciato qualche giorno fa nel corso di un’intervista a Money.it dal vicepresidente dell’Ordine dei medici, Giovanni Leoni.

Terapia intensiva, quali Regioni a rischio

Il report dell’Agenzia è utile a spiegare le decisioni del Governo circa la divisione dell’Italia in zone gialle, arancioni e rosse.

Secondo l’elaborazione Agenas, le terapie intensive sono oltre la soglia critica in 17 Regioni e Province Autonome su 21:

  • Lombardia (64%)
  • Piemonte (61%)
  • P.A. Bolzano (57%)
  • Umbria (55%)
  • Liguria (53%)
  • Toscana (47%)
  • Valle d’Aosta (46%)
  • Marche (45%)
  • Puglia (41%)
  • P.A. Trento (39%)
  • Abruzzo (37%)
  • Sardegna (37%)
  • Emilia Romagna (35%)
  • Campania (34%)
  • Calabria (34%)
  • Basilicata (33%)
  • Lazio (32%)

Otto di queste Regioni sono in zona rossa, sei in zona arancione e tre ancora in zona gialla (Lazio, Sardegna e Trento). L’Abruzzo è diventata zona rossa per ordinanza regionale.

Preoccupa, in particolare, il forte aumento del dato calabrese: il 10 novembre i posti in terapia intensiva occupati erano soltanto il 13% del totale. La Sicilia non è inclusa in elenco perché è ancora sul valore limite del 30%.

Coronavirus, i dati sui ricoveri in area non critica

Quanto alle ospedalizzazioni in area non critica, cioè nei reparti di malattie infettive, pneumologia e medicina interna,la percentuale di posti letto occupati da pazienti COVID si attesta al 51%: P.A. Bolzano (95%), Piemonte (92%), Liguria (74%), Valle d’Aosta (73%), P.A. Trento (65%), Lombardia (53%), Marche (52%), Puglia (51%), Umbria (50%), Lazio (49%), Emilia Romagna (47%), Abruzzo (47%), Campania (47%), Calabria (43%), Toscana (41%).

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