A dispetto della lamentatio dell’Italia (ma non solo), che chiede alla BCE di Christine Lagarde di tagliare i tassi di interesse dell’area euro in modo più incisivo, l’effetto sulle rate dei mutui delle quattro sforbiciate annunciate nel 2024 da Francoforte, c’è eccome.
Le famiglie italiane possono tirare finalmente un sospiro di sollievo. Tra l’altro la situazione, per il mercato dei mutui, sarebbe destinata anche a migliorare, visto che il calo delle rate non si sarebbe affatto concluso.
Il quadro, almeno al momento, è invece meno roseo per le aziende italiane, in un contesto in cui l’erosione dei fondamentali dell’economia italiana - e non solo - rischia di tradursi in una contrazione del credito, come starebbe già accadendo. E una sorta di credit crunch, in realtà, rispetto agli anni precedenti i rialzi dei tassi incessantemente annunciati dalla BCE, c’è già.
ABI annuncia tasso medio mutui e tassi prestiti alle imprese
Il trend dei tassi dei mutui in discesa - leggi rate dei mutui più convenienti - e la ripresa conseguente del mercato dei mutui in Italia sono stati certificati dalle analisi pubblicate dall’ABI, Associazione bancaria italiana, e dal primo sindacato dei bancari in Italia, ovvero dalla FABI.
In particolare l’ABI ha annunciato attraverso la pubblicazione del Bollettino mensile di gennaio che il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è diminuito al 3,10%, rispetto al 3,23% di novembre 2024 e al 4,42% di dicembre 2023.
Rimasto stabile invece, (ma non è questa la notizia davvero brutta per le imprese), il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese che, sempre a dicembre, si è attestato al 4,53%, invariato rispetto al 4,53% di novembre 2024, comunque in deciso calo rispetto al 5,45% di dicembre 2023.
In generale, il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è sceso al 4,45% dal 4,55% del mese precedente.
Ma occhio al trend del volume dei prestiti delle banche a dicembre
C’è tuttavia una nota stonata, che riguarda sia le aziende che le famiglie: il volume dei prestiti che sono stati erogati complessivamente al settore privato dalle banche italiane.
Nel rapporto ABI si legge infatti che questo parametro è sceso, e per un motivo ben preciso: il peggioramento dell’economia dell’Italia che, ovviamente, ha frenato le richieste di prestiti, anche se in modo inferiore rispetto a quanto avvenuto il mese precedente.
Così l’ABI:
“Il calo dei volumi di credito è conseguente al rallentamento della crescita economica che contribuisce a deprimere la domanda di prestiti: a dicembre 2024, i prestiti a imprese e famiglie sono scesi dell’1,0% rispetto a un anno prima, in attenuazione rispetto al -1,8% del mese precedente; a novembre 2024 i prestiti alle imprese erano diminuiti del 3,6% mentre quelli alle famiglie erano rimasti invariati”.
Per le imprese un quadro ancora più desolante è arrivato con la pubblicazione di un rapporto ad hoc parte della FABI, da cui sono emerse notizie invece molto confortanti per le famiglie che vogliono acquistare una nuova abitazione e, dunque, per il mercato dei mutui, sempre grazie ai tagli dei tassi che sono stati annunciati dalla Banca centrale europea.
Effetto tagli tassi BCE sui mutui, vantaggi per le famiglie
Nero su bianco, la FABI lo ha scritto: “Il taglio dei tassi d’interesse deciso dalla BCE fa ripartire i mutui”.
Numeri alla mano, la divisione Analisi & Ricerche del sindacato ha annunciato che “negli ultimi sei mesi i prestiti per la casa sono aumentati di 4,4 miliardi di euro, in crescita dell’1% dai 420,8 miliardi di maggio ai 425,1 miliardi di novembre”.
In evidenza così, nell’ultima parte del 2024, “l’inversione di tendenza per il credito bancario destinato all’acquisto di abitazioni”.
Nei cinque mesi precedenti del 2024, invece, le cose erano andate ancora male, e non c’era stata alcuna ripresa, visto che i prestiti per la casa erano scesi di quasi 4 miliardi (-0,9%).
Va ricordato, d’altronde, che la BCE ha iniziato a tagliare i tassi solo a partire dal 6 giugno scorso, per poi ridurre di nuovo il costo del denaro il 12 settembre, il 17 ottobre e, l’ultima volta, lo scorso 12 dicembre.
Occhio a tal proposito alla prossima riunione del Consiglio direttivo della BCE e alle previsioni su quello che sarà, dunque, il primo atto del 2025 dell’istituzione, così come nell’intero 2025 (ma anche oltre, fino anche al 2027).
Riferendosi al mercato dei mutui, la FABI ha parlato di un “ recupero abbondante che coincide con il cambio di passo della politica monetaria e il costo del denaro portato, in più riunioni dell’Eurotower, fino al 3% deliberato a dicembre ”.
Il sindacato ha rimarcato quanto ha fatto la BCE di Lagarde dal 14 settembre 2023, giorno in cui i tassi di interesse dell’Eurozona sono stati alzati per l’ultima volta - con il tasso base portato dal 4,25% al 4,5% - a seguito delle strette monetarie continue del 2022 e del 2023, a oggi.
“Dopo 10 rialzi consecutivi, nelle successive riunioni di fine 2023 e di inizio 2024, la Bce ha lasciato i tassi fermi, ma nella riunione del 6 giugno scorso è stata avviata l’auspicata riduzione: il costo del denaro è sceso al 4,25%, per poi essere portato ancora più in basso, il 17 ottobre, al 3,25%, e poi ancora al 3% il 12 dicembre 2024”.
“L’impatto sui mutui, negli scorsi anni, è stato assai rilevante”, hanno riconosciuto gli analisti, illustrando il modo in cui è cambiato “il credito alle famiglie del nostro Paese” e anche “come sono già cambiati e come potrebbero evolvere i tassi d’interesse praticati dalle banche alle famiglie”. Per quanto riguarda le famiglie indebitate, in tutto in Italia sono 6,9 milioni, pari a circa il 25% del totale: di queste, oltre 3 milioni e mezzo hanno un mutuo per l’acquisto di una casa.
I tagli dei tassi da parte della BCE, ha spiegato la FABI, hanno prodotto “ vantaggi giù significativi per le famiglie, sia per comprare casa sia per comprare automobili o elettrodomestici”.
Tassi sui mutui, il trend e le simulazioni. E il calo proseguirà
Occhio, in particolare, ai tassi sui mutui.
“I tassi sui mutui sono già diminuiti a una media del 3,23% a novembre, rispetto a livelli medi superiori al 5% del 2023” e il trend al ribasso dovrebbe andare avanti: “potrebbero calare ancora sotto quota 3% ”.
Ciò significa che una riduzione del genere “comporterà, nel caso di un prestito immobiliare di 25 anni da 200.000 euro, un risparmio complessivo di quasi 80.000 euro (-21,9%)”.
Per quanto riguarda i tassi sul credito al consumo, che sono “scesi a una media dell’8,32%, dopo picchi superiori al 14%”, si stima un calo ulteriore all’8%, che significa che “un’automobile da 25.000 euro comprata interamente a rate, con un finanziamento di 10 anni, costerà oltre 11.705 euro in meno (-23,9%) rispetto al 2023; mentre per una lavatrice da 750 euro, con un credito di 5 anni, il risparmio, nei prossimi mesi, sarà di 167 euro (-15,1%)”.
Detto questo, “se le famiglie cominciano a ottenere più ossigeno per investire sul mattone e sul fronte del credito al consumo (con cui si acquistano a rate vari beni e servizi), salito di quasi 3 miliardi (+2,4%), da 123 a 125,9 miliardi, si registra una sforbiciata del 3,3% ai prestiti personali (quelli erogati senza una specifica finalità), passati da 120,5 miliardi a 116,5 miliardi”.
Ma le imprese non brindano affatto. Tutti i tagli ai finanziamenti, credit crunch?
Va male tuttavia alle imprese, con la FABI che parla espressamente di “un quadro negativo”:
“Con l’eccezione di 2,3 miliardi in più (+1,5%) per i prestiti a medio termine, cioè fino a 5 anni, le aziende devono fare i conti con un taglio di 15,4 miliardi (-4,9%) per i finanziamenti di lungo periodo, scesi da 313,9 miliardi a 298,5 miliardi, e di altri 2 miliardi (-1,5%) per quelli di breve periodo (fino a 1 anno), diminuiti da 141,4 miliardi a 139,3 miliardi: in totale, lo stock degli impieghi all’imprenditoria è sceso di 15,1 miliardi (-2,5%), da 612,6 miliardi a 597,4 miliardi”
Tenendo poi in considerazione anche l’effetto di quei rialzi dei tassi che la BCE ha annunciato ripetutamente nel biennio 2022-2023, l’effetto è stato in generale per i privati di un credit crunch.
I prestiti delle banche al settore privato dal 2021
Il trend dei prestiti erogati dalle banche al settore bancario. Mutui, credito al consumo, prestiti personali, dal 2021 a oggi (Fonte FABI).
Nel rapporto della FABI si legge infatti che “l’effetto della politica monetaria della Banca centrale europea, misurato da fine 2021, si traduce in una contrazione complessiva del credito ai privati di quasi 61 miliardi (-4,6%) da 1.325,9 miliardi a 1.265 miliardi”.
Nel confrontare i dati di novembre e maggio del 2024, dunque prima del primo taglio dei tassi da parte della BCE, si è notato inoltre un quadro non omogeneo, relativamente ai prestiti che le banche hanno erogato al settore privato.
A fronte di “segnali di crescita sul fronte delle famiglie”, la FABI ha parlato di un “ calo pesante nei finanziamenti per le imprese, specie quelli a lungo termine , con il quadro complessivo del credito bancario in contrazione”.
Volume prestiti banche in contrazione nel periodo gennaio-novembre
La FABI ha reso noto che il volume complessivo dei prestiti si è ridotto, dai 1.277 miliardi di maggio ai 1.265,1 miliardi di novembre, anche se “la riduzione, pari a 11,9 miliardi (-0,9%), è attribuibile, come accennato, quasi interamente al calo del credito destinato alle imprese, che non è stato compensato dalla modesta crescita registrata tra le famiglie ”.
Nel caso delle famiglie, il totale dei prestiti è passato da 664,3 miliardi a maggio a 667,6 miliardi a novembre, segnando un aumento di 3,3 miliardi (+0,5%), sulla scia soprattutto del “ credito al consumo , che ha registrato un incremento di 2,9 miliardi (+2,4%), raggiungendo quota 125,9 miliardi”.
Il sindacato ha aggiunto che “ anche i mutui hanno contribuito positivamente, salendo da 420,8 miliardi a 425,2 miliardi (+4,4 miliardi, pari a +1,0%)”.
Detto questo, i “prestiti personali hanno subito un calo non trascurabile, scendendo di 4,0 miliardi (-3,3%), da 120,5 miliardi a 116,5 miliardi” mentre, nel caso delle imprese, il ribasso è stato ancora più significativo, visto che il totale dei prestiti a loro favore “ è sceso da 612,6 miliardi a maggio a 597,4 miliardi a novembre e, con una contrazione di 15,2 miliardi (-2,5%)”.
Il trend dei prestiti alle imprese nel periodo compreso tra maggio-novembre 2024
Le imprese hanno visto il totale dei prestiti calare da 612,6 miliardi a maggio a 597,4 miliardi a novembre, con una contrazione di 15,2 miliardi (-2,5%) Fonte FABI